Capitolo 7

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Annabeth's pov

Mi sentivo disorientata.

Mi faceva male tutto il corpo, sentivo delle fitte di dolore un po' ovunque, come se mi avessero picchiata.

Sentivo un liquido caldo all'altezza del collo cadere a terra e, quando lo toccai, capii che si trattava di sangue.

Cercai di tamponare la ferita come meglio potevo: una manica della felpa ed un pezzo della maglietta sicuramente mi avrebbero aiutato ad arrivare all'infermeria.

Aprii la porta per uscire, sicuramente stavo barcollando come se fossi ubriaca.

- Hey, sei riuscita a trovarlo? - Chiese il dio del mare.

Io annuii, sentivo di star per svenire.

- Poseidone, ho bisogno di andate in infermeria. - Lo guardai negli occhi e per evitare di cadere con la faccia spiaccicata al suolo, mi appoggiai al braccio del dio, che mi sorresse molto forte.

- Annabeth cos'è successo? -

Rimasi in silenzio, solo perché non avevo capito neanche io cosa fosse successo dentro il Laboratorio.

L'ultima cosa che mi ricordo di aver fatto, fu che mi avvicinai al dio per dirgli qualcosa, non ricordo cosa.

Poi i miei occhi si chiusero e, prima di cadere, il dio del mare mi prese a mo' di sposa ed iniziò a correre.

- Non dire niente. -

Furono le ultime tre parole che sentii della donna e che mi rimbombarono in testa per molto tempo.

Sentivo il mio cervello esplodere, c'erano così tante informazioni che mi facevano impazzire.

Sapevo che la maggior parte delle cose al suo interno non erano informazioni che mi appartenevano, ma qualcosa che derivava da Rea, l'altra donna.

Aveva il controllo sulle mie emozioni e quindi sulla parte meno razionale di me. Era molto pericoloso, chissà cosa mi avrebbe fatto fare.

- Pensavo ti rifacessi viva fra tre giorni, Rea -

- È bello mettere un po' di pepe nella tua vita, mia Erede. È tutto così noioso, tutte mozioni che non servono a niente per il piano. - La donna fantasma iniziò a camminare in questa stanza vuota, senza niente al suo interno.

- Dove ci troviamo? - Mi guardai intorno.

- Questo è il vuoto, mia cara. Mi sembra impossibile che tu non conosca questo luogo. Cerco sempre di portare qua le persone, per metterle alla prova, capire se può reggere la mia presenza. - La sentii ridere in modo alquanto strano.

- Con quante persone ci hai provato, Rea? - Iniziai a guardare la donna; seppur quasi invisibile, riuscivo a vedere che aveva dei lunghi capelli scuri, mossi, con trecce, perle e altre decorazioni fra essi.

Portava un lungo vestito dal colore a me ignoto ed era scalza.

- Con tutti coloro con la quale ho provato a stabilire un legame. Diversi semidei. Un paio di dei. -

Sentii il suo fiato sul collo e mi girai, prendendole il polso.

- Sei l'unica che mi ha combattuta, figlia di Atena. Gli altri si sono arresi o avevano delle menti troppo forti da penetrare. -

Si liberò facilmente da me.

- Hai provato anche con Percy? E con Ares? -

La vidi annuire.

COME CUORE E MENTE |PERCABETHDove le storie prendono vita. Scoprilo ora