Capitolo 13. La profezia - Parte Seconda

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Jake vide la mano grottesca e contorta stringere la pietra e la consapevolezza di avere davanti un troll lo travolse; buttò lo zaino per terra, lo aprì e infilò il braccio all'interno, mentre la testa dell'essere si sollevava e dalla bocca usciva un ringhio di rabbia e dolore.

«Dobbiamo dargli fuoco, è l'unico modo» sentì gridare Spock, giunto alla sua stessa conclusione. Le dita del ranger si strinsero intorno al vetro freddo ed estrassero una boccetta, che in un gesto veloce e automatico scagliò verso il troll, mentre questi cercava di far leva sul braccio per alzarsi. L'urtò mandò il vetro in frantumi e un liquido viscoso colò lungo il suo petto, ma l'essere non parve farci caso. Conscio del pericolo, Ben strinse l'elsa dello spadone e lo calò sulla mano dell'essere, portando via alcune dita e togliendogli l'appoggio.

Il troll cadde disteso nel sarcofago, gridando tutta la sua furia e il suo dolore.

«Presto Spock, dagli fuoco!» urlò Jake correndo attorno alla lastra e facendo segno a Ben e Jord di seguirlo; quando il druido scagliò la torcia all'interno, il fuoco incontrò l'olio lanciato da Jake e la pelle del troll prese fuoco, inquinando l'aria con il fetore di carne marcia e bruciata. Nuove urla si levarono nella sala e mentre il mostro cercava di afferrare ancora una volta il bordo del sarcofago, i tre uomini si inchinarono dal lato opposto e spinsero la lastra, alla massima velocità di cui erano capaci.

«Non chiudetela del tutto, lasciate che l'aria passi!» disse loro Daniel mentre la pietra scorreva indietro e attutiva le urla di dolore. Dall'interno, il troll cominciò a spingere e graffiare per spostarla, insinuando la mano nella piccola cavità lasciata aperta, ma prontamente CJ la trafisse con lo stocco, facendola ricadere.

«Daniel, Spock, aiutateci! Dobbiamo bloccare la lastra» gridò Jake mentre i feroci colpi del troll rimbombavano nel suo corpo attraverso la pietra. «CJ, cerca di non far passare quella mano da lì!». I due incantatori si mossero, e afferrarono la pietra aggiungendo il loro peso a quello dei compagni in quella lotta furiosa. La lastra continuò a scuotersi, vittima della disperazione che attanagliava sempre più il troll, mentre il fuoco divorava la spessa pelle per poi spingersi verso la carne e i residui di organi rimasti all'interno. Molte altre volte la mano emerse dalla cavità, e altrettante venne ricacciata indietro dalla punta della lama dell'halfling. Dovettero passare molti minuti, prima che le urla si affievolissero, sostituite da ringhi di rabbia e dolore; poi anche quelli cessarono e i colpi sulla pietra si fecero meno intensi, fino a terminare del tutto.

Quando anche l'ultimo flebile respiro svanì dal sarcofago, i compagni spinsero la lastra, richiudendola definitivamente, per poi accasciarsi al suolo sudati ed esausti. CJ ripristinò i ganci, poi si lasciò cadere al loro fianco, respirando la tranquillità ritornata nella sala.

«Mai più...» sussurrò Jake tra un respiro e l'altro «Ricordatemi di non acconsentire mai più a una cosa del genere...».

***

«Cosa ci faceva un troll dentro un sarcofago?» chiese Daniel quando sentì il respiro regolarizzarsi e il cuore smettere di ballare nel petto.

«Non lo so... Ma sono d'accordo con Jake, questa è l'ultima volta che apriamo qualcosa con sopra scritte che non siamo in grado di decifrare» sospirò Ben al suo fianco. «E sono sicuro che questo non era previsto nel mio contratto».

«Perché il resto sì?». Daniel sorrise, mentre al suo fianco Spock si alzava, recuperando l'unica torcia rimasta nella sala. Anche CJ si tirò su, si scrollò la polvere dai vestiti un tempo neri, e ora impolverati al punto da sembrare grigi e si mosse verso la nuova porta. «Avanti fratelli, non facciamoci abbattere. Non siete curiosi di scoprire cosa c'è dietro quella nuova porta?».

«Ma come fa ad avere tutte quelle energie?» mormorò Jake sfiancato, afferrando il consunto zaino di pelle e alzandosi per risistemarlo sulle spalle.

«Avrà respirato qualche fungo quando non guardavamo» gli rispose piano Spock. Jake spalancò la bocca, scioccato non tanto dalla battuta del druido quanto dal fatto che ne avesse fatta una. Prima che potesse farglielo notare però, l'uomo gli aveva già dato le spalle, per dirigersi verso la nuova porta e l'entusiasta halfling in attesa davanti ad essa.

«Avanti, andiamo» sospirò Jake, porgendo a Ben una mano per aiutarlo ad alzarsi. «Siamo quasi alla fine».

Anche Daniel si levò in piedi, si pulì per l'ennesima volta le vesti e si diresse alla porta.

«Speriamo che questa sia la volta buona» lo sentirono borbottare tra i denti mentre guardavano CJ azionare la leva di apertura «Da qualche parte in questa fortezza ci sarà pure qualcosa che valga tutto questo».

La parete tremò, e la nuova porta scorse di lato, rivelando un'altra sala, questa volta illuminata. Su una parete, appesa a un gancio sporgente, una lanterna schermabile emetteva una tenue luce verdognola, sufficiente a rivelare quanto vuota e misera fosse la stanza.

Unico elemento presente, una tecca di vetro cubica, posata su un piedistallo di legno al centro della sala.

«Ditemi che è uno scherzo...» mormorò Daniel guardando all'interno.

«Temo che non lo sia» sospirò Jord entrando e osservando con attenzione tutte le pareti, in cerca di un passaggio per andare avanti.

Non ne trovò nessuno. Erano arrivati alla fine della fortezza.

Amareggiato, Jord raggiunse la teca, aggirandola per scorgervi il contenuto.

Al suo interno, posata su un morbido cuscino di velluto rosso, una pergamena faceva bella mostra di sé, una fine grafia a decorarla di un intenso inchiostro scarlatto.

I compagni si avvicinarono al chierico, raggruppandosi intorno alla teca.

«Avanti aprila» sussurrò Daniel alle sue spalle. Jord mosse le mani verso il vetro, la tensione visibile nei muscoli contratti delle braccia.

«Aspetta» lo bloccò Jake, estraendo l'arco. Al suo fianco, Ben mise nuovamente mano allo spadone e CJ avvicinò le dita all'elsa dello stocco. «Ora puoi andare».

Jord distolse lo sguardo da loro per concentrarsi ancora sulla teca, e questa volta portò le mani sul vetri e lentamente lo rimosse, aspettandosi da un momento all'altro uno scatto, un urlo o una scossa.

Non giunse nessuna delle tre. Con un sospiro sollevato porse la teca a Spock, poi afferrò delicatamente la sottile pergamena, avvicinandola agli occhi. La delusione fu cocente, quando si rese conto di non riuscire a interpretarla.

Dietro di lui però, Daniel riconobbe quei caratteri e a voce alta a beneficio dei compagni pronunciò:

Verrà il giorno in cui il divino Dóiteáin tornerà a solcare Irvania. 
Fiamme purgatrici lambiranno la terra, distruggendo il mondo che gli ha voltato le spalle. 
L'ora del giudizio arriverà, distinguendo gli impuri dai degni. 
Coloro che nel cuore celano ancora la fiamma di Dóiteáin avranno la salvezza. 
Solo chi si schiererà al suo fianco avrà un posto nel suo nuovo mondo.
Tremate, oh infedeli, l'ora di Dóiteáin è vicina.

Lo sconcerto si propagò sui loro volti quando le parole dello stregone scemarono e nella sala tornò il silenzio.

Le Fiamme di Dóiteáin - Cronache di Irvania IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora