Capitolo 4.

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«che ci fai tu qui?» le chiedo scioccata. Raccolgo la borsa che mi era caduta di mano per la sorpresa.
«Quanto sei cresciuta tesoro mio» mi accoglie in un abbraccio che respingo quasi subito.
«Ti ho fatto una domanda»
«Tesoro, sono appena tornata da Londra e ho deciso di passare qui»
«Tris dov'è?»
«Non lo so» la fisso poi tiro fuori il cellulare per chiamarlo.
«Pronto» risponde lui scocciato come sempre.
«Ehi vieni a casa, c'è nostra madre» dico diretta senza alcuna emozione.
«È uno scherzo?»
«No no è qui davanti a me»
«Arrivo» risponde e chiude la chiamata subito dopo. Mi butto sul divano a peso morto.
«Allora, come va a scuola?» sorride e si siede accanto a me.
«Come deve andare? Bene» incrocio le braccia al petto. Lei rimane in silenzio poi si alza e si mette a camminare per tutto il salottino.
«Dev'essere bello girare tutto il mondo» affermo e lei si gira di scatto.
«Intanto tu ti fai la vacanza e noi rimaniamo qui in questo schifo di città»
«Ma che stai dicendo? Per vacanza? Noi lavoriamo Brooke»
«Ah giusto dimenticavo, la vostra cazzo di vita gira solo ed esclusivamente intorno al lavoro!» urlo.
«I soldi che riusciamo a guadagnare poi servono a voi, lo facciamo per voi capisci?»
«Sei tu a non capire. A noi non interessano i soldi, noi volevamo solo avere una famiglia»
«Noi siamo una famiglia, Brooke, la famiglia Evans»
«Siamo la famiglia più brutta nella storia della California»
«Non dire così perfavore»
«E cosa dovrei dire eh? Che siamo la famiglia perfetta? Sai benissimo anche tu che è un'enorme cazzata!»
«Brooke...»
«Voi ci lasciate da soli qui poi tornate all'improvviso per i vostri comodi e la chiami famiglia?» mi fissa senza dire nulla. Fa bene a restarsene in silenzio. Mi passo una mano tra i capelli e scoppio a piangere senza controllo.
«Questa volta perchè sei ritornata eh? Non trovavi l'Hotel? Non sapevi dove passare la notte giusto? Dimmi la verità cazzo» annuisce poi abbassa la testa.
«È vero ma ne ho approfittato anche per rivedere i miei figli»
«Come no...» mormoro asciugandomi le lacrime. Nessuna delle due dice altro e qualche secondo dopo il silenzio viene rotto dalla porta di casa che Tristan sbatte con forza.
«Tristan, figlio mio» mormora nostra madre che lo stringe subito a sè
«Eri a lavoro?» gli chiede ma lui pensa a guardare me.
«Ehi che hai fatto tu?» mi chiede mio fratello che si siede subito accanto a me. Lo abbraccio e le lacrime riprendono a scendere.
«Brooke, smettila di piangere avanti...»
«Non ci riesco Tris...»
«Che cosa le hai detto eh?» urla Tris.
«Io...non...»
«Non puoi presentarti a casa nostra dopo anni e fare finta di niente» riesco a dire fra le lacrime. Tristan mi massaggia la testa. Sta tentando di tutto per calmarmi. Lui si è sempre preso cura di me cosa che avrebbero dovuto fare i nostri genitori.
«Brooke...perfavore...»
«Smettila di inventarti scuse!» urlo.
«Brooke, calmati...» sussurra Tristan che mi stringe di nuovo a sè.
«Che vi importa della nostra felicità eh? Voi avete pensato solo ai soldi...come se i soldi fossero la cosa più importante in una famiglia...» tento di asciugare le lacrime che continuano comunque a scendere.
«Noi lavoriamo molto per farvi avere una vita migliore tesoro, senza i nostri soldi chissà ora in quale stato vivreste»
«Non puoi dirmi che la vita migliore si costruisce con i soldi, perfavore, i soldi non sono nulla se non si ha per prima cosa l'amore»
«Ma Brooke...» Tristan si alza di scatto in piedi.
«La dovete smettere chiaro? È possibile che ogni volta finisce sempre con una vostra litigata? Non ne posso più, davvero, mi sto stancando di questa situazione...» afferma ed estrae dalla giacca un accendino con una sigaretta. Rimango a fissarlo imbambolata poi mi alzo per capire se fa sul serio.
«Tristan...da quant'è che hai ripreso a fumare?» mi scende un'altra lacrima.
«Da oggi» afferma ed esce dalla porta principale. Rimaniamo in silenzio per qualche secondo che passo a pensare alla vita di mio fratello quando fumava e si drogava. Non era più lui, in quel periodo non lo riconoscevo più e ho paura che possa compiere lo stesso sbaglio.
«Se Tristan ha deciso di riprendere a fumare, è colpa tua...» mormoro e mi avvicino piano alle scale.
«Vedi di aggiungere questo alle altre mille cazzate che hai fatto, tipo metterci al mondo...» continuo a mormorare e lei rimane a bocca aperta mentre salgo le scale per raggiungere la mia stanza. Mi metto a gambe incrociate sul letto e cerco di dimenticare tutto ciò che è appena successo. Una giornata del genere poteva solo capitare a me. Prima la litigata con Ross, poi nostra madre che è venuta solo per creare casini fra me e mio fratello e per completare la giornata ormai piena di brutti avvenimenti mi arriva un messaggio da Riker.
*So che hai litigato con mio fratello quindi mi chiedevo se magari potresti passare da me domani. Tranquilla Ross non dovrebbe esserci e staremo da soli, non verremo disturbati* dice il suo messaggio. Io non posso crederci mi crede davvero una puttana.
*Che cazzo hai in mente eh? Non sono come le altre amichette di Ross, non sono una puttana chiaro?*
*Ma infatti non sei come loro, sei riuscita ad incantare mio fratello dunque sei molto meglio e lo voglio sperimentare 😏*
*Ma vaffanculo Riker* mando e spengo il cellulare. Non ho veramente parole, chissà cos'ha detto Ross su di me a suo fratello...forse ho fatto bene a finirla con lui...
Mi sdraio per bene sul letto per cercare di dormire ma proprio non ci riesco. Chiudo gli occhi ma sono costretta a riaprirli subito dopo quando sento la porta della mia stanza aprirsi.
«Brooke...» mormora Tris dall'uscio. Si sdraia accanto a me, ha ancora addosso l'odore di fumo.
«Non ho fame e probabilmente non riuscirò a dormire...» mormora.
«Gia, nemmeno io» mi accuccio sul suo petto.
«Brooke vorrei...»
«Non voglio parlarne perfavore»
«D'accordo...» mormora. Provo a chiudere gli occhi per la seconda volta e con successo riesco ad addormentarmi.

«call me Daddy»Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora