Capitolo 9. In cerca di risposte - Parte Terza

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Era libero. Una sensazione che gli era mancata fin troppo, durante quelle interminabili settimane di viaggio. Poteva finalmente girare la città senza sentirsi continuamente costretto da una parte o tirato dall'altra, godendo di quell'aria inebriante della quale erano ricche le strade acciottolate e che si rifletteva sui meravigliosi edifici in mattoni cotti e polvere colorata che le contornavano.

Non pensava che avrebbe sentito così forte l'esigenza di separarsi dal gruppo di avventurieri, eppure più respirava il sentore di libertà, più si sentiva rinvigorito e rilassato, ben più di quanto gli fosse successo dopo un'intera giornata di sonno in taverna o dopo un bagno caldo e vaporoso. Anzi no, forse quest'ultimo aveva avuto lo stesso effetto benefico che sentiva in quel momento e se procedeva così spensierato per la strada principale della città lo doveva anche al fatto che, finalmente, si sentiva pulito e leggero come quando ancora si muoveva tra le vie di Anarsi. Un malinconico pensiero andò alla sua città perduta e per l'ennesima volta, da che l'aveva lasciata più di un anno prima, si chiese in che condizioni versasse, ora che lui non era più lì.

Il familiare peso della spada che portava al fianco gli ricordò quanto distante fosse da ciò a cui teneva e a quale lontananza forzata l'avessero condotto la sete di avventura e l'istinto di fuga che l'avevano travolto una notte di oltre dodici mesi prima. Come al solito, il ricordo sbiadito e purpureo si riaffacciò ai margini della sua mente, ma Daniel lo scacciò con forza, deciso a godersi a pieno quella manciata di ore che si era guadagnato con astuzia quella stessa mattina.

Quasi non riusciva a credere che i compagni avessero accettato il suo piano, ma ora non poteva che congratularsi con se stesso per averli convinti a girare separati per le strade di Riverwood in cerca, così aveva specificato, dell'ispirazione giusta per risolvere il loro problema.

A essere sinceri, non era veramente convinto che a loro sarebbe bastato camminare per le strade per trovare indizi sul culto e sul dio del fuoco, ma era sicuro che i compagni avrebbero trovato un modo di impiegare proficuamente quel tempo, portando più risultati di quanto loro stessi credessero di poter fare.

E quanto a lui, era davvero deciso a lasciarsi trasportare da quella corrente di vita che sentiva scorrere nelle vene come un balsamo benefico, confidando nella buona stella che lo aveva portato fino alla città e alla missione e che, ne era sicuro, lo avrebbe indirizzato anche verso una nuova buona idea per il futuro.

Con quel pensiero in mente, lo stregone seguì la folla per la strada del mercato, si lasciò condurre adagio per vie sconosciute e infine adocchiò un piccolo edificio in pietra rossa, corredato di un balconcino fiorito e di un'insegna parecchio allettante, che recitava "Da Lerov, polveri e pozioni per ogni esigenza". Incuriosito, Daniel seguì la marea di gente fino al piccolo ingresso e sbirciò dalle vetrine, scorgendo file ordinate di piccole fialette e cassetti che ipotizzò ricolmi di componenti per gli incantesimi.

"Proprio quello che mi serve, ho quasi esaurito la mia borsa" pensò, aprendo la porta e facendo tintinnare una campanella appesa allo stipite. La dolce cantilena sembrò destare una figura, ricurva su un balcone in fondo alla stanzetta, nella quale il mezz'elfo mosse il primo passo.

«Buon giorno» gli sorrise un ometto che, Daniel ipotizzò, portava addosso almeno un secolo di polvere e rughe. «Come posso aiutarla?» continuò l'anziano, alzandosi dalla sedia e posando una piuma su un grosso tomo, aperto a una pagina che, anche a quella distanza, lo stregone scorgeva ricca di segni contorti.

«Buon giorno a lei» lo salutò cortese il mezz'elfo. Mosse un altro passo all'interno e lasciò che la porticina si chiudesse da sola, ruotando silenziosa su un cardine perfettamente oliato. Come refrattario ai caldi raggi del sole di quella giornata primaverile, l'ambiente lo accolse con un velo di umidità e un sentore di muschio e qualche altra erba dall'aroma fresco e speziato, che però lo stregone faticò a identificare. «Avrei bisogno di alcune componenti per i miei incantesimi» riprese, dopo aver osservato con interesse gli scaffali colmi di vetreria dai colori accesi e variegati.

«Certamente» rispose con prontezza il proprietario, facendogli cenno di accomodarsi sull'unica sedia disponibile oltre quella in cui era stato seduto fino a quel momento. «Di cosa ha bisogno, esattamente?»

Daniel rimase in piedi davanti al bancone e rimuginò qualche secondo, lasciando vagare lo sguardo sui cassetti chiusi, dai quali era certo provenisse quel miscuglio aromatico che pizzicava le sue narici. «Mi serve qualche grammo di sabbia sottile, possibilmente rossa, gialla e blu...» disse infine.

«Ooh,» lo interruppe l'altro, con un sorriso benevolo «stiamo preparando uno scherzo parecchio colorato, eh?»

Lo stregone annuì, evitando però di dare maggiori informazioni all'anziano; il vecchio, che Daniel ipotizzò essere il Lerov dell'insegna, pareva parecchio interessato a sapere come avrebbe usato l'incantesimo, ma lui al contrario lo era molto meno a rivelare dettagli su di sé e sui suoi incantesimi. «Poi ho bisogno di qualche petalo di rosa e di una decina di grammi di muschio capace di trattenere la luce» riprese quindi.

«Mmm, bizzarro. Vuoi illuminare un lieto riposo?» mormorò ancora il vecchio, riflettendo sulla richiesta. Parve notare finalmente il velo di fastidio malcelato che permeava sul volto del mezz'elfo alle sue domande, perché finalmente si mutò e lasciò il bancone in silenzio avvicinandosi ai cassetti e inchinandosi per rovistare in quelli più bassi. Un gemito gli sfuggì dalle labbra quando qualche osso sottile scricchiolò leggermente sotto la tunica impolverata, ma il vecchio non parve darvi troppo peso e con una piccola spatola prese ciascun ingrediente e lo depositò in piccoli fogli di pergamena sottile. Terminata l'operazione, afferrò i sacchetti e li portò al bancone, dove li appoggiò con un accenno di sorriso. «Ecco a lei, le serve altro?»

Daniel valutò per qualche secondo l'ipotesi di concedersi una delle pozioni che brillavano dietro la figura del vecchio, ma accantonò l'idea appena il ricordo della discussione con il ranger nel baratro tornò alla sua mente. "Non è il caso di farlo indispettire ulteriormente spendendo i soldi del gruppo, non ancora almeno", pensò, quindi scosse la testa. «No, sono a posto.» Sentendo lo sguardo curioso dell'altro addosso, il mezz'elfo sorrise cortese. «Quanto le devo?»

Lerov allargò il sorriso. «Mi ispiri simpatia, ragazzo. Facciamo una moneta d'argento.»

Lo stregone questa volta ricambiò il sorriso, conscio che l'altro avesse ridotto notevolmente il costo di quelle componenti. Incrociò i suoi occhi e vi notò solo in quel momento un velo di antica tristezza sopra le iridi azzurrate. Per un attimo, quell'anziano solo in una vecchia bottega gli fece tenerezza e Daniel percepì, finalmente chiaro, il vivido desiderio dell'uomo di essere partecipe e d'aiuto in qualche modo. Qualcosa di quello sguardo solare ma vittima del tempo gli rammentò l'uomo che lo aveva accompagnato nella sua infanzia, lo stesso mago al quale doveva buona parte di ciò che aveva appreso negli anni.

Rimuginò qualche secondo su quanto saggia fosse l'idea che iniziava a fare capolino nella sua mente, poi decise di non avere nulla da temere dal possessore di quegli occhi buoni e un poco appannati. Quindi, si schiarì la gola e, mantenendo lo stesso tono deciso per non far trapelare nulla, riprese. «In realtà ci sarebbe qualcos'altro che potrebbe fare per me.»

Il volto dell'uomo si illuminò di gioia. «Dimmi pure, se posso ti aiuto volentieri.»

«Sto cercando delle informazioni su un antico culto dimenticato. Saprebbe darmi qualche suggerimento su dove cercare? Qualche tomo, qualche suo possessore?»

L'altro parve riflettere intensamente, portando la mano nodosa al mento e stropicciandosi con l'altra i pochi capelli radi. «Non sono un esperto di religione,» ammise poi, scrollando la testa «ma tra i mie clienti c'è uno studioso di culti e leggende. Ha un piccolo studio qui in città, se vuoi posso spiegarti come arrivarci.»

Daniel sorrise «Gliene sarei davvero grato.»

Quando infine lasciò la bottega, lo stregone teneva tra le dita una sottile pergamena con le indicazioni incise tra le fibre. Guardò la strada, che ancora pulsava di vita e movimento e ringraziò silenziosamente la città per avergli donato l'ispirazione che cercava.

Le Fiamme di Dóiteáin - Cronache di Irvania IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora