Capitolo 36 [Jack]

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Io non sapevo cosa stesse accadendo, ad un certo punto qualcuno mi aveva preso per la gamba facendomi cadere a terra. Avevo provato ad urlare, ma la mia bocca era già stata tappata così il resto dei miei compagni aveva continuato a correre in preda alla paura e alla disperazione.

Per un momento mi mancò il respiro, avevo sbattuto forte sul terreno e i miei polmoni avevano sentito la botta.

-Tiralo su- 

Era una voce maschile, con uno strano accento. Non vedevo molto bene, non c'era la luce che illuminava il punto in cui mi trovavo.

Provai a liberarmi dalla presa della persona che mi aveva bloccato, ma non ci riuscii. Era molto più forte di me. 

La persona davanti a me mi prese le guance. I suoi polpastrelli ruvidi premevano sulla mia pelle provocandomi gran fastidio. Con l'altra mano mi pulì la maglia dalla terra, facendone cadere un po'.

-Se Luke può' avere un nuovo compagno allora anche io posso trasformare chi mi pare-

Portò la sua mano sui miei capelli e li tirò facendomi inclinare la testa di lato.

Urlai per il dolore.

-Stai zitto!- mi sussurrò il tipo che mi teneva e strinse di più la presa.

Chiusi gli occhi per un breve istante. Avevo paura, non sapevo ciò che stava succedendo. Pensavo che fossero semplicemente due uomini ubriachi e che i discorsi che facevano fossero semplicemente frutto del vino, ma quando le mie palpebre si riaprirono, capii che non era così.

L'uomo davanti di me aveva qualcosa di diverso: teneva la bocca aperta e sfoggiava quattro canini appuntiti. Preso dalla paura cominciai a dimenarmi, ma per l'ennesima volta senza successo.

-Se non vuoi che ti faccia davvero male, ti conviene stare fermo-

Non seguii ciò che aveva fatto sentire più come un ordine, che un consiglio.

Continuai a muovermi finché non mi fecero finire a terra per la seconda volta.

Le braccia indolenzite mi erano tenute dietro la schiena e venivo spinto a terra da una gamba.

-Tiralo su!- ringhiò l'uomo che doveva essere il capo.

Mi prese nuovamente per i capelli, ma questa volta non aspetto, non parlò, non sussultò: agì.

Con la testa inclinata di lato e del tutto immobilizzato non potei fare altro che urlare, sperando per qualcuno mi potesse sentire, ma anche il mio urlò non durò molto.

Fui imbavagliato ed in poco tempo mi ritrovai a casa mia. Mi avevano fatto sedere a terra sull'erba fresca, con la schiena contro il muro.

Non riuscivo a distinguere bene chi ci fosse davanti di me, nonostante la forte luce che proveniva dai lampioni in strada. In quel momento tutto era confuso, anche la vista si rifiutava di compiere il suo lavoro.

-Possiamo lasciarlo qui, quando sentirà l'ululato verrà da noi-

-Certo, capo-

Avevo paura, molta paura.

Sentivo un forte odore di sangue e del fresco sulla parte sinistra del collo.

Mi alzai a fatica e raggiunsi l'entrata di casa mia. Tirai fuori dalla tasca le chiavi ed entrai cercando di non fare rumore.

Accesi la luce del corridoio. Alla mia destra, poco distante dalla porta, si trovava uno specchio.

Mi ci avvicinai.

-Non può... essere...- sussurrai.

Il mio collo era pieno di sangue, ma si potevano benissimo intravvedere i segni di un morso. Quattro piccoli forellini che sembravano chiudersi piano, piano.

Indietreggiai di qualche passo fino a toccare il muro dietro di me, presi paura quando toccai i giacconi che si trovavano attaccati all'attaccapanni.

Urlai e svegliai mio padre che corse giù dalle scale con un fucile in mano.

-Jack che cazzo stai facendo?!- sul volto aveva un'aria visibilmente preoccupata e spaventata -Pensavo fossi in campeggio!-

Non riuscii a parlare.

-Jack, tutto bene?- mi chiese avvicinandosi.

Io scoppiai in lacrime. Tutta l'adrenalina che avevo accumulato negli ultimi dieci minuti aveva deciso di andarsene proprio in quel momento.

-Oddio, cos'è successo?- mia mamma spinse da parte mio padre, ancora fermo sull'ultimo gradino, con il fucile impugnato e corse da me.

Mi prese la testa tra le sue morbide mani, ma un flash mi passò davanti gli occhi e l'allontanai subito.

Avevo rivisto quella persona che mi aveva morso, avevo rivisto i suoi canini e tutto ciò che apparteneva a lui.

-Jack... quello è sangue?- 

Se n'era accorta. Mi fece inclinare la testa e io l'allontanai nuovamente.

Sentii il dolore alla testa, quello di quando mi avevano tirato i capelli.

-Jack, che ti sta succedendo?-

-Mamma... io non lo so-

-è successo qualcosa al campeggio?- mi chiese preoccupata -Lascia che veda da dove viene quel sangue-

Questa volta lasciai che mi toccasse.

-è il sangue di qualche tuo amico? Come ci è arrivato qui?-

Feci in modo che mi mollasse e mi girai verso lo specchio. Strofinai la mano sul collo, ma l'unica cosa che riuscii ad ottenere fu quella di togliere un po' di rosso.

-Se è uno scherzo non è divertente- mio padre si era avvicinato senza che io me ne accorgessi.

-Non è uno scherzo... io...- abbassai la testa.

Se avessi detto che un essere umano con dei denti mi aveva morso sicuramente non mi avrebbero creduto. Non avevo prove per dimostrare loro qualcosa che avevo visto solo io ed il sangue non sarebbe stato abbastanza convincente.

-Torniamo a dormire, si sarà messo d'accordo con i suoi soliti amici per prendersi gioco di noi. Ti voglio a letto tra dieci minuti-

Li guardai allontanarsi con la bocca spalancata. Erano i miei genitori, ed io non avevo avuto il coraggio di dire loro cosa fosse successo.

Ancora visibilmente sconvolto mi diressi verso la mia camera. Mi buttai sul letto e dopo poco mi addormentai sopra le coperte.



La nuova lupa [IN REVISIONE]Where stories live. Discover now