Saltiamo Insieme

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«Io.» la voce di Andrea tremava come lui. La sigaretta che teneva accesa in mano senza portare mai alla bocca lasciava una scia di fumo che scompariva pochi centimetri dopo. «Io non volevo metterti pressione, io non volevo insistere così, rendermi così stupido ai tuoi occhi. Ma ti prego, ti prego non lasciarmi, con te so di poter diventare una persona migliore, tu mi rendi una persona migliore, e ti prego non lasciarmi, non saltare senza di me. Possiamo essere straordinari insieme invece che ordinari separati. Fammi diventare una persona migliore. Lo so di non meritarti, allora fammi diventare qualcuno che ti meriti. E tu smettila di nasconderti e se vuoi avere paura va bene ma non saltare senza di me, non farmi saltare da solo. Ti prego saltiamo insieme. Abbi paura insieme a me.»
Il lampione sopra le loro teste risaltava le vene sporgenti sulle braccia nude di Andrea. Era uscito di casa correndole dietro senza essersi preoccupato di infilarsi qualcosa. «Ti prego, guardami. Mi sfinisce non poterti guardare negli occhi.» Sara si girò lentamente. «Non lo so, mi hai fatto chiaramente intendere che preferisci il sesso a me.» Lui fece un passo avanti e strinse il pugno del braccio disteso, fece per afferrarle la mano ma lei la scostò. «Questo non è vero, non l'ho mai detto. Ho detto che è importante per me, e pensavo lo fosse anche per te.» Per la prima volta dopo averla accesa, portò la sigaretta alla bocca, colorandosi il respiro. «Sì, lo è, forse. Lo sarà.» Sara non lo sapeva, non ci aveva mai pensato, non seriamente. Non in così poco tempo. «Torniamo su, parliamone tranquillamente. Al caldo.» Lei sorrise ai brividi che si erano formati sulle sue braccia. «Devo andare da Alice.»
«Rimani qui, ti prego.» Lui le aveva messo una mano fredda sul collo e col pollice le faceva dei cerchi sulla guancia. «Devo andare a dormire da lei, è la mia persona.» la sua voce era decisa, ma dolce, in un modo così strano. «Resta, lo capirà.» lui aveva fatto scendere il braccio lungo il quello di lei fino a prenderle la mano e a portarsela sulla guancia. «Capirà male.» sorrise lei. «Di sicuro. Anche io lo farei.» lui pure sorrise, ma più a lei che a quello che aveva detto. «Dormi con me, possiamo aspettare ancora un po' per il resto.» lui la stava abbracciando. «Mignolino?» disse lei tirando su la mano. «Mignolino.» rispose lui stringendolo.

Tornarono in casa mano nella mano, sulla porta lui le diede un bacio leggero, e lei non sapeva che cosa si dovesse fare in quelle situazioni, dopo una discussione sul sesso. Non ci era mai arrivata, non così vicino. Aveva sempre desiderato dormire con qualcuno, senza fare niente, solo a guardare le luci della città e a parlare di stelle. «Che hai detto ai tuoi?» chiese lui con voce del tutto calma. «Mamma, non vado da Alice, rimango a dormire da Andrea. Ma nulla di che, ha solo provato a scoparmi sul suo divano. Cosa? No nel letto no tranquilla. Abbiamo fatto mignolino.» lei si girò a guardarlo e gli tirò un cuscino del divano in testa. «Ma dici sul serio Scoreggione?» lui sorrise al soprannome. «Sì, vorrei sapere cosa raccontare quando tuo padre verrà a cercarmi.» Sara si mise a ridere, «Lui non è di quel genere, magari ti potrebbe rigare la macchina.» Andrea spalancò gli occhi e toccò la prima cosa di ferro che trovò. «Stai tranquillo, non saranno nemmeno a casa fino a lunedì.» lui fece una strana smorfia e disse, «Dovevamo stare da te, è più eccitante a casa di lei.» La ragazza si mise una mano sul mento «Ah, sì sì, questo è di sicuro un caso di degenerazione mentale.» lui scoppiò in una risata fragorosa. «Sul serio, domani andiamo da te, non ho mai visto camera tua.» Sara ringraziò mentalmente sua madre per averla obbligata a riordinare. «Se proprio ci tieni.» Andrea senza guardarla andò verso la cucina e tornò con in mano una bottiglia di Bacardi. «Beviamo.» lui stappò la bottiglia e ne tirò giù una golata. «Poi tipo ci ubriachiamo.» disse passando la bottiglia a lei. «E poi magari ci baciamo.» finì la ragazza. Si portò il liquido trasparente alle labbra e imitò Andrea. Subito incominciò a tossire. «Ma fa schifo, mi brucia tutto lo stomaco. Io non lo reggo l'alcol.» lui le tolse la bottiglia, erano seduti per terra davanti al camino, si avvicinò a lei, ne bevve un altro sorso e poi si sporse a darle un bacio. Un bacio lungo, di quelli belli che sembrano essere infiniti. E lui baciava da Dio. «Non so dove mettere la lingua.» si staccò lei. Andrea scoppiò a ridere. «Guarda che è una cosa seria, non so dove metterla.» lo interruppe. Lui la baciò di nuovo e poi sussurrò sulle sue labbra «Lascia fare a me.» dopodiché riprese a baciarla. Poi si staccò di colpo, «Giochiamo a "Non ho mai".» Sara lo guardava confusa. «So pochissimi tuoi segreti. A me piacciono i segreti. Sono un pettegolo.» lei sorrise alle sue parole. «Okay dai. Spiegamelo.» lui la guardò allibito. «Davvero non sai come si gioca? Ti dovrò portare a qualche festa. Allora, io dico, per esempio, "non ho mai guardato un porno", e se tu l'hai guardato bevi, se non no. Stessa cosa io, perché posso mentire.» fece un occhiolino. «Inizia tu.» esordì lei. Lui aspettò un attimo prima di parlare. «Non mi sono mai fatto una canna.» dopodiché prese la bottiglia e ne bevve un sorso poi rimase a fissare Sara immobile. «Tu non hai mai fumato erba?» lei sorrise. «Sono una brava ragazza io!» lui spalancò gli occhi a quell'affermazione. «Ti dovrò far scoprire tante cose Sara.» disse lui avvicinandosi a lei e baciandola. «Ricordati del mignolino.» disse lei sorridendo sulle sue labbra. Lui si staccò, «Quindi lo vuoi anche tu un po'. Ti devi trattenere insomma.» rispose lui con un sorrisetto sbilenco. «Non sono mica asessuata, credo solo che sia troppo presto, di non essere ancora pronta. Di non conoscerti abbastanza, ecco tutto.» lui prese la bottiglia e la appoggiò a terra facendo rumore. «Vai, tocca a te.»
«Ehm, non ho mai, dormito con un ragazzo.» quasi urlò le ultime parole. Andrea prese il Bacardi in mano e ne bevve un altro sorso. Lei di nuovo restò a guardarlo. Il ragazzo sbuffò e chiuse la bottiglia. «Cazzo, il mio scopo era di farti ubriacare. E con chi hai dormito?» disse lui sorridendo.
«Non credo faccia parte del gioco.» rispose lei sarcastica.
«Al diavolo il gioco. Sono geloso, tremendamente.» lui si era alzato e stava portando il liquore al suo posto.
«Sicuro di volerlo sapere allora?» chiese lei titubante.
«Ovviamente.» la sua voce era decisa e quella di Sara mentre diceva «Stefano.» tendeva dal diffidente all'ovvio.
«Avevi detto che non era successo nulla.»
«Infatti abbiamo solo dormito.»
«Secondo me lui ci ha provato.» la voce di Andrea era calma e pulita, e sorridente. Lui aveva la voce sorridente, del genere che ti fa sorridere mentre parla.
«Non più di tanto. Di sicuro meno di te.» ammiccò lei. «Andiamo a dormire va, ho sonno.» Lui si alzò in piedi e con una mano tirò su anche lei. La portò in camera sua, aprì l'armadio e ne tirò fuori una felpa vecchia e sbiadita. La porse a Sara che se si infilò nel bagno, si svestì e se la infilò. Subito le suo narici vennero invase dal suo profumo, i suoi sensi inebriati. Il suo profumo caldo, di fumo e sapone. Appallottolò le sue cose e le buttò nella sua borsa. Poi si sedette a gambe incrociate sul letto. «Non devi cercare di togliermi il reggiseno.» lui con addosso solo i suoi pantaloni della tuta grigi la guardò male. «Okay, posso resistere, credo.»
«Grazie.» sussurrò lei. «Mica dormirai così, vero? Te la infili una maglia.» lui scosse la testa e lei si buttò giù sul letto. «Vuoi farmi morire.»
Andrea si coricò di fianco a lei e coprì entrambi con il piumone, che profumava di lui. Poi l'abbracciò da dietro. «Non mi toccare troppo le tette.» lui rise sul suo collo e ci lasciò un bacio. «Piantala di lamentarti.» entrambi scoppiarono a ridere e nient'altro. E lui aveva quel profumo buono, quello che ti rimane dentro ad ogni respiro.

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