Un Posto Speciale

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La neve scendeva ancora lenta e a piccoli fiocchi al di fuori della finestra di Sara. Erano le dieci e qualche minuto quando lei si svegliò. Dopo essere rimasta un po' nel letto ad arrotolarsi nel piumone e a mugugnare in qualche strana lingua prese il telefono. "Ti penso." era il contenuto del messaggio che aveva ricevuto da Andrea nella notte. La ragazza fece partire la musica. "Il vento" di Tiziano Ferro suonava nella cucina mentre lei faceva il caffè. Si muoveva a ritmo di musica mentre cantava. « E se si alzerà il vento, lo vedremo scatenare le più alte onde in mare, e poi sarà tempesta. Sotto cieli un po' più veri, noi potremmo riposare. E pioverà e ti bagnerai e non ti riparerai, e se mai nevicherà guarderemo scendere i suoi fiocchi. Giù e per sempre, su quello che c'è stato, su quello che è passato. Su e ancora e tutto coprirà e tutte le città. E poi sarà tempesta, sotto cieli un po' più veri, sai potremmo riposare. E ci darà di più di quello che c'è stato e quello che è passato. E sarà tuo e mio. » Il padre di Sara entrò in cucina sorridendo. « Sei di buon umore oggi. » disse suo padre sedendosi al tavolo della cucina e leggendo il giornale. « Dicono che per la neve saranno chiuse le scuole lunedì » poi guardò fuori dalla finestra.
« Papà. Oggi viene a prendermi un ragazzo. »
« Chi sarebbe? »
« Si chiama Andrea. Ha detto che sarà qui alle due. »
« Va bene. Quanti anni ha? »
« Papà. » la voce di Sara era decisa e .
« Sara. »
« Diciassette. »
« Troppi. » disse lui sbuffando.
« Non è vero. » ribatté lei.
« Stai attenta. » e dicendo questo le baciò la fronte. Dal soggiorno sentì gli urletti e le risatine di suo fratello. Quando suo padre fu in salotto lei prese il suo caffè e i biscotti e tornò in camera sua. Prese il computer e guardò un episodio della sesta serie di "The vampire diaries". Verso le undici e mezza decise di pensare a che cosa mettersi, voleva essere carina ma non troppo curata, Andrea non doveva capire che lei ci aveva pensato. Si rese conto di essere complicata e allora prese una maglietta bordeaux e un cardigan grigio con dei jeans blu. Si infilò tutto e provò a studiare qualcosa. Mancava poco tempo alle due ma a lei sembrava che il tempo scorresse più lentamente.
Verso le due e dieci il cellulare di Sara suonò. "Sono sotto casa tua.". Il messaggio di Andrea spiccava nella schermata di blocco del telefono della ragazza.
« Papà io esco. » gridò lei dalla sua camera.
« Fallo salire. »
« Chi? »
« Il tuo ragazzo. »
« Papà non è il mio ragazzo, usciamo solo insieme. » e mentre parlava con suo padre stava trafficando con la sua borsa.
« Okay, fallo salire comunque. »
Sara sbuffò, ma prese ugualmente il suo telefono e chiamò Andrea. « Ciao Andre. Puoi salire un attimo perfavore. Ultimo piano. Grazie. ». Chiuse la chiamata e andò ad aprire la porta. Dopo poco Andrea uscì stupendo dall'ascensore. Entrò in casa salutandola con una voce cantilenante. Poi passò a suo padre, gli porse la mano e sfoderò uno dei suoi sorrisi migliori. « Buongiorno signore. » la stretta di Andrea era energica. « Ciao Andrea, giusto? »
« Sì, Ponte. »
« Che stretta energica. Allora, a casa per le sei. »
« Perfetto. Arrivederla. »
« Ciao ragazzi. » e così dicendo chiuse la porta dietro di loro.
« Wow, non è mai stato così... Amichevole? » disse lei chiamando l'ascensore al piano.
« Sono io, i genitori mi amano. »
« Sei una cacca per questo. Lo sai? » lui rise e in quel momento arrivò l'ascensore.
« È piccolo. Ci si sta in due? »
« Sì, ma stretti. »
« Che peccato. » lui aveva una specie di sorriso sbilenco sul viso e Sara gli tirò un colpo con il dorso della mano sulla pancia. Erano appoggiati alle estremità opposte dell'ascensore eppure erano molto vicini tra di loro, « Dove andiamo? » chiese una volta dentro.
« In un posto speciale. »

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