Survivors || The 100

By iamintothestorms

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[SEQUEL DI ALIVE] • Alexis e i suoi amici sono scampati alla minaccia dei Terrestri. Ma riusciranno a vivere... More

Camp Jaha
Vera
I Want My Father Back
I've Found You
Leave or Die
Rebirth
I'll be strong for both
Funeral
Training
Tondc
Now We Fight
It Hurts
Magic Wood
Hachiko
Abyssum
Patrol
Azgeda
Fight Test
Mala tempora currunt
Lies
Amos
I'm sorry
You killed him
They think they can
Lincoln
What's the right thing?
Alie
Provocation
Emerson
Harper&Monty
The end of Alie pt.2
SEQUELLL

The end of Alie pt.1

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By iamintothestorms

Un'arena esultante, un pover uomo costretto a combattere e un leone fiero e ignaro del suo destino: era questo ciò che stavolta appariva nel suo sogno. Lei era sugli spalti, ma non su uno qualsiasi. Era accanto all'imperatore, in quel caso probabilmente Giulio Cesare.

«Ave, Caesar, morituri te salutant.» disse l'uomo, ovvero il gladiatore di quella giornata. Era la solita frase che loro rivolgevano al pubblico, prima dell'inizio dei giochi. Alexis non pronunciò alcuna parola, cercando di decifrare quello strano sogno e sapendo che tanto nessuno l'avrebbe sentita; d'altronde, era tutto frutto della sua fantasia.

Si osservò in giro, ma non notò nulla di strano. L'unica cosa che poteva farla riflettere era appunto la frase pronunciata dal gladiatore: "Ave, Cesare, quelli che vanno a morire ti salutano". Che fosse una qualche premonizione sulla sua morte o sulla morte di qualcun altro? Quelle diavolo di premonizioni erano sempre più complesse da decifrare.

Tutt'un tratto, durante il combattimento, il sole divenne così caldo da far scomparire ogni cosa. Era appena arrivata un'apocalisse, così, dal nulla. E in quel preciso istante, Alexis si risvegliò completamente sudata, Hachiko che le leccava una mano.

«Alex? Tutto bene?» Monty si avvicinò a lei preoccupato, avendo avvertito quanto fosse stata irrequieta durante il sonno di quella notte. Alexis scosse la testa, alzandosi dal letto con uno sguardo perso.

«Ho bisogno solo di una doccia.» ammise infine, e così fece.

Ripensò a quel sogno, ma non trovò alcuna spiegazione, alcun collegamento. A meno che una nuova Apocalisse non fosse alle porte e loro sarebbero destinati a morire tutti. Scacciò però quei pensieri dalla testa: stava sicuramente delirando, ora avrebbero sconfitto Alie e i problemi sarebbero finiti lì. Ma sapeva anche lei che i suoi sogni non mentivano.

Passò qualche altro giorno, in cui Raven e Monty tentarono di sabotare Alie dall'interno, ma ogni tentativo fu vano. Quando tornarono poi gli altri dalla loro missione, Alexis vide l'ultima persona che si sarebbe aspettata con loro.

«Roan?» non appena scorse la sua figura scendere dal Rover, si avvicinò a lui con un'espressione sconvolta. Era legato e aveva un braccio fasciato, perciò voleva dire che non era sicuramente un loro ospite gradito.

L'uomo s'illuminò al vederla così tranquilla, sapendo di ciò che era successo ad Amos e a tutti gli altri terrestri. Era strano da dire per lui, ma quando ne era venuto a conoscenza si era preoccupato molto per la ragazza. «Alexis!» cercò di andarle vicino, ma Bellamy lo bloccò all'istante con uno sguardo letale e una presa ferrea.

«Non azzardarti nemmeno a sfiorarla.» gli sussurrò all'orecchio, ma chiunque in quella stanza capì cosa era stato detto dal ricciolino. Alexis roteò gli occhi, ma non intervenne in alcun modo: avrebbe avuto l'occasione di parlare con Roan più tardi, e magari da sola.

«Luna ha detto di no.» Octavia non fece grandi giri di parole e non sprecò tempo in chiacchiere inutili: arrivò dritta al nocciolo della questione più importante; tutti infatti si chiedevano dove fosse Luna.

«Ma questo è il nostro lasciapassare per Polis — Bellamy mise una mano sulla spalla di Roan, che lo guardò alquanto scocciato — Bryan, Harper, portatelo in cella.» i due obbedirono all'istante agli ordini di Bellamy, andandosene con Roan.

Bellamy e Clarke spiegarono che avrebbero voluto usarlo per arrivare ad Ontari, grazie al titolo di Re di Azgeda di Roan; avrebbero quindi impiantato la fiamma ad Ontari e tutto sarebbe finalmente finito. L'unica cosa, era convincere Roan ad aiutarli.

***

Clarke e Bellamy andarono a parlare con Roan, ma i loro sforzi per convincerlo non furono molto efficaci. Parlavano di volere la stessa cosa, ovvero un nuovo Comandante, tuttavia Roan non era molto propenso a fidarsi di loro. Alexis osservava la scena da lontano, e alla fine non poté che intervenire. In fin dei conti, lei sapeva come farlo collaborare — visto il loro rapporto — ed era d'accordo col piano di Bellamy e Clarke di impiantare la fiamma ad Ontari, quindi l'avrebbe fatto volentieri.

«Spostatevi.» disse, con leggerezza e tranquillità, rivolgendosi a Bellamy e Clarke. Il primo la fulminò con lo sguardo, ma non pronunciò mezza parola e la lasciò avvicinarsi a Roan. «Ti fidi di me?»

Roan alzò lo sguardo su di lei, fissandola attentamente e a lungo. «Si.» rispose poi, con convinzione. Alexis ammiccò ad un sorriso.

«Allora fidati di me anche stavolta. Collabora con noi, vogliamo la stessa cosa: un nuovo Comandante. È rischioso lo so, ma è l'unico modo che abbiamo per ottenere ciò che vogliamo.» fece una piccola pausa, per far riflettere anche il suo interlocutore — in questo lasso di tempo, Bellamy e Clarke si rivolsero sguardi severi, cercando di capire che diavolo stesse facendo Alexis; dopo qualche minuto la ragazza pose di nuovo la questione con cui aveva iniziato tutto il discorso. «Quindi, ti fidi di me?»

Roan ci mise di meno stavolta a rispondere, aggiungendo anche dei cenni con la testa. «Si, mi fido. Vi aiuterò.» Alexis gli sorrise, cosa che lui ricambiò. Dopodiché lei si girò e guardò gli altri due con sguardo fiero.

«Non ci voleva tanto, idioti. Potevate far parlare me, fin dall'inizio.» a quell'affermazione, Roan non riuscì a trattenere una piccola risata, mentre Bellamy e Clarke si subivano la predica di Alexis. In effetti, sapevano fin da subito che lei l'avrebbe convinto con poco, anche solo per come lui aveva reagito nel vederla. Bellamy schioccò la lingua, scocciato; Clarke invece se ne andò senza dire nulla.

«Andiamocene.» esordì poi Bellamy, tirando per un braccio anche Alexis. Quest'ultima cercò di non lasciarsi trascinare dal ragazzo, ma lui era troppo forte per lei. Una volta fuori dalla cella, si liberò dalla sua presa con uno strattone.

«So camminare anche da sola, lo sai?» ringhiò.

«Lo so, ma non voglio che tu gli stia vicino.» ribatté lui, con un tono alquanto severo, al quale Alexis si mise a ridere.

«Che cazzo vuoi dalla mia vita Bel? Roan è mio amico, mi ha già aiutato in passato, più di quanto tu abbia fatto.» gli sputò quelle parole con così tanta cattiveria, che Bellamy rimase senza parole per qualche minuto.

«Non azzardarti a dire un'altra cosa del genere. Per te ho fatto più del dovuto.»

«Scopandoti Raven? Scopandoti Gina? Ma fammi il piacere! Ora vattene, voglio parlare con il mio amico.» sottolineò quelle ultime parole, così da stuzzicare ancora di più Bellamy. E ci riuscì benissimo, Bellamy tirò un pugno al muro e se ne andò furioso.

«Scopati anche qualche terrestre, già che ci sei!» gli urlò dietro, alche Bellamy si girò con uno sguardo furioso.

«Stai zitta, Regina dei Ghiacci. Tu sei quella che si è allontanata da me, non io. Ricordatelo.»

Alexis non rispose, rimase zitta e ferma dov'era. Sapeva che, in fondo, quello che aveva ragione era Bellamy; lei era il problema principale, non lui.

***

«Litigato di nuovo?» Roan rise, non appena vide entrare nella sua cella Alexis, con uno sguardo tutt'altro che felice. Lei roteò gli occhi, incrociando le braccia.

«Non ne voglio parlare. Piuttosto, cosa hai fatto al braccio?» gli chiese lei.

«Il tuo fidanzato mi ha sparato.»

Alexis gli rivolse un'occhiataccia e in quel momento avrebbe solo voluto prenderlo a pugni. «Non è il mio fidanzato.» sottolineò con disprezzo la negazione, volendo chiarire per bene le cose. Al che, Roan alzò le mani in segno di resa e non pronunciò altra parola; fu stranamente Alexis a stupirlo, rompendo il silenzio che si era creato, e tirò fuori un argomento che Roan pensava fosse ormai diventato un tabù per la ragazza. «Mi manca Amos.» e dopo questa rivelazione scottante, Alexis si sedette in parte all'uomo, lo sguardo perso e gli occhi lucidi.

Roan le avvolse un braccio attorno alle spalle, cercando di confortarla. «Lo so, avevate legato molto in poco tempo.» Alexis trattenne a stento le lacrime, stringendosi nel caldo abbraccio dell'uomo il più possibile. Nessuno dei due l'avrebbe mai detto, ma si erano affezionati l'uno all'altra e non poco; la cosa che più li stupiva era la velocità in cui era successo tutto ciò, essendo entrambi molto distaccati come persone. «Vi rincontrerete. Ne sono sicuro.» aggiunse ancora, mentre Alexis non osava proferire parola: si lasciava solo confortare, stringendo il polso dove aveva il braccialetto di Amos, con la sua altra mano. Poteva ormai solo stringersi a quei piccoli e miseri ricordi, era l'unico modo con cui poteva rimanere in contatto con le persone a lei care, che ormai erano andati in un posto migliore, o almeno così si sperava.

***

Partirono per Polis solo Alexis — la quale aveva lasciato il suo fedele lupo nelle mani di Monty —, Bellamy, Clarke, Roan, Bryan e Miller. Si fermarono nel bosco che si trovava appena fuori Polis, dove il rover era poco visibile e dove c'era anche l'entrata dei tunnel sotterranei, che conducevano per l'appunto alla città.

Clarke cambiò all'ultimo il loro piano, decidendo passare per le vie della città con Roan, facendo finta di essere sua prigioniera. Gli altri gli avrebbero coperto le spalle dai tunnel. Bellamy era contrario al farla andare con Roan, ma Clarke non avrebbe mai lasciato la fiamma nelle mani di Roan o di qualsiasi altra persona che non fosse lei stessa.

Così i due gruppi si divisero, raggiungendo le loro rispettive postazioni. Polis era diventata il perfetto sfondo di un film horror, dal tanto che era cupa e raccapricciante. C'erano croci ovunque, sporche di sangue. L'aria che si respirava non era certo molto profumata.

Nel frattempo che aspettavano il segnale di Roan e caricavano quindi le armi, Bryan e Miller si misero a fantasticare sul loro futuro: prendere una casa sul lago, tenere galline e un orto. Al sentire i loro romantici piani, Octavia fu pervasa da un senso di frustrazione, misto a tristezza: anche lei sognava quelle cose fino a poco tempo fa, insieme a Lincoln. Alexis e Bellamy se ne accorsero, ma non osarono proferire parola, altrimenti l'avrebbero solo agitata maggiormente.

«Ascoltate, se la gente che è lì di fuori intervenisse, usate forza non letale. Quelle persone non sono il nostro nemico, sono solo individui controllati. Il nostro obbiettivo è uccidere Alie. Chiaro?» dichiarò Bellamy, non lasciando alcuna ombra di dubbio di ciò che dovessero fare.

Tutti risposero, tranne Alexis, che neanche lo aveva ascoltato. La cosa scocciò molto a Bellamy, essendosene accorto, così la prese per un braccio e la strattonò nella sua direzione, attirando quindi l'attenzione della ragazza su di lui. «Chiaro, Alex?» ripeté, con un tono molto più duro.

Alexis ammiccò ad un leggero sorriso beffardo. «Certo, Bell.» il ragazzo mollò quindi la presa, ma rimase alquanto infastidito dal comportamento di Alexis. Poteva anche evitare di comportarsi così da bambina, visto che erano in una missione seria. Avrebbe potuto mettere da parte i rancori, almeno fino a quando non avrebbero ucciso Alie. Ma Alexis non aveva intenzione di collaborare con Bellamy, era ancora troppo alterata per gli ultimi avvenimenti per riuscirci. O forse era solo troppo orgogliosa per farlo.

«Qualcosa non va.» disse improvvisamente Bellamy, notando che Roan aveva ritirato la mano con all'interno la fiamma. Alexis si avvicinò alla grata da dove potevano vedere l'esterno, confermando l'intuizione di Bellamy: ora Roan puntava alla gola di Clarke un coltello. Bellamy diede quindi l'ordine di lanciare i fumogeni, ma dei servi di Alie li presero da dietro, fermando ogni possibile loro mossa. Tutti furono colpiti alla testa e svennero.

***

Si ritrovarono nel condotto, legati. Clarke però non c'era, l'avevano portata sul piano più alto, nella sala del trono. Due guardie intanto obbligarono tutti a mettersi in ginocchio.

«Andiamo. Vuole Bellamy, insieme ad Alexis.» disse una guardia, mentre i diretti interessati cercavano di svincolarsi dalla stretta presa che li stava bloccando e obbligando a camminare. Octavia subito si dimenò per cercare di fermarli dal portarli via, ma inutilmente perché l'unica cosa che ricevette fu un pugno nello stomaco.

«Al vostro posto, mi butterei a terra.» dichiarò una misteriosa voce, a loro alquanto familiare. Alexis alzò la testa per riuscire a scorgere chi avesse pronunciato quelle parole, scoprendo, con sua grande sorpresa, che quella voce apparteneva proprio a John Murphy.

«Murphy?» Alexis accennò ad un sorriso beffardo. «Tutti a terra!» gridò, liberandosi con uno strattone e buttandosi a terra, esattamente come fecero anche tutti gli altri suoi amici. Subito dopo, l'unica cosa che sentirono fu una raffica di spari che pareva interminabile. Le guardie erano morte ed era proprio stato Murphy a salvarli, proprio quel Murphy.

«Pensare che mi sono fatta salvare da uno stupido stronzo come te, assurdo.» disse ridendo Alexis, mentre Murphy la aiutava ad alzarsi.

«Mi sei mancata anche tu cara.» rispose lui, con la sua solita ironia.

«Ne arriveranno altri, perciò fate veloci.» ordinò Indra, la quale si era appena mostrata al fianco di Pike. Octavia subito lanciò un'occhiataccia ad Indra, indignata dal fatto che fosse insieme a quell'uomo, ma Indra le rispose semplicemente dicendole che l'unico modo per sopravvivere era allearsi.

Alexis mise una mano sulla spalla di Octavia. «La vendetta non ti porterà alcuna consolazione. Non fare niente di avventato.» ma sapeva che Octavia non l'avrebbe mai ascoltata; infatti, la ragazza si allontanò da lei scocciata.

Bellamy si avvicinò invece ad Alexis, con sguardo serio e preoccupato nei confronti della sorella. Alexis avvertì subito i suoi sentimenti e cercò di tranquillizzarlo, assicurandogli che l'avrebbe tenuta d'occhio lei.

Murphy richiamò poi tutti alla sua attenzione, volendo chiaramente andarsene. Tuttavia, nessuno aveva intenzione di uscire da lì, almeno non prima di aver ucciso Alie. Gli spiegarono quindi il loro piano.

«E dopo questo, potete anche baciarmi il culo.» dichiarò infine, provocando in tutti una leggera risata.

•••

[ Ho dovuto dividerlo a metà il finale, perciò la seconda parte ve la posterò tra qualche giorno. L'ho già scritta, ma devo definire bene alcune parti, sopratutto una che vi piacerà moltissimo, perciò non aspetterete troppo! Spero vi piaccia, alla prossima puntata😘 ]

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