Capitolo 9. Verso la tana dei goblin - Parte Seconda

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E così avevano scoperto che oltre quel grande salone, culla dei coboldi rimasti, un'altra sala speculare ospitava la tribù nemica, a separarli solo quella porta barricata da entrambi i lati, testimone dell'accesa guerra mai del tutto sopita tra le due. L'unico modo per il gruppo per accedervi era aggirando l'ostacolo, ripercorrendo le stanze che li avevano condotti fin lì per arrivare quasi all'entrata di quell'edificio in decadimento.

Così, dopo essersi assicurati che avrebbero trovato una resistenza armata ad attenderli, senza dubbio allertata dalle loro manovre fin lì, e dopo aver scavato ancora nella catasta di oggetti con il permesso di Yusdrayl, alla ricerca di un'arma e uno scudo ancora funzionanti che il chierico potesse usare quando la sua forza magica fosse venuta meno, il gruppo aveva preso congedo dai coboldi. Prima di lasciarli però, il druido e il ranger avevano cercato di estrapolare altre informazioni su Linnormr e sulla sua tana celata in quell'abisso, senza però che Yusdrayl desse loro più di qualche impressione vaga e inutilizzabile.

A detta della cobolda, la creatura non era mai stata avvistata, né da coboldi, né da goblin. Era quasi un'entità sfocata, una presenza che aleggiava in quel baratro ricevendo offerte in cambio della promessa di restare tale ancora a lungo. L'unico a essersi spinto in profondità era stato Meepo quando, unico superstite ancora in forza delle retate dei goblin, aveva vagato in cerca di un miracolo che salvasse la sua tribù, e lo aveva trovato e identificato nell'uovo del drago che aveva riportato con sé alla tribù; ma anch'egli, nella sua esplorazione, si era fermato ben prima di incrociare l'abitatore di quella tana negli abissi.

A un'ora di distanza dall'inizio delle trattative e delle discussioni con Yusdrayl, il gruppo si trovava infine ai margini dei domini dei goblin, nell'ultima stanza che potevano dichiarare sicura. Era piccola, e alle pareti numerose panche distrutte aumentavano la sensazione di claustrofobia che trasmetteva, ma era sufficiente per permettere loro di riunirsi a terra ed elaborare un piano.

Mancava solo Galatea. Dopo la discussione con i coboldi, l'elfa era stata più che certa di non voler proseguire oltre in quella che riteneva una missione priva di senso e di scopo. Aveva esposto con decisione la sua intenzione di abbandonare quel luogo per poter tornare alla civiltà e agli agi che la buona riuscita del salvataggio del bambino avrebbe procurato loro, ma neanche con le più buone argomentazioni che aveva a disposizione era riuscita a convincere gli altri membri a seguirla. Il mistero su quella creatura degli abissi, la possibilità di aiutare la tribù e riscattarsi per l'uccisione del drago, o ancora la certezza sempre più forte che quella fortezza celasse ancora molti segreti da rivelare, erano state motivazioni sufficienti a convincere tutti gli altri dell'esigenza di continuare quelle esplorazioni.

Il suo desiderio di lasciare il baratro però, aveva permesso a Jake e Ben di procedere nella fortezza con maggiore tranquillità, rassicurati dal fatto che si fosse presa l'incarico di riportare il piccolo Timmy dalla madre, evitando così che la donna continuasse a temere per la sorte del figlio. L'elfa e il bambino erano infine usciti dall'ingresso segreto dei coboldi, evitando così di incorrere in ulteriori pericoli e risparmiando parte del percorso di ritorno al borgo di Collediquercia.

In quel momento, il gruppo era radunato al centro della stanza, concentrato su una sezione di pavimento impolverata dove Jake e Ben illustravano le tattiche che avrebbero potuto adottare per assaltare i goblin.

«Da quello che ha detto Yusdrayl, sappiamo che troveremo resistenza armata, e anche numerosa. Non possiamo permetterci di entrare allo sbaraglio. Azioni casuali e insensate potrebbero costarci la vita» disse Jake.

«Per azioni insensate, intendi ad esempio lanciarsi di testa da un burrone?» rispose Daniel ridendo. Un ah-ah freddo e distratto fu però l'unica reazione che ottenne dal guerriero, troppo concentrato sul disegno che stava creando nel terreno per dargli corda.

Le Fiamme di Dóiteáin - Cronache di Irvania IDove le storie prendono vita. Scoprilo ora