Non Basta Il Tempo Per Dimenticare

120 6 2

« Ha provato a baciarti? » Alice non aveva ancora toccato cibo, mentre Sara annuiva mentre mangiava le sue patatine.
« E tu ti sei spostata? »
« Già. »
« Perché? »
« Non lo so. Lo conosco soltanto da un giorno. »
« E con Stefano oggi? »
« Mi ha baciata. »
« Non lo vedi da un sacco di tempo. »
« A volte non basta il tempo per dimenticare qualcuno. »
« Io ho finito. Porto i vassoi. ». Ed era vero, non sempre qualche mese è sufficiente a dimenticare, a volte ce ne vogliono tanti, a volte le persone le porti dentro per sempre. Lui era una di quelle per cui ci vuole tanto tempo. Sara trovava curioso come ci si innamori in un istante e ci si odi per una vita. Ma lei non odiava Stefano, non lo biasimava nemmeno. Le mancava, come succede quando ti alzi dal letto e ti mancano le coperte, all'improvviso non c'era più. E all'inizio lo rivoleva, costantemente. Voleva che ritornasse. Lo voleva così tanto che le sembrava che le spaccasse le ossa. Poi aveva cominciato a fare meno male. E adesso ci pensava solo qualche volta, e faceva male solo un po'. Ma ultimamente aveva pensato poco a Stefano e tanto ad Andrea. E quando il primo l'aveva baciata aveva tenuto gli occhi aperti.
Quel pomeriggio le due amiche avevano parlato molto dei due ragazzi, e anche di un terzo. Alice aveva cominciato ad uscire con un ragazzo del loro anno. Ad un certo punto, verso la metà del pomeriggio Ste chiamò Sara. Era venerdì perciò i compiti per il giorno dopo o una verifica non erano un problema. La ragazza non voleva lasciare l'amica per lui, non le sembrava giusto, ma poi fu proprio la compagna a farla andare all'incontro. Quando arrivò Stefano era già lì, seduto su una panchina del parco, con i capelli biondi resi più scuri dalla neve che si era sciolta. Lei arrivò silenziosa e quando lui la vide alzò lo sguardo e si illuminò. Aveva lo sguardo di chi è innamorato, e la guardava come se lei fosse la cosa più bella del mondo. « Scusa, ti devo parlare. » aveva quel sorriso bello, rassicurante. E lei era sicura. Lo era con lui. Si sentiva protetta, non esposta. « Ti rendi conto che sono passati due mesi, vero? » avevo preso a camminare uno a fianco all'altro per il sentiero del parco, ormai ricoperto dalla neve. Alcuni pupazzi sbucavano qua e là, probabilmente frutto di qualche bambino. « Ti rendi conto che ti amo ancora, vero? » lui si fermò, le prese le mani, tutte e due, erano uno in fronte all'altra. Lui disegnava dei piccoli cerchi sul dorso con il pollice, abbassò lo sguardo sulle loro mani. Poi tornò a guardarla. « Oggi, quando ti ho baciata c'era la neve. E sotto la neve che cadeva così lenta c'eri tu. E io ti amavo così forte. » e dopo che lo disse lui la baciò, in modo premuroso ma deciso, e lei chiuse gli occhi. Le mani di lui erano sui suoi fianchi e lei mise le braccia intorno al suo collo. E si stavano baciando, e sembrava davvero tutto perfetto.

L'amore non fa rumoreLeggi questa storia gratuitamente!