Capitolo 3

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Annabeth's pov

Non auguro a nessuno di vedere la persona che si ama in un mare di sangue. Se vi è successo, allora potete capire cosa si prova, altrimenti se una cosa del genere non vi è mai accaduta, cerco di spiegarvela. 

ti senti impotente. Tutto il corpo è rigido, braccia,gambe, testa. Niente riesce a muoversi, è come se fossi finito per mettere i piedi su una colla super forte e, nello stesso momento tutto il tuo corpo si sia bloccato a causa dei crampi, si direi che questa cosa potrebbe spiegare abbastanza bene la mia condizione fisica. 

Non so se voi conoscete le cinque fasi del lutto: negazione, rabbia, contrattazione, depressione ed infine accettazione, ma io non riuscivo per niente ad accettare tutto questo. Ho saltato del tutto la fase della negazione, e sono passata direttamente alla fase due, quella della rabbia. 

Tutto il mio corpo, come ho detto, era rigido, non riuscivo a muovere un passo. Fu come se anche il mio cuore si fosse fermato, tuttavia mi ripromisi che, non sarei scoppiata a piangere di fronte a delle divinità. 

Mandai tutto all'aria. Finalmente il mio corpo si era sbloccato da questa fase di trance, e la prima cosa che feci, fu correre verso il corpo di Percy e prendere la testa fra le mie mani tremanti, per appoggiarla sulle mie gambe. - Percy, avanti, Percy svegliati. - Iniziai a sussurrare con le labbra sulle sue. - Ti prego, riprenditi. - Iniziai ad accarezzargli la guancia e stringere il suo corpo fra le mie braccia. 

Iniziai a sentire gli occhi pungere, come se al posto dei bulbi oculari, io avessi due rovi di rose, e che stessi per sanguinare per le troppe ferite riportate. Ma comunque mi ripromisi che non sarei scoppiata a piangere, sarebbe stato troppo. 

Eppure sentivo dietro di me tanti sguardi, tutti gli sguardi degli dei. C'era ad esempio Era, che nonostante lei fosse una vacca pazzesca, sembrava quasi dispiaciuta per Percy. In fondo, lui le aveva solo salvato il suo divino fondoschiena giusto un paio di volte; poi vidi al suo fianco verso destra, Zeus che sembrava volesse scavarsi una fossa ed andarci dentro. Stava tenendo qualcosa fra le mani, una specie di barattolo con una roba grigia al suo interno e non capivo di cosa si trattasse.

Dall'altra parte c'erano mia madre Atena, con le braccia incrociate sotto al seno e che mi guardava con lo sguardo fisso sulla mia nuca; probabilmente se mi fossi girata, mi avrebbe fulminato con lo sguardo. Accanto ad Atena, c'erano Ermes e Dioniso, entrambi rimasti a bocca aperta; uno aveva le mani fra i capelli e l'altro invece, fu il primo dio che si ricompose e si sedette con uno sguardo perso. 

Ma il dio che mi colpì di più, fu probabilmente Poseidone, fu l'unico che si avvicino e, sotto forma umana, mi mise una mano sulla spalla. - Annabeth, va tutto bene. - Mi guardò per pochi secondi, ed in quegli occhi rividi Percy. 

E scoppiai, purtroppo, in un mare di lacrime. Non mi importava cosa gli altri potessero pensare di me, io ero solo una semidea che stava perdendo l'unica persona di cui si fidava al cento per cento. - Va al campo, Annabeth. E' stata una cosa del tutto imprevista e, pesante per te. - Il dio mi aiutò ad alzarmi e mi sentii in colpa.

Mi sentii in colpa perché il padre di Percy era lì, e suo figlio stava morendo. Ed io ero stata così terribilmente stupida a pensare solo a me stessa, che quasi quasi dimenticavo che lui gli voleva molto bene. - Mi dispiace, Divino Poseidone. Se fossi entrata prima, probabilmente avrei potuto fare qualcosa per aiutarlo. - Sussurrai dopo essermi asciugata gli occhi. 

- No, non potevi fare nulla. - Disse una voce dietro al dio dagli occhi verdi. La figura si avvicinava molto velocemente, quindi o stava volando oppure correndo. Optai per la seconda ipotesi. - Non è morto, sento il suo respiro. Seppur flebile. Io lo sento. - Il ragazzo venne allo scoperto e lo guardai. 

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