Capitolo 2

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Non attendevo altro che il suo arrivo. In diciotto anni della mia vita non avevo mai sperato così tanto che arrivasse prima del solito, perchè avevo davvero bisogno di dirle tutto quello che avevo provato e sentito in questi ultimi anni. Odiavo il fatto che, dopo la morte di mio padre, si fosse chiusa in sè stessa. Aveva preso una decisione: eliminare il mondo che la circondava e concentrarsi solo sul lavoro, così avrebbe definitivamente cancellato il dolore che la stava logorando ormai da anni, dolore che stava distruggendo anche me. Se solo avessimo potuto affrontare tutto questo, mano nella mano, insieme, probabilmente non mi sarei mai trovata in questa situazione, non avrei minimamente immaginato di fuggire da questa casa, dal luogo in cui sono cresciuta, il luogo che conosce i miei pianti, le mie più profonde riflessioni. Spesso, è proprio vero che gli esseri umani tendono ad illudersi, ed era proprio quello che stava facendo mia madre: stava cercando di far prevalere il lavoro sulla sua intera esistenza, con la speranza di poter soffocare i pensieri e la frustrazione procurata dalla perdita di mio padre. Per un attimo, questi pensieri mi procurarono una stretta al petto, più del solito. Non avrei mai voluto farla soffrire più di quanto non lo avesse già fatto negli ultimi 10 anni, ma era l'unica scelta, per me, per il mio futuro, quella di evadere. Avrei potuto benissimo decidere di proseguire con l'università quì a Sydney, nonostante avessi la piena consapevolezza di non essere felice, non con lei. Apprezzavo giorno dopo giorno la sua presenza sul piano economico e sussistenziale, ma non era quello che desideravo e lei non avrebbe mai potuto capire la mia posizione, non l'aveva mai fatto in vita sua, e di certo, questo non sarebbe stato il momento della svolta decisiva.

Il caos nella mia mente venne immediatamente interrotto dal rumore delle chiavi proveniente dall'ingresso, accompagnato dallo scricchiolio dei tacchi sul pavimento lucido: era lei.

Era arrivato il momento di parlare, di mozzare i silenzi, e dovevo mettere in mostra la maturità che mi caratterizzava, che aveva sempre fatto di me una ragazza, agli occhi degli altri completa, bella dentro.

«Cristine, ci sei?» - la sua voce era così squillante, quasi assordante.

«Sono quì.» - risposi dalla mia camera, pensando ad un modo carino e non scortese per comunicarle la mia decisone.

Decisi di approfittarne scendendo al piano di sotto per preparare il pranzo, cosa alquanto insolita da parte mia, anche perchè non ero abituata a cucinare, il mio unico pasto era costituito da pizza o confezioni di cibo surgelato.

«Per quale miracolo stai aprendo la cucina?» - affermò osservandomi in maniera cupa, ma curiosa.

«Ehm, lo sai, oggi è stato un giorno importante per me, quindi perchè non cucinare qualcosa?» - le dissi, sperando di farle ricordare che sua figlia aveva appena finito il liceo.

«Ti sei rimessa con Louis?».

Cosa? C-cosa aveva appena pronunciato?

La forchetta che avevo in mano, cadde dalle mie mani, senza che io stessa me ne rendessi conto, probabilmente accompagnata da un rumore non troppo forte, che alle mie orecchie sembrò un tonfo infinito.

«Ho detto qualcosa che non va?» - disse, avvicinandosi a me, raccogliendo la forchetta e pulendo il pavimento bianco sporco di pomodoro con un panno.

«Come ti viene in mente di parlare di Louis, adesso? Non me l'hai mai chiesto da quando, beh, da quando ci siamo lasciati. Oggi ho finito il liceo, oggi tua figlia, ovvero la sottoscritta, ha sostenuto gli esami orali, la prova finale della maturità, ecco cos'è successo. Tu, ovviamente, non riesci minimamente ad interessarti a tutto questo, e spari cazzate, come hai appena fatto! Complimenti 'mamma'» - urlai con tutta la voce ormai rimasta nel fondo della mia gola, virgolettando la parola finale.

La sua espressione cambiò radicalmente, facendomi sentire un mostro, per un attimo. Gli ultimi mesi erano stati disastrosi, lei si era assentata dalla mia vita, ed ecco che aveva dimostrato tutto questo rimettendo in mezzo la mia relazione con Louis, ormai morta e sepolta da ben tre anni. Non aveva fatto altro che rimarcare la mia tesi su di lei, non aveva fatto altro che farmi capire quanto fosse stata inesistente all'interno della mia vita; era questo che volevo farle capire accentuando i toni con lei, e l'ultima cosa che avrei voluto era di certo ferire i suoi sentimenti, nonostante lei lo facesse ogni giorno di più.

«M-mi dispiace, Cristie». - Mi aveva chiamata 'Cristie' e sapeva anche lei quanto fosse importante per me quel nome; non lo utilizzava da quando mio padre non c'era più, era il nomignolo che amavano pronunciare con tono mieloso entrambi per chiamarmi a tavola, quando la mia vita ancora era costituita da un vero e proprio nucleo familiare, ciò che dopo quegli attimi, era ormai divenuta una copia sbiadita e un ricordo incancellabile.

Non ebbi il coraggio di attaccarla ancora, dopo quello che era appena successo; mi resi conto di non avere le forze emotive per poterle dire che sarei andata via, per sempre. So che dopo la mia partenza avremmo continuato a mantenere un rapporto civile, che non avremmo troncato un contatto, anche se una volta all'anno, o per Natale, o per il mio compleanno e fondalmentalmente, mi bastava questo, è questo quello che volevo, dopo aver capito il ruolo che avevo nella sua vita.

Interrompendo i nostri sguardi che stavano per esplodere in una tempesta la cui realtà avrebbe ferito entrambe, agendo d'impulso, optai per la soluzione migliore, per il modo più d'effetto e netto che avrei potuto scegliere per renderla partecipe del mio futuro.

«Salgo un attimo sopra, ho una cosa da mostrarti non appena tornerò». - pronunciando queste parole in tono calmo, ebbi come risposta uno sguardo confuso, instabile, uno sguardo che smascherava la sua vera essenza: una donna debole, che si era autoconvinta negli ultimi anni, di aver superato tutto da sola, di non aver bisogno dell'unione morale con la propria figlia; una donna così forte all'apparenza, da aver distrutto non solo il suo animo, ma da aver tentato di annientare anche quello della gente che la circondava, anche il mio.

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