3 - 1

54 10 7
                                    

La mattina dopo mi sembrò di vivere un déjà vu.
"Ciao Lorenzo"
"Ferrari"
Fece lui di rimando, senza nemmeno degnarmi di uno sguardo.
Rimasi interdetta per qualche secondo.
Quando aveva ricominciato a chiamarmi per cognome?
Osservò la mia espressione contrariata, poi, scandendo bene le lettere, riprese:
"F-e-r-r-a-r-i non fare quella faccia.
La tregua è finita, no?
Io posso ricominciare ad odiarti e tu a fare la snob."
Scossi la testa, con un'espressione schifata.
Si, mi ero davvero sbagliata su di lui.
Era molto, molto, mooolto peggio di quanto pensassi.
"Sei proprio uno stronzo"
Dissi a denti stretti.
"Mmmh... Sbaglio o non la pensavi esattamente così ieri pomeriggio, mentre mi imploravi di baciarti?"
Sentii le guance avvampare, ma non volevo dargli la soddisfazione di avere l'ultima parola.
"Io stavo tornando a casa.
Sbaglio o sei stato tu a trattenermi?
Sbaglio o sei stato tu a strusciarti sul mio collo?"
Risposi secca, sottolineando con enfasi la parola 'tu'.
Quel ragazzo riusciva sempre a tirar fuori il mio lato peggiore.
Serrò la mascella, senza ribattere.
2 - 1 per me, pensai soddisfatta.
Festeggiai quella vittoria con un sorrisino compiaciuto e con un buonumore che non mi abbandonò per il resto della giornata.
Di tanto in tanto, Lorenzo mi lanciava occhiate truci, mentre io, in tutta risposta, lo ignoravo.
All'intervallo  uscii dall'aula sfilandogli volutamente davanti, senza degnarlo di uno sguardo.
"Chiara, vuoi una mano?"
Chiese Riccardo, mentre io inveivo contro la macchinetta delle bibite che, come al solito, si era bloccata.
"Si, ti prego"
Dissi con espressione scherzosamente afflitta.
Diede un paio di pugni all'aggeggio demoniaco, finché non si decise a restituirmi il resto.
Non troppo entusiasta del trattamento subito, come ultimo gesto di cattiveria, la ferraglia sparpagliò per il corridoio ben €1,50 in monetine da 5 centesimi.
Riccardo raccolse tutto con pazienza e me lo porse.
Dietro di noi nel frattempo si era formata una coda infinita.
"Grazie"
"Figurati! Senti, ti avrei scritto oggi pomeriggio, ma già che siamo..."
Riccardo frequentava la 5^ E.
Era un ragazzo alto e slanciato, gentile ed eternamente allegro.
Sorrideva sempre, mostrando delle adorabili fossette sulle guance e contagiando chiunque con il suo proverbiale buonumore.
Avevo sempre pensato che fosse carino.
Il volto spensierato e disseminato di lentiggini era incorniciato da un ciuffo di capelli neri e luminosi, che contrastavano con la carnagione chiara.
Ciò che preferivo erano il suo sguardo avvolgente, luminoso, di ambra liquida, che sapeva di calore, di casa.
L'esatto opposto di Lorenzo, mi sorpresi a pensare.
"Volevo chiederti se vai alla festa di Ludovico"
"Il diciottesimo di Ludovico! Me ne ero completamente dimenticata!"
"È sabato sera – mi ricordò – potrei passare a prenderti e potremmo andare insieme, sempre se ti va ovviamente."
"Si, certo" risposi subito sfoderando un sorriso a 32 denti.
Era una specie di appuntamento?
"Oh, grande! Allora passo a prenderti sabato alle 19.30?"
Disse tutto d'un fiato, sorpreso e felice: probabilmente non si aspettava che accettassi.
"D'accordo"
Suonò la campanella.
"Ora devo andare, poi ci mettiamo d'accordo meglio."
Disse raggiante.
Mi voltai per tornare in classe, sorridendo a mia volta.
Mi accorsi che Lorenzo era ancora in fila alla macchinetta, a meno di un metro di distanza da me.
Aveva certamente sentito tutto, e a giudicare dal profondo disprezzo con cui fissava Riccardo, non ne era particolarmente felice.
Continuò a seguirlo con lo sguardo, incenerendolo ad ogni passo, finché non fu fuori dalla sua portata.
3 a 1.
Palla al centro.

Ho visto mani perdersi per paura di stringersiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora