Capitolo 4. La Fortezza - Parte Prima

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«Stai dicendo che questa fortezza un tempo apparteneva a un dio?» Lo sconcerto era evidente sui volti di tutti loro, tangibile nell'intonazione che Daniel aveva dato alla domanda.

Jord Fras, così si chiamava l'uomo nel sacco, aveva appena terminato di raccontare loro come fosse finito dentro la iuta puzzolente e, nonostante avesse aggiunto anche che supponeva si trovassero sulla soglia della residenza di un gruppo di goblin, la mente di tutti era rimasta ferma su quell'unico dettaglio.

«È il motivo per cui sono arrivato qui da Ileyn. Volevo vedere con i miei occhi e capire quanto di vero ci fosse in ciò che ho letto».

«Vieni dalla capitale?» chiese Ben, spostando lo sguardo dalle pareti di quella misteriosa fortezza all'uomo che stava parlando. Era alto, quasi quanto lui e pelato e trasmetteva un'aura di austerità, accentuata dagli occhi scuri e penetranti; non portava barba e sembrava giovane, ma non era facile determinare con esattezza la sua età. Il simbolo di Pelor che aveva tirato fuori dalla leggera tunica bianca però, rendeva semplice stabilire la sua occupazione: era un seguace del dio del sole, un suo adepto. A giudicare dall'armatura che spuntava dalla stoffa, una corazza di scaglie allacciata al busto, ben tenuta e di discreta fattura, non si occupava delle anime dei fedeli durante le celebrazioni. E la sua presenza in quella fortezza confermava la supposizione che fosse un avventuriero, come loro. Forse solo leggermente meno cauto, visto che era finito in quel sacco.

«Si, come vi dicevo ho scoperto dell'esistenza di questa fortezza mentre studiavo antichi documenti. All'inizio non potevo crederci. Un dio oscuro erige delle fortezze a Irvania, e nessuno ne sa niente? Così ho chiesto ai miei superiori, ma ho trovato solo negazione, e disprezzo.» Sospirò, massaggiandosi i polsi, che ancora recavano i segni delle corde in evidenza. «Mi è stato fatto capire che le mie domande non erano apprezzate, che non mi sarei dovuto intromettere in questioni più grandi di me. E soprattutto che non avrei dovuto farne parola con nessuno».

«E allora perché ne stai parlando con noi?» gli chiese Spock, dando voce al pensiero di tutti gli altri.

«Perché trovo assurdo che questa cosa venga nascosta alla gente. Se ciò che ho letto in quei documenti è vero, stiamo parlando di un dio che un tempo ha scatenato una guerra per conquistare Irvania». Alzò lo sguardo sulle pareti della stanza, lasciandolo vagare qualche secondo. Poi riprese. «Le fortezze erano le sue basi, qui si riunivano i suoi seguaci. E qui è stato sconfitto. Tra queste pareti, magari oltre quel corridoio» indicò dietro le loro spalle, oltre Jake che continuava a sorvegliare l'accesso, ascoltando al contempo il dialogo che si svolgeva nella stanzetta.

«Fortezze? Ce n'è più di una?» Gli occhi di CJ si illuminarono: quell'avventura sembrava promettere più misteri di quanti avesse immaginato. E lui amava i misteri. Dove c'era un segreto, di solito c'era anche un tesoro.

«Dovrebbero essere quattro, sparse per tutto il continente. L'autore del testo che ho trovato conosceva la posizione antica delle altre tre, ma di questa non sapeva dare un'ubicazione certa. Ho dovuto girare a lungo prima di imbattermi in un vecchio, a Merny, che conosceva le leggende su questo baratro. È stata un'intuizione, ma a quanto pare si è rivelata corretta. Anche se speravo di trovare un qualche indizio, magari un simbolo, che confermasse che questo è il posto giusto».

«Un simbolo di che tipo?» Daniel lo guardò, incuriosito.

«Non so dirlo con sicurezza, qualcosa che riconduca al dio. Dóiteáin, è questo il suo nome. Significa fuoco in elfico antico».

Galatea fu tentata di chiedere all'uomo come conoscesse l'elfico antico, ma fu preceduta da Ben. «Abbiamo trovato un simbolo, sul muro esterno. Sembravano quattro fiamme. Potrebbe essere quello?»

Le Fiamme di Dóiteáin - Cronache di Irvania IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora