Capitolo 4

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Annabeth's pov

Perché Apollo, mentre faceva il serio, mi faceva rabbrividire? Aveva un non so ché di strano, di misterioso che mi faceva venire la pelle d'oca. Aveva una faccia anche diversa da solito, sembrava che non mangiasse da giorni, il viso era scavato da due fossette e teneva due borse sotto gli occhi, come se la notte non riuscisse a dormire. Il dio, mi portò fuori a braccetto, tenendo la testa bassa, come se stesse contando i propri passi. Aveva, come ho già detto, un aspetto veramente orrendo.

Dopo esserci allontanati e dopo aver varcato la soglia dei giardini pensili, dove la dea Demetra stava lavorando ai fiori, il dio si sedette su una panchina in marmo bianco sotto lo sguardo vigile della dea, che lo guardava male. 

- Percy... - Iniziò il dio. Apollo, aveva il solito vestito che usavano gli dei dell'Olimpo, i capelli biondi si illuminavano ai primi raggi di sole e gli occhi chiari sembravano due raggi solari che sembravano parlare. Anche se bellissimo, lo ammetto, aveva un velo di tristezza che lo circondava. Non so da dove tirò fuori l'arpa, se la avesse avuta tutto il tempo, oppure se la teneva nascosta in una tasca segreta nella toga, ma Apollo, iniziò a suonarla. Suonò una breve melodia, triste e drammatica, la solita canzone che si usa per i funerali, insomma. Iniziai a temere il peggio.

Una volta che Apollo ebbe finito di suonare, lui cercò di guardarmi negli occhi, ma tutte le volte distoglieva lo sguardo dopo pochi secondi, iniziando a guardare altrove.
- Percy...? - Dissi io per rompere il ghiaccio.
Lui mi guardò negli occhi, anch'essi sembravano tristi ed ebbi la sensazione che non volesse dire nulla.

-Beh, ecco. Dopo una lunga e intensa analisi nel corpo del ragazzo, ho capito il problema. Fortunatamente Nico ha racchiuso al suo interno, l'ultimo respiro di Percy e posso dirti che lui è vivo. - Continuò il dio. - C'è un ma, non è vero? - Purtroppo, il dio annuì ed abbassò lo sguardo nuovamente. 

 - Rischia il coma - Disse dopo qualche minuto interminabile.
Sentii subito le lacrime che iniziavano a inumidirmi gli occhi, il sorriso sulle mie labbra si spense poco a poco, le gambe iniziarono a tremare ed il cuore si spezzò , come se fosse fatto di vetro e che quelle parole lo avessero buttato giù dall'Olimpo. 

Ebbi un momento di tristezza, di debolezza, che aumentò il mio malessere. Non sapevo come reagire: se essere felice del fatto che lui fosse ancora vivo, o triste che probabilmente avrebbe vissuto la sua vita attaccata a delle macchine. Ma in quel momento stavo provando un mix di emozioni di cui non sapevo neanche l'esistenza.

Ero sollevata ma anche spaventata. Non sapevo come reagire. Mi trovavo come bloccata in un limbo e non sapevo come liberarmi, come uscirne.

Tutto ciò che avevo che avevo creato con Percy, poteva essere spazzato via. 

Sentivo le farfalle nello stomaco, ma dall'altra parte, sentivo una morsa, un dolore che non riuscivo a comprendere e che mi toglieva il fiato. Pregai qualsiasi dio o dea che esistesse di non farmi crollare un'altra volta, lo avrei fatto in un secondo momento.
Dovevo essere forte per lui e infondergli coraggio.

Mi sembrava di aver perso tutta la felicità dopo aver visto Percy in quello stato.

Ma dovevo reagire. Dovevo trovare un modo per salvarlo. Mi sarei fatta prestare qualche libro di medicina per cercare di capirci qualcosa.

L'intelligenza non mi mancava. Sicuramente avrei potuto fare qualcosa,  anche salvargli la vita.

- Devo...Devo andare adesso, figlia di Atena. - Disse Apollo interrompendo il mio flusso di pensieri.

Volevo altre risposte. Ma, a quanto pare Apollo non sapeva niente. O forse non voleva aggiungere altro dolore.

- Va bene. Grazie, passerò da Percy fra un po', devo...Elaborare. - Feci un piccolo sorriso, nonostante fossi in preda al panico. 

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