Capitolo 5

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Annabeth's pov

Probabilmente mi ero appisolata con la testa appoggiata sul letto di Percy.

Sentivo un gran dolore all'altezza della schiena, probabilmente mi ero addormentata in una posizione strana e adesso avrei sofferto tutti i dolori muscolari di questo mondo. Non avevo più l'età ormai

Mi strofinai gli occhi e guardai attraverso le grandi vetrate davanti a me: era sera, saranno state circa lei sei o le sette, si vedeva un bellissimo tramonto di colori molto accesi, con una scala che andava dal giallo al blu scuro.

Rimasi a bocca aperta, non ero mai rimasta oltre le quattro del pomeriggio.

Girai poi la testa verso Percy che sembrava stesse dormendo profondamente.

Gli iniziai ad accarezzare il volto, mentre Octavius il satiro si avvicinò a me con un vassoio di fortuna, con un'insalata greca, un grappolo di uva e diversi tipi di formaggio accompagnato da qualche marmellata strana.

- Ho immaginato che tu potessi avere fame. - Mise il vassoio sul tavolo davanti al letto ed io mi alzai, stavo morendo di fame letteralmente.

Octavius invece si avvicinò a Percy ed iniziò a fare qualche controllo: pressione, sangue e via discorrendo. Poi lo portò via, dicendo che avrebbe fatto dei test per vedere se ci fosse ancora attività cerebrale, il tutto mentre io stavo spazzolando velocemente tutto il contenuto del vassoio.

Octavius e Percy ricomparvero dopo una ventina di minuti.
Il satiro era felice, teneva la cartella con una mano mentre con l'altra spingeva il letto a rotelle.

- Oggi pomeriggio c'è stata attività. Sicuramente si è svegliato per qualche secondo o minuto, tuttavia ancora non sappiamo se questa condizione sarà permanente o solo qualcosa di temporaneo. -

- Posso dirti con certezza che sta guarendo, le ferite erano tante ed il trauma cranico ricevuto è stato....Difficile, ma almeno per il momento, non deve più temere per la vita. -

Giurai di aver urlato e saltato, ero effettivamente felice. Ma la contentezza finì abbastanza velocemente. Era fuori pericolo, ma le ferite erano tante e c'era ancora la possibilità che non si sarebbe ripreso.

- Grazie. Cercherò il Divino Poseidone per comunicarglielo, sarà felice di saperlo. -

Si, glielo avrei comunicato. Ma il mio scopo era un altro.

Avevo bisogno del suo aiuto per rubare il barattolo, cercare di comprenderne meglio gli scopi e, solo allora, elaborare un piano insieme a Chirone.

- Va bene. Hai gradito la cena, figlia di Atena? - Chiese Octavius. Era da solo, so stava prendendo cura di pochi pazienti ma era da solo.

Chissà cosa stava facendo Apollo, magari era da qualche parte con il suo carro del sole, anche se ormai sarebbe già dovuto tornare.

Chi lo sa, quel dio è del tutto un mistero per me, persino adesso a distanza di anni.

...

Uscii quasi correndo alla ricerca di Poseidone, dovevo dirgli tutto. Dovevo dirgli di Percy ma anche del piano che stavo elaborando.

Avevo bisogno del suo aiuto e, sicuramente non me lo avrebbe negato.

Ero una persona orribile se il mio piano consisteva nel far leva sulle emoziono di un dio il cui figlio rischia di non svegliarsi più? Probabilmente si, ma dovevo fare almeno un tentativo.

Dopo essere uscita dall'infermeria, non sapevo effettivamente dove andare. Non sapevo dove il dio del mare potesse passare il suo tempo, se non nel suo castello sottomarino. L'Olimpo era un posto immenso, ma in qualche modo iniziai a guardare ovunque.

COME CUORE E MENTE |PERCABETHDove le storie prendono vita. Scoprilo ora