Elsa ✔️

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-Per alcune persone rimanere in vita è più difficile che per altre. Siamo sinceri, Theodore: si tratta di sopravvivenza. Ti svegli ogni santa mattina e cerchi di non pensare che sarà tutto una merda. Poi, un bel giorno, i tuoi occhi non si aprono più. Vuoi perché non hai dosato bene le pillole e invece di mezza ne hai ingoiate trentasette; vuoi perché quella macchina è passata senza rispettare il rosso e ti ha travolto. Ci sono innumerevoli modi per andarsene. Il problema è quando ci provi, ma non ci riesci. Allora la gente ti riempie la testa di domande, ti chiede spiegazioni. E cosa puoi dire? Qual è il motivo per cui l'hai fatto? La società, la fame nel mondo, il riscaldamento globale, l'ultraviolenza del ventunesimo secolo... vuoi sapere cosa penso? Sono cazzate: non c'è un motivo valido. Succede e basta. Non hai nessuna colpa, ma senti di averle tutte.-

-Quali colpe senti di avere, Elsa?-

Theodore, lo psicologo del liceo, è seduto dietro una scrivania bianca. Davanti a lui c'è una ragazza dai capelli tinti di rosso. Porta una gonna scozzese, delle calze strappate e degli anfibi neri. E' il loro solito incontro settimanale.

L'uomo accende la telecamera e inizia la registrazione della seduta.

-Per cominciare, mi dispiace che tu debba ascoltare le mie stronzate. Se non avessi fallito nell'uccidermi non saresti qui a perdere il tuo tempo. Sono passati sei mesi da quando mi hanno trovata sul pavimento del cesso con le vene aperte da un taglierino. Mi guardano come se fossi arrivata da Marte. In casa mio padre ha persino sostituito le posate in acciaio con quelle di plastica; appena alzata mi fa spogliare per verificare che io non abbia ripreso le mie "cattive abitudini". Cosa vuoi che ti dica? E' umiliante, ma lo capisco. Non si capacita di come sia potuto accadere: i soldi non mancano, abbiamo una bella casa, può soddisfare ogni mio sfizio. Quando i giornali hanno pubblicato la notizia della figlia pazza del proprietario dei cantieri navali Bianco, è stato obbligato a farsi intervistare per attenuare la vicenda.

"L'adolescenza, un periodo difficile, si sa, ma sono certo che mia figlia non avrà problemi a tornare in carreggiata e ad essere la prima della classe proprio come il suo vecchio."-

-E i rapporti con tuo padre? Mi hai parlato con un certo astio nei suoi confronti.-

-Astio? Solo perché si è messo nel letto una ventenne che cerca di succhiargli tutti i soldi e si impiccia degli affari miei come se fosse mia madre? Probabile. Sfido chiunque a non provare un leggero risentimento per quella che vuole portarti via l'eredità. E non basta, domani dovrà incontrarsi anche con gli Evans.-

-La famiglia di Andrew?-

-Sì, i genitori di Drew. Sono così stanca di tutta questa ipocrisia. Loro si godono una cena in un ristorante di lusso e io devo sopportare la sua presenza, come se non bastassero sei ore ogni giorno della mia vita. È complicato fingere di essere felici quando gli altri fanno di tutto per rovinarti i piani.

Qualunque cosa faccia, non posso liberarmi di lui. Il suo sport preferito è tormentarmi. Non so cosa gli dia fastidio di me. Forse perché mi rifiuto di entrare a far parte di quel regno di carta che si è costruito, dove lui è il re. Le battute, i sorrisini, il disprezzo quotidiano, le spinte e le risate. Vuole distruggermi, ma non ha capito che non può rompere qualcosa che è già andato in frantumi da tempo.

Odio tutto questo. Il modo in cui mi sento tra la gente, è come se soffocassi. Mi ci vedo bene nei panni di uno studente fuori di testa che compra un'arma e si presenta a scuola sparando indistintamente a studenti e professori. Forse è questo il motivo per cui l'ho fatto: se non mi ammazzo, faccio una strage. E' anche il motivo per cui non ho smesso di farlo. Mio padre può dire ciò che gli pare alle telecamere, l'importante è che io mi ferisca di nascosto. E lo faccio, più spesso di quanto traspaia, sono riuscita a controllarlo. E' una parte di me.-

-E quand'è stata l'ultima volta?-

-Stanotte. Stavo per perdere il controllo, ma l'ho recuperato in tempo. Sempre a causa sua.-

-Di Drew?-

Elsa ignora Theodore, un sì la sconfiggerebbe -Mi ha telefonata, erano le quattro del mattino, ma non dormivo. Non dormo mai la notte. Mi piace il sole che sorge, i suoi raggi rosei che fendono il cielo, le gocce di sangue di cui si bagnano, le punte del mio giardino che si vestono di vari colori, i fiori di carta che appassiscono nei vasi della veranda.

"Pronto?" le stelle della notte non erano sparite, nel sangue del cielo un vago odore di malinconia "perché non parli?" anche la mia voce era di carta. Dall'altra parte un respiro mozzato, un buco nel petto come un sasso gettato in un pozzo "se non dici niente attacco" nel pozzo mi ci butterei, non per uccidermi, ma per raccogliere le stelle prima che scompaiano dal cielo. Le interferenze della chiamata si sono accartocciate in un pianto sommesso. Con la testa sulle ginocchia "ci sono qui io" ho sussurrato, accarezzandomi i capelli come se stessi accarezzando i suoi. A cosa aveva pensato per ridursi in quello stato? Ci saremmo rivisti a scuola dopo qualche ora e avremmo fatto finta di nulla, ma ora piangevamo insieme. Non è la prima volta che lo facciamo, non sarà neanche l'ultima.

"Ti sei tagliata, stanotte?" ha domandato, riuscendo a fermare la voce.

"Stanotte no" ho coperto i tagli nuovi con due dita.

"Elsa, se tu morissi, io cosa farei?"

"Verresti al mio funerale."

La rugiada profumava di buono, dalle finestre aperte proveniva un alito fresco, un ragno tesseva la tela nel manico di un vaso.

"Sinceramente, non verrei. Sarebbe piuttosto seccante. I presenti salirebbero sul pulpito a proclamare quanto fossi cara e buona."

"Secondo te il padre di Lukas accetterebbe di decantare la messa?"

"Come no, sarebbe una gran pubblicità alla sua parrocchia. Farebbe il tutto esaurito ogni domenica."

"Soddisfacente."

Presi il ragnetto sull'indice "Perché hai pianto?"

"Pensavo."

"Quindi pensare richiede uno sforzo talmente insopportabile per te, che addirittura piangi."

"No, è che pensavo a quando eravamo più piccoli. A sedici anni mi hai regalato un cuore d'argilla, te lo ricordi?"

"Come dimenticare? Durante i miei quattordici anni mi sono riempita di vergogna. Ero un po' smielata."

"Il cuore è tinto di nero, non è così smielato."

Ho sorriso "è come quando te l'ho dato?"

"Il colore è scrostato qui e lì e ci sono delle parti grigie. Sono dei buchi morti" silenzio, le stelle non c'erano più, il mio cuore era bollente, lo sentivo pompare il sangue sulla punta della lingua. I muscoli del corpo si erano sciolti, ho abbandonato il telefono sul pavimento, mi si sono addormentate le dita dei piedi "Elsa, stanotte ho pianto perché sapevo che ti stavi facendo del male. Anche io l'ho fatto. Il coraggio di vivere ancora non c'è. Elsa, ma davvero, che farei io se tu ti uccidessi?"

Instagram:
@elsaabianco

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