Sai Di Non Dover Aspettare

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Sembrava tutto perfetto, ma non lo era. Lei quando chiuse gli occhi vide Andrea. E ci pensò per tutta la durata del bacio.
« Non posso, davvero. »
« L'hai appena fatto. »
« No, intendo tornare con te. Non posso. »
Stefano fece un passo indietro. « Come? »
« Non posso. Ho passato così tanto tempo a volerti. »
« Ora sono qui. Sara, io sono qui. »
« Infatti, dopo due mesi. Non puoi riapparire così e pretendere che io ci sia sempre. »
« Ma tu ci sei. »
« È proprio questo il punto. » Sara passò la mano sulla manica della giacca del ragazzo. « Stammi bene Ste. ». Lei si incamminò verso l'uscita del parco.
« Aspetta. » lui la stava chiamando ma lei non si voltò. Era un addio. Di quelli detti, che vanno bene. Che sai di non dover aspettare che l'altro torni o meno. Sara sapeva che gli sarebbe mancato, anche se non lo avrebbe ammesso. Non voleva Andrea, o almeno non del tutto. Voleva conoscerlo. Voleva capire com'era e come pensava. E voleva farlo bene, con calma. Senza pressioni, senza aspettative. Ma di aspettative ce n'erano già. Si aspettava di non avere tanti "certo" e molti "forse", ma andava bene così. Andrea andava bene. E Sara era consapevole di conoscerlo solo da un giorno e di non sapere nulla di lui eppure non le importava. Non le importava di niente. A parte di Andrea. Pensò che non le importava nulla del fatto che lo conosceva dal giorno prima. Pensò che c'era qualcosa in lui che la rendeva fragile. Pensò che forse doveva solo non pensare. E pensò anche che non aveva mai pensato al suo futuro, ma se ci pensava c'era lui. Ed era bellissimo.
Quella sera Andrea chiamò. Era tardi, circa le undici. « Pronto? »
« Ciao, sono io. » una voce calda risuonò dall'altro capo del telefono.
« Chi parla? » Sara rideva.
« Dai, sono io. Andrea. »
« Sono le undici. Come mai hai chiamato? »
« Avevo voglia di sentirti. »
« E come facevi ad essere sicuro che avrei risposto? » lei si stava attorcigliando una ciocca di capelli intorno al dito.
« Bhe perché ho chiamato io. »
« Okay, ora sto per attaccare. »
« No no aspetta. Ti va di uscire? Domani? » Andrea si stava passando una mano sul collo.
« Sì, penso di sì. »
« Perfetto. Alle due sono da te. » Sara non ebbe nemmeno il tempo di ribattere che lui mise giù. E quella notte andò a dormire felice, e abbracciò il cuscino. E non pensò a cosa avrebbero fatto il giorno dopo perché si fidava di lui. E sembrava pazzo fidarsi di qualcuno che non conosci. Ma mentre Sara si addormentava, la notte di Andrea era appena iniziata. Era nervoso, lei lo rendeva nervoso. Era per strada, faceva freddo. Aveva già raggiunto piazza Carlo Alberto. Girava fumando. Senza un meta. Sperando che la metà di quello che provava svanisse camminando. Era un turbinio di emozioni. Parole che giravano per la testa, persone che giravano per le vie. Rifletteva sulle ambiguità delle parole e su quelle della vita. Pensava a quanto era bella. E a quanto avrebbe voluto renderla felice e farla sorridere e dopo baciarla. E a quanto avrebbe voluto essere con lei abbracciato in un letto. Niente secondi fini, soltanto passare la notte a condividere le ore in cui ti senti più solo con qualcuno che ti stringe le mani e ti riempie il petto.

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