Capitolo 11

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Chiusi lo sportello dell'auto e riuscì a percepire un'aria serena, quando a spezzare il silenzio fu Liam.

«E allora, Cris, raccontami un pò. Non immagini nemmeno quanto tu mi sia mancata in questi giorni.» - sorrise debolmente.

«Hai ragione, dopo quella sera, sai, la festa, non ci siamo più sentiti..»

Non avrei voluto fare riferimento alla "semi tragedia" avvenuta quella sera, ma lo dissi così spontaneamente, senza nemmeno accorgermene.

«Oh... si, beh, ricordo.» - ridacchiò imbarazzato.

Sapevo quanto fosse propenso a conoscere ogni dinamica della lite tra Meg e quella sottospecie di troia bisbetica, ma preferì tacere e sviare subito, cercando di concentrarmi su di lui.

«Non parliamo di queste sciocchezze, piuttosto, tu? Come va con la tua "ragazza"?» - virgolettai con le dita.

Liam sembrò cambiare espressione, storcendo gli occhi e ridacchiando. Sembrava quasi sicuro di sè, nel momento in cui mi guardò con un volto compiaciuto, come se io avessi creato chissà quale film mentale nella mia testa.

Cosa stava tramando alle mie spalle?

«Ricordi questa famosa persona che devo presentarti?» - chiese scontato.

«Direi!» - risposi buffando.

«Semplicemente non essere troppo sicura che sia un qualcuno di super vicino a me, o robe del genere, sai.. non vorrei farti creare idee sbagliate.»

Mi stava confondendo ogni minuto di più e non riuscivo a stargli dietro; un momento prima sembrava volermi presentare la donna della sua vita, e quello dopo una semplice conoscente, amica quasi.

«Okay..» - affermai vagamente.

Lungo il tragitto cominciai a sfogarmi, su tutto quello che era successo con mia madre; parlai a Liam dell'Università, dei miei progetti, e non appena gli citai la "London University" la sua reazione mi lasciò allibita.

«Sul serio????» - gli brillarono gli occhi,

Non mi aspettavo sentimenti di gioia o felicità, al contrario, credevo dimostrasse entusiasmo e piacere nei miei riguardi, ma anche un pizzico di tristezza, timore di essermi lontano, e invece non fu così.

Illusioni, riuscivo a crearmi solo illusioni, vaghe idee che le persone a cui facevo maggiormente riferimento avessero una forte stima nei miei confronti a tal punto da star male, risentendo della mia lontananza, delle scelte che avrebbe potuto comportare la distanza, quando non era così.

Rimasi per un attimo a pensare, quando il suo tocco sulla spalla mi fece sobbalzare.

«Tutto okay? Cris, è tutto okay?»

«Uhm, si, scusami, semplicemente.. sai, credevo..»

«Continua! Credevi cosa?»

«Lascia stare Liam, nulla di importante.»

«Ne sei sicura? Se è per tua madre, stai tranquilla, in un modo o nell'altro lei accetterà questo tuo spostamento, valuta il dato positivo.»

Sorrisi cercando di evitare di esprimere più di quanto non avessi già fatto la mia delusione.

Non appena ebbi il tempo di digerire il tutto, Liam spense la macchina e parcheggiò dinanzi un locale. Sembrava poco affollato, delle vetrate ampie lasciavano intravedere una fila di tende damascate in grigio e argento e l'impressione era quella di trovarsi in un locale snob in cui champagne e caviale venivano serviti ad ogni cliente come offerta della casa.

Liam scese per primo, aprendomi la portiera, e non appena scesi dall'auto, mi scrutò attentamente dall'alto verso il basso. Sapevo di non essere adatta in quel contesto di gente super elegante, e come se mi avesse letto nella mente, mi fece un sorriso di approvazione, trasmettendomi tranquillità.

«Stai benissimo anche così.» - mi sussurrò all'orecchio.

Lui indossava una camicia bianca aderente, che evidenziava perfettamente la sua muscolatura e le sue spalle larghe; un paio di pantaloni neri stringevano le sue cosce, mettendo in evidenza i polpacci e un paio di stringate blu completavano l'outfit misto di casual ed elegante che donava al mio migliore amico/fratello.

Non appena entrammo nel locale, delle luci soffuse attirarono la mia attenzione;  si trattava di una location moderna, con mobili in nero laccato e poltroncine bianche di pelle che contornavano ogni singolo tavolo, decorato minuziosamente in toni bianco-nero e candele profumate alla vaniglia per tutte le postazioni adibite ai clienti.

Un cameriere ci fece accomodare, chiedendo l'ordinazione a Liam e cominciò a farci strada in un punto riservato del locale, dove non sembrava esserci molta folla.

«Ecco a lei, signor Payne, a momenti passerà il collega per il menù.»

«Certo, grazie.» - rispose educatamente Liam.

Mi fermai un attimo dinanzi alla sala in cui il cameriere ci aveva portati, constatando che ci fossero soltanto tre tavoli, tutti e tre occupati.

Mi saltò all'occhio uno dei tre, occupato soltanto da un ragazzo, che teneva in mano il suo cellulare, intento a chiamare qualcuno.

In quel preciso istante, quando i miei occhi si fermarono sul misterioso ragazzo che occupava il tavolo, nervoso ed esitante, squillò il telefono di Liam.

Lo estrasse dalla tasca sorridendo, e sbloccandolo con le mani, rispose.

«Amico, sono quì davanti.» - alzò un braccio e sorrise.

Il ragazzo al tavolo guardò smarrito per un momento, intento a cercarlo, e non appena vide Liam infondo alla sala ricambiò il saluto, alzandosi e facendogli cenno di avvicinarsi.

«Vieni con me, Cris.» - mi guardò Liam.

«S-si.» - risposi dubbiosa.

Speravo fosse soltanto un amico di Liam da dover salutare per un attimo, con cui scambiare due parole per poi allontarci al nostro tavolo. Cominciai ad avvicinarmi, seguendo Liam, il quale mi afferrò gentilmente il polso, per dirigermi nel tavolo giusto.

Mi sentivo sempre più scrutata e in soggezione, era una sensazione a me estranea, nonostante non potessi smettere di essere sempre più nervosa ad ogni passo.

La vicinanza tra quel tavolo e noi, sembrava accorciarsi sempre di più e quello sguardo estraneo non faceva altro che lanciarmi infiammate pulsioni, inaspettate emozioni. Era agitazione pura, mista a fastidio, probabilmente per il fatto che un ipotetico sconosciuto per me, aveva rovinato la cena con Liam.

Chissà che ragazza avrebbe dovuto presentarmi, chissà che serata perfetta sarebbe stata, se questo bizzarro individuo non si fosse presentato al nostro tavolo, pronto a rovinare i piani di Liam.

Conoscevo benissimo il suo carattere, sapevo che, anche qualora questo individuo avesse fatto un fuori programma, Liam non avrebbe mai e poi mai fatto pesare una cosa del genere, anzi, avrebbe fatto in modo di coinvolgerlo nella serata.

Il tutto mi turbava, mi rendeva ancora più irascibile di quanto non lo fossi non appena lo vidi invadere gli spazi miei e del mio adorabile amico.

Giunti al tavolo la mia mente si fermò.

Ci fissammo.

Due occhi.

Verdi.

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