Capitolo 12

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Harry's POV

Stavo aspettando quel coglione di Payne da due ore. Dove si era cacciato? Mi aveva pregato di essere presente perchè ciò di cui doveva parlarmi sembrava importante, addirittura indispensabile. Il posto in cui mi aveva fatto andare era una merda per ricchi sfondati, lusso ovunque, odore di soldi e fin troppo champagne; il tutto mi agitava, mi rendeva nervoso e più scorbutico del solito, era impossibile mantenere la calma, soprattutto per uno come me che odia le attese. Digitai immediatamente il suo numero, sperando almeno che si degnasse di rispondere alla chiamata, dopo i duecento messaggi che gli avevo mandato su WhatsApp e non soltanto.
Il telefono continuava a squillare, ma lui, come il coglione che è, non mi rispondeva. Avevo promesso a me stesso che se non fosse arrivato entro 10 minuti, avrei abbandonato quel posto, fottendomene altamente delle cazzate che avrebbe voluto raccontarmi.

Liam Payne, il buon ragazzo, saccente e disgustosamente gentile, si stava rivelando una fottuta femminuccia ritardataria. Probabilmente sarebbe arrivato a momenti, con un tacco 12 cm e una gonnellina corta a motivo floreale.

Iniziai a ridere da solo immaginandolo buffamente conciato in quel modo, senza accorgermi della sua stessa presenza nel tavolo accanto al mio.

Non era solo.

Per un attimo cercai di mettere a fuoco la situazione, sperando di comprendere che non mi stesse dannatamente prendendo in giro. Rimasi, infatti, con il telefono in mano, quando la sua voce cominciò a parlare da dietro la cornetta.

Mi alzai dalla mia seduta e alzai un braccio per farmi notare, quando ad un certo punto, lui focalizzò l'attenzione su di me e cominciò ad avvicinarsi.

Proprio come avevo intuito, era in ottima compagnia.

- E guarda un pò San Liam Payne da Wolverhampton - pensai nella mia testa.

Una ragazza di media altezza, mora, lo affiancava timidamente, e dalla sua espressione, non credo avesse immaginato di dover incontrare qualcuno o dover trascorrere una serata insieme a me.

Mi domandavo chi cazzo fosse questa troietta che non voleva staccarsi da lui a tal punto da sorridere in maniera impercepibile, dietro le possenti spalle di Payne, per evitare di incrociare il mio sguardo.

I loro passi erano lenti, e la ragazza si muoveva metro dopo metro volendo sprofondare dall'imbarazzo. Evidentemente era una tipa timida, riservata, introversa e, del resto, la gente così non poteva stare che con uno come Liam. Il mio rapporto con lui era nato al liceo, dopo il mio trasferimento dall'Inghilterra, era stato uno dei pochi a farmi sentire veramente a casa, nonostante odiassi il suo atteggiamento casto e benevolo in ogni situazione; avevamo creato un gruppo affiatato, insieme a Louis e Niall, ma concluso il liceo, ognuno aveva proseguito per la propria strada, e tutto ciò che avevamo trascorso si dissolveva anno dopo anno. Rimasi stupito, d'altronde, nel momento in cui ricevetti un suo messaggio per quest'incontro; pensai immediatamente ad una rimpatriata con gli altri ragazzi e l'idea mi entusiasmava parecchio, ma a quanto pare, non era questo ciò che Liam aveva programmato.

«Amico!» - mi sorrise.

«Chi si rivede, signor Payne!» - risposi in maniera educata, con il tentativo di non apparire un cazzone.

«Lei è Cristine, non ho mai avuto modo di fartela conoscere, è un'amica d'infanzia.»

E dunque? Presentandomela stasera dove voleva arrivare? Iniziavo ad innervosirmi sempre di più e non facevo altro che sperare che potesse non essere lei il motivo di quest'incontro, nonostante i miei dubbi.

«Io sono Harry.» - dissi con tono freddo, allungandole la mano in segno di saluto.

«C-ciao.» - balbettò arrossendo.

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