Capitolo 1

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IMPORTANTE!!!LEGGETE ANCHE L'ANGOLO SCRITTRICE

Annabeth's pov

Erano le tre del pomeriggio, quando iniziai ad avviarmi dal mio college alla fermata del taxi che poi mi avrebbe portato all'Empire State Building, quella bellezza di grattacielo da circa cento piani, che ospitava uno dei grandi misteri irrisolti dei mortali: gli dei dell'Olimpo. 

Mi affrettai a recuperare la borsa a tracolla in pelle marrone che straboccava di bozzetti, matite, gomme, elastici e della mia enorme pazienza. Quel giorno avrei dovuto presentare tre dei miei numerosi progetti per alcune statue che mi avevano commissionato: la statua di mia madre Atena, la statua del dio Apollo e la statua del dio Ermes. 

Quei tre erano la Santissima Trinità Delle Cose Che Non Gli Vanno Mai bene, avevo fatto per loro all'incirca cento bozzetti e me li bocciarono tutti. In un progetto, il naso non era perfetto come nella realtà; in un altro, non c'erano abbastanza muscoli; in un altro ancora, avevo dimenticato di fare la lancia con le incisioni. Insomma, sarei uscita pazza se mi avessero bocciato anche questo progetto. 

Dunque, cosa stavo dicendo? Ah si. Andai all'interno del taxi, dissi all'autista la mia meta finale e partì. Mi guardai l'orologio diverse volte, in quel breve viaggio: una volta perché eravamo imbottigliati nel caotico caos di New York; una volta perché tutti i semafori, e sottolineo TUTTI, non si decidevano di diventare verdi. Mi stava per venire una crisi di panico pazzesca. 

Ma poi, quando l'autista si fermò sullo stipite della strada e mi fece scendere, trassi un sospiro di sollievo. - sono 15 dollari. - Mi disse con la mano fuori dal finestrino del passeggero. Dalla tasca tirai fuori i soldi e glieli diedi, poi sgommò via. 

Stetti qualche minuto sotto il grattacielo a guardare quel bellissimo spettacolo: vetro, acciaio, ferro e soprattutto, un monte al 600esimo piano pieno di dei, creature magiche e piante di tutti i tipi. Ero estasiata. 

Strinsi con una mano mia borsa e deglutii. Nonostante quella fosse la mia tappa fissa ogni settimana, mi metteva i brividi tutte le volte che la guardavo. Mi tirai su la manica della felpa per controllare un'ultima volta l'orologio e poi mi guardai intorno. 

Vi starete chiedendo chi stessi aspettando. Ebbene, aspettavo Percy Jackson, il mio ragazzo. Nelle ultime settimane, io e lui non ci eravamo visti molto. Io ero occupata con il college e lui era occupato con il college. Per me è stato facile adattarmi alla vita da studentessa ma per lui, beh. Per lui è stato un po' più complessa la cosa: la sua dislessia è sempre stata più presente nella sua vita che nella mia, non si concentrava sempre, quindi arrivammo a una specie di compromesso: due volte al mese andavo a casa sua e lo aiutavo con le varie materie; in cambio lui mi faceva visitare musei e convention e quant'altro. Equo, no? 

Il mio pensiero di Percy in ritardo, si fece più vivido nella mia testa: me lo immaginavo saltare per la cabina tre del Campo Mezzosangue, con l'intenzione di infilarsi i pantaloni, oppure lui che si guardava allo specchio mentre cercava di pettinarsi i capelli. Mi mancava. 

Istintivamente sorrisi, e con questa breve ed intensa immagine, varcai le porte scorrevoli e salutai Norm, il portiere che non è altro che un dio minore. - Hey Norm stupenda giornata vero?- Feci  scivolare sul bancone, due dracme e lui in cambio mi diede la chiave a forma di Delta greco per aprire la porta dell'ascensore. 

- Ti ringrazio. - Gli sorrisi e mi avviai vero il lungo corridoio. Sapevo che in quelle ore non avrei trovato persone, le tre di pomeriggio sono sempre l'orario in cui le persone dormono qua a New York. Quindi non avrei avuto rompimenti di scatole improvvisi. 

Non appena l'ascensore arrivò al piano terra, entrai e, che io sia maledetta, sentii  ancora quell'orrenda canzone orecchiabile, si. Ma che dopo la ventesima volta che la ascolti, ti verrebbe voglia di essere mangiato dal Minotauro. Scossi la testa e iniziai a schiacciare tutti i pulsanti fino a creare un triangolo colorato; dopodiché uscì dal nulla, un pulsante speciale con sopra inciso una scritta in greco antico. Dopo averlo premuto con la chiave a forma di Delta, l'ascensore iniziò a fare la sua salita. 

COME CUORE E MENTE |PERCABETHDove le storie prendono vita. Scoprilo ora