Capitolo 9. Verso la tana dei goblin - Parte Terza

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CJ avanzava cautamente lungo la stanza, lasciando che le ombre lo avvolgessero e lo rendessero invisibile. Dietro di lui, a parecchi passi di distanza, la sagoma di Jake era appena visibile nei contorni della luce creata dalla torcia, cosa che garantiva al ranger, se non l'invisibilità, almeno un buon occultamento. Un passo dopo l'altro, l'halfling si spostava di angolo in angolo, le piccole orecchie tese a captare il minimo rumore prodotto davanti a lui e tutti i sensi spinti in avanti, per percepire ogni possibile pericolo.

Era la seconda stanza che esplorava in quel modo e per due volte aveva ringraziato la saggezza di Jake, che aveva accettato di farlo andare avanti da solo. Non che non avesse provato, ad attenersi al piano prestabilito. I primi passi li aveva mossi in testa a quell'assurda carovana, e tutta la sua abilità nel muoversi tra le ombre era stata resa vana dalla rumorosità dei passi dei compagni, appesantiti dalle possenti armature e troppo disabituati a camminare senza annunciarsi dalla grande distanza. L'unico che pareva in grado di conformarsi al suo passo silenzioso era proprio Jake, che però aveva preferito procedere qualche passo dietro di lui, abbastanza vicino ai compagni da intervenire tempestivamente in caso di necessità.

Così eccolo lì, a dar prova di quello che fin da bambino era il suo maggior talento: essere un'ombra. E come un'ombra avanzava verso i nemici, immaginando il momento in cui il suo freddo pugnale avrebbe incontrato la carne di un goblin nell'oscurità, invisibile e inaspettata.

Quando giunse alla fine di quella seconda stanza fu costretto ad arrestarsi davanti all'ennesima porta di legno, questa volta però chiusa a chiave. Scavò nella memoria, per ricordare se la "manovra" del guerriero prevedesse azioni particolari per tale situazione, ma non trovandone CJ decise che lì, in quell'oscurità, davanti a quella porta bloccata che solo lui era in grado di aprire, non vi era nessuno più adatto di lui per prendere una decisione. Così scelse di estrarre silenziosamente i suoi attrezzi, apprestandosi a cominciare la seconda cosa che preferiva della sua esistenza – dopo le femmine halfling, ovviamente: scassinare.

Prima di iniziare, come aveva ormai imparato da anni, quando ancora era solo un piccolo halfling spaventato che bazzicava le desolate e puzzolenti vie di Unea, si sporse verso il lucchetto per assicurarsi che dall'altro lato non vi fosse nessuno in attesa. Come aveva constatato avvicinandosi, nessuna luce filtrava dalla serratura né dagli interstizi della porta. Cieco alla vista, CJ poggiò le mani sul ruvido legno, avvicinando un orecchio e lasciando che fosse il suo udito a fargli da guida. Quando sentì delle voci gracchianti, ringraziò silenziosamente Yondalla per il dono dell'udito fine e Ahren, il suo maestro, per essere riuscito ad inculcare nella sua dura testa da giovane halfling tutto il necessario per sopravvivere ad avventura come quella che lo aveva travolto.

Era consapevole di avere un grosso vantaggio verso i suoi nemici: lui sapeva che loro erano lì, dietro la porta, ma loro non avevano alcun sentore della sua presenza dall'altra parte del legno. Era certo che li stessero aspettando, avevano creato troppo scompiglio da che erano giunti nella fortezza per sperare davvero in un attacco a sorpresa. Ma almeno potevano sfruttare quel piccolo vantaggio: i goblin sapevano che sarebbero arrivati, ma non avevano idea del quando.

La mente di CJ si mise in moto e, nonostante non fosse mai stato un grande stratega, una parvenza di piano si palesò davanti ai suoi occhi; entusiasta, girò e scivolò silenziosamente sui suoi passi, riponendo temporaneamente gli strumenti nella tasca per tornare dai compagni. Quando Jake lo scorse, CJ mosse piano un braccio, indicandogli di fermarsi prima di accedere alla camera intermedia. Qualche passo avanti e il rumore del gruppo si sarebbe sentito oltre la porta, rovinando l'effetto sorpresa.

«Ci stanno aspettando» sussurrò ai compagni quando giunse davanti a loro. «Ne ho sentiti almeno quattro e non è detto che siano soli. Sanno del nostro arrivo, ma forse c'è il modo di coglierli di sorpresa.»

«Ovvero?» sussurrò Jake, in risposta.

«Posso arrivare fino alla porta senza venir percepito e scassinarla così piano, che quando si aprirà saranno ancora occupati a capire come sia possibile.»

«Ma noi non possiamo arrivare fino alla porta altrettanto silenziosamente» gli fece notare Ben.

«Voi no, ma io si.» Il ranger sorrise, il piano di CJ che prendeva forma nella sua mente, evolvendosi. «Quando CJ avrà aperto la porta, uno di voi dovrà illuminare immediatamente la stanza.» continuò, indicando gli incantatori «Così io potrò tirare, cogliendoli di sorpresa, e lo stesso potranno fare gli altri. Colti alla sprovvista dalle frecce, non avranno neanche il tempo di organizzarsi prima che lo spadone di Ben si abbatta su di loro».

In breve il piano venne deciso e CJ, seguito questa volta da Jake, si diresse ancora una volta alla porta, avanzando nell'oscurità totale rimasta allo spegnimento della torcia.

Gli attrezzi si materializzarono nuovamente tra le sue mani, questa volta però pronti per essere usati. Immaginando di essere un velo di silenziosa oscurità, l'abile ladro avvicinò i chiavistelli alla serratura, e delicatamente, con la stessa dolcezza che avrebbe dedicato ad una femmina, spostò i tre denti che tenevano chiusa quella vecchia e prevedibile serratura. Neanche Jake, ad un soffio dal volto dell'halfling, riuscì a percepire il leggerissimo clic che ne annunciò l'apertura. Quando CJ ripose gli strumenti e gli fece un cenno, il ranger scivolò tre passi indietro, estrasse piano l'arco, incoccò la freccia e tese la corda, abituato a quei gesti tanto familiari da poter essere eseguiti a memoria.

Quando CJ aprì la porta il caos si abbatté sui goblin ignari: una singola, piccola luce intensa apparve all'improvviso sulle loro teste, preceduta solo da un comando che spezzò la quiete, e una freccia sibilante fendette l'aria subito dopo, abbattendo una delle creature e lasciando i compagni ancora storditi dal cambio repentino di luminosità. Altre due frecce seguirono poco dopo, accompagnate da un globo di fuoco e fiamme, entrambi puntati verso il nemico più vicino, che stramazzò a terra, esanime. I due goblin rimasti ebbero appena il tempo di mettere a fuoco la nuova minaccia, prima che la morte piovesse su di loro vestendo i panni di un enorme guerriero e della sua fredda e spietata lama.

L'intera operazione durò solo una manciata di secondi, ma se uno spettatore ignaro fosse passato nella stanza in quel momento, avrebbe giurato si fosse trattato di un combattimento devastante: sul suolo giacevano i cadaveri devastati dei quattro goblin, piccoli esseri dalla faccia appiattita, resa ancor più mostruosa dal naso lungo e dalle orecchie appuntite; dalle bocche aperte in una smorfia mortale spuntavano zanne affilate, ora insanguinate, mentre le braccia lunghe giacevano scomposte ai lati dei corpi, con in pugno ancora le lame che non era riusciti ad usare. Due di loro erano stati aperti di netto e dalla ferita creata dalla lama di Ben usciva ancora sangue caldo, che si allargava sul pavimento e permeava il piccolo ambiente di un intenso odore metallico.

Gli avventurieri si guardarono, rischiarati dalla luce che brillava ancora intensa sopra le loro teste e sui loro volti si impresse, palese, lo sconcerto: nessuno di loro aveva immaginato di poter arrecare tanto danno in così breve tempo.

«Direi che abbiamo appena dimostrato la potenza di una strategia ben congegnata» sussurrò infine il ranger guardando il macabro spettacolo immobile davanti ai suoi occhi.

Le Fiamme di Dóiteáin - Cronache di Irvania IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora