Capitolo 7

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Musica a tutto volume, fumo, luci accecanti: questo è tutto ciò che riuscii a percepire non appena entrai in una sala apparentemente elegante, ma ricolma di gente brilla che non si stava rendendo minimamente conto di quanto stesse accandendo. Non posso negare il fatto che in un primo momento mi sentii disorientata, la gente mi spingeva e l'aria era soffocante; ero sicura al mille per mille che non avrei sopportato un ambiente come quello per più di un'ora stentata.

Meggie continuava a tenermi per mano, cercando di mantenersi in equilibrio sui suoi tacchi 15 che la rendevano zoppicante e ancora più tesa; speravo più di ogni altra cosa che tutti i suoi piani sarebbero andati per il verso giusto.

Ci avvicinammo al bancone per ordinare qualcosa e nel frattempo pensai di inviare un sms a Liam, per cercare di capire dove si fosse cacciato e, soprattutto, per ricordargli che non mi ero dimenticata della conversazione avvenuta qualche ora prima riguardo alla presentazione di questa persona misteriosa.

Non appena ordinai una coca con ghiaccio, Meg si poggiò nello sgabello accanto, non staccando i suoi occhi dalla pista da ballo; era letteralmente impossibile cercare di individuare qualcuno a causa delle luci e del rumore assordante, ma nonostante ciò, lei riuscì a segnalare il suo biondo, lasciandomi sconvolta e dandomi conferma che, spesso, l'interesse è capace di eliminare ostacoli apparentemente paranormali.

«Oddio, Crist, è lì!» - cominciò ad urlare come una pazza e i suoi occhi iniziarono a colorarsi di una luce nuova, di un bagliore che solo quel ragazzo riusciva a procurarle. Immediatamente corse in pista, lasciandomi da sola con la mia coca in mano, dimenticandosi completamente di chi la stesse circondando. Riucii ovviamente a comprendere la sua reazione, avrebbe fatto di tutto pur di farsi notare, e questa era di certo l'occasione perfetta per emergere e per manifestarsi agli occhi di Horan.

Rimasi per un attimo ad osservare, in silenzio, mentre il rumore assordante incombeva sulla mia testa causandomi un leggero scombussolamento. Controllai il cellulare, cercando di far passare il tempo che sembrava inesorabilmente infinito, e aprendo l'icona dei messaggi, constatai la 'non risposta' di Liam, pensando a dove si trovasse in quel momento.

Ebbi l'istinto di mandargli un ulteriore sms, ma per mia fortuna, prima che il segnale d'invio fosse completato, bloccai l'azione e decisi di non disturbarlo; non avrei voluto che avesse un'immagine appiccicosa e fastidiosa di me, mai e poi mai.

Spostai una ciocca dietro l'orecchio, e cominciai a giocare con la cannuccia della mia coca cola, scuotendola ai bordi del bicchiere di plastica e cercando di bere tutte le goccioline rimaste sul fondo; era piuttosto ridicola come scena. Tutti ballavano e si scatenavano, mentre io stavo seduta tentando di far passare il tempo. Tempo che venne interrotto da delle urla provenienti dal centro della sala.

Urla femminili, voci acute.

«C'è una rissa! Due ragazze!!» - urlò divertito un ragazzo accanto a me.

Immaginai immediatamente che si trattasse delle solite oche ubriache, che pur di sfogare la loro poca lucidità avrebbero venduto anche l'anima.

E invece no, il mio pensiero sembrò, nel giro di secondi, dissolversi nell'aria, in mezzo al fumo di quella sera.

«Katie Smith e Meggie Edwards!!» - cominciò a gridare un altro giovane, più estasiato che mai, anche lui brillo.

Non appena sentii 'Meggie Edwards', saltai dalla sedia.

Meggie? Rissa? Non poteva assolutamente essere vero.

Cosa cazzo stava succedendo?

Cominciai a spigere la folla che mi circondava, sentii un sacco di parolacce che mi vennero rivolte, ma non ascoltando minimamente le offese gratuite che avevo ricevuto nel giro di 20 secondi, giunsi al centro della pista, dove la scena che mi si presentò, non fece altro che preoccuparmi drasticamente.

Era Meggie, era proprio lei, e stava letteralmente estraendo ogni singolo capello dalla testa di una biondona ossigenata, il cui nome evidentemente era Katie Smith.

Le due sembravano attaccarsi fisicamente e verbalmente senza alcuna sosta, e cercando di porre fine a quello spettacolo ormai diventato circense, decisi di tuffarmi letteramente su Meg, tirandola dal braccio, nonostante l'ultima delle mie intenzioni fosse quella di farle del male.

Continuavo a domandarmi quale fosse la causa di quel così violento litigio, impossibile da ricollegare con la personalità di Meggie, sempre quiete e propensa al dialogo, anzichè alla violenza.

Il suo atteggiamento poteva essere giustificabile soltanto attraverso una motivazione che la rendesse davvero irrascibile e violenta, che la privasse di lucidità mentale, e tutti sapevano che la causa fosse quel dannato irlandese che, dopo quella sera, le aveva decisamente fottuto il cervello.

«Lasciatela, smettetela! Datemi una mano!!» - urlai quasi piangendo.

Nessuno si degnò ad avvicinarsi per porre fine a quel disastroso evento; al contrario, tutti alimentavano la vicenda, che si era ormai presentata come uno spettacolo per coronare e concludere positivamente la serata.

Se solo ci fosse stato Liam, sono sicura avrebbe risolto la situazione con una delle sue parole, o semplicemente uno sguardo mi avrebbe aiutato a gestire il tutto. Ma Liam non c'era, ed ero sola, anche stavolta, e dovevo dare prova a me stessa di essere autosufficiente e di saper gestire anche le circostanze apparentemente più difficili, dovevo farlo per un mio riscatto personale, il mio ego aveva bisogno di proseguire e crescere senza l'appoggio di nessuno.

La folla sembrò allontanarsi dopo il mio 'violento intervento', nonostante i commenti fossero poco graditi, trascinai Meggie fuori dalla sala e provai almeno a consolarla, cercando di renderla consapevole del fatto che il peggio fosse passato, e che una volta tornate a casa, mi avrebbe spiegato nel dettaglio il motivo principale per il quale la notte perfetta, era, in antitesi, diventata il modello antiutopico della relizzazione sentimentale che avrebbe dovuto stabilire.

Le circondai la schiena con un braccio, e supportandola da dietro, cominciai ad incamminarmi verso casa sua; erano le 3 del mattino e riuscivo a stento a reggermi in piedi, mentre continuavo ad essere convinta del fatto che la matrice delle lite avesse il nome di Niall Horan e che proprio lui, generatore del disastro, avesse risolto la situazione scappando via, come ogni vigliacco fa.

Pregavo metro dopo metro, che le mie fossero semplici considerazioni, ma per quale altro motivo Meggie avrebbe avuto il coraggio di attaccare una ragazza in quel modo così irruento, se non che per Niall?

Mi aveva dichiarato apertamente di essere disposta a vendere la sua anima, il suo essere, per quel ragazzo, e di certo, non l'avrebbe fermata la paura di una rissa, pur di prendere ciò che riteneva essere di sua proprietà.

Giunte finalmente a casa, Meggie si poggiò sulla panchina posta all'esterno, nell'ingresso dell'abitazione, mentre io mi concentrai, cercando le chiavi di casa sua nella borsa, quando..

Mi sentii improvvisamente tirare il braccio.

Era un tocco ruvido, familiare.

Non era Liam.

Stavo forse impazzendo, è ovvio che fosse Liam, doveva per forza essere lui. Chi altro?

Mi voltai ponendo fine ai miei stupidi interrogativi da folle esausta ragazza notturna.

I miei occhi si spalancarono.

Quel volto non mi si presentava davanti da fin troppo tempo.

«L-l-louis?».

Queste furono le uniche parole che riuscii a dire.

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