HARRY’S POV

Nebula stava muovendo freneticamente la gamba, in segno di nervosismo, lanciando occhiate furtive al nastro che trasportava le valigie. Vidi i suoi capelli alzarsi, spostati da un piccolo sbuffo impaziente scappato dalle sue labbra, quando poi il suo viso si illuminò raggiante appena vide la sua valigia nera firmata Carpisa apparire all’orizzonte. La vidi correrle incontro aprendo le braccia, neanche fosse la scena al rallentatore di un film nel momento di un incontro dopo tanto tempo, e con una buffa smorfia la sollevò, inciampandoci immediatamente dopo, causando il suo crollo inevitabile su di essa. Scoppiai in una fragorosa risata, mentre lei continuava a lamentarsi massaggiandosi le varie parti del corpo doloranti. Mi avvicinai a lei, con una mano che tratteneva le budella che stavano per scoppiare e l’altra per tirarla su per un braccio.

“Andiamo, stupida.”

Nebula mi lanciò un’occhiataccia che si mutò velocemente in uno sguardo grato, e si aggrappò saldamente al mio braccio. Presi sia la mia che la sua valigia e iniziai ad avviarmi verso la lunga fila di macchine gialle che avevano un cartellino rettangolare su cui era scritto taxi. Un uomo basso e piuttosto tondo sulla cinquantina si avvicinò a noi, da sotto il grande baffo emergeva la sua voce fortemente marcata dal tipico accento del North Carolina, poi un piccolo sorriso, prima di prendere le nostre valigie e di caricarle nel portabagagli.

Il viaggio fu più breve di quanto avessi pensato, a causa della strade desolate e dello scarso tasso di turismo in quel periodo. L'uomo si azzardò a fare qualche domanda piuttosto imbarazzante, come "da quanto tempo state insieme?" o "di dove siete?", a cui io rimasi completamente in silenzio. Non mi sarei mangiato mesi di amicizia per una domanda di un tassista.

Così, nel giro di venti minuti, dal aeroporto di Charlotte Douglas International Airport, ci ritrovammo a 1000 Blythe Blvd, davanti all’ospedale Carolinas Medical Center. L’eccitazione nell’espressione di Nebula era completamente scomparsa, lasciando spazio ad un eccessivo senso di nervosismo. Le linee della mascella erano contratte per la forza nella stretta dei denti, le sue dita si intrecciavano sulle punte e i suoi occhi guizzavano, preoccupati.

La vidi tirare un lungo sospiro, tanto che il suo petto sembrò sgonfiarsi come un palloncino. Poi voltò la testa verso l’enorme ospedale che incombeva sopra le nostre figure, che si nascondevano nel giallo taxi parcheggiato davanti. L’omino seduto davanti a noi si girò guardando Nebula con un’aria apprensiva.

“Cara,” – disse iniziando a lisciarsi il suo enorme baffo con il pollice e l’indice. – “non so cosa succede, ma vedrai che andrà tutto bene.” – e poi il suo faccione robusto ci sorrise sincero. Potevo vedere degli istinti paterni su di noi, in quel uomo. Era così strano sentire dell'affetto venire da un adulto, era una sensazione talmente strana nei miei confronti, che la trovai quasi... sbagliata. 

La ragazza di fianco a me abbassò lo sguardo, interessandosi pienamente alle sue dita tremanti. Sentii il suo respiro spezzarsi in gola mentre tirava i capelli dietro l’orecchio, cosicché io potessi vedere i suoi occhi lucidi.

Ma, poi, vidi un leone crescere.

Alzò la testa fiera asciugandosi velocemente gli occhi, si sistemò meglio la camicia bianca stentendola e tirò su col naso. La posizione in controluce la lasciava in penombra, il che la faceva sembrare una leonessa sopra un dirupo, pronta a ruggire.

“Harry,” – e poi il suo sguardo si posò su di me, pieno di grinta e di una forza che non avevo mai visto – “andiamo.” – e spalancò la portiera scattando fuori.

E chi paga?

***

NEBULA’S POV

Le porte scorrevoli dell’ospedale si aprirono davanti al nostro arrivo, liberando un forte odore di naftalina che riempì fastidiosamente la mia bocca. Anche Harry fece una buffa smorfia appena entrati, infatti, quando si girò verso di me, scoppiammo in una risata capendo all'istante.

Fu come togliersi un grosso peso dallo stomaco; Harry, accanto a me, aveva appoggiato la sua mano calda sulla mia schiena, continuando a ridere. Ci fu un momento in cui i nostri sguardi si incrociarono e scattò come una profonda intesa fra di noi. Sembravano ore quei secondi che sarebbero stati imbarazzanti in un altro momento, ma in quell’istante… Harry era di fronte a me che mi guardava, sorridente. Sentivo come un vuoto d’aria sotto i miei piedi, ma caddi pesantemente quando l’infermiera di fronte a noi ci rivolse un sorriso spento. – “Come posso essere utile?”

“Fanny,” – sospirai, mandandomi al diavolo. – “stiamo cercando una ragazza di nome Fanny.”

“Fanny Delacourt?”

Le annuii lentamente. Lei mi rivolse uno sguardo compassionevole. – “Terzo piano, ala destra. Poi chiedete.” – e poi fece cenno alla donna anziana dietro di noi di farsi avanti.

Così, io ed Harry ci avviammo verso l’ascensore. La tensione era palpabile, ma non aveva senso. Non mi sarei mai aspettata che Fanny si sarebbe ripresa appena io avrei varcato la soglia della sua stanza. Ma sentivo come una puntina di speranza bruciarmi nel petto. Perché?

***

L’infermiera del terzo piano ci aveva indicato la stanza riservata unicamente a Fanny. Così, una volta davanti la porta, la mia mano stava esitando sopra il pomello metallico della porta, che aveva la tapparella completamente abbassata per la privacy.

Feci scorrere l’indice accarezzando il pomello, come se l’essere gentile con lui avrebbe aiutato in qualche modo la situazione.

Harry poggiò il mento sulla mia spalla raggiungendomi da dietro. Avrei voluto che avesse messo le sue mani sui miei fianchi per stringermi, ma li lasciò cadere. Potevo sentire il suo respiro caldo sulla mia pelle, che rabbrividì sotto il dolce tocco delle sue labbra sulla clavicola. – “Quando sei pronta tu.”

Annuii. Inspiegabilmente, questo mi diede forza, così strinsi forte il pomello e lo girai, spalancando violentemente la porta.

Due occhi scuri mi penetrarono, stanchi, esausti, violentati dallo stress e dall’ansia. I capelli neri erano raccolti in una cipolla sbilenca che aveva lasciato libere alcune ciocche, e le sue labbra si strinsero in una sottile linea severa. Era accanto al lettino di Fanny, e, probabilmente, prima del mio arrivo, stava dormendo accovacciata accanto a lei. Lo potevo capire dal segno delle coperte sul viso della ragazza davanti a me e dal braccio allungato per.. 

Per stringere la mano di Fanny.

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Bingo.

Kendall is here, between us. Yoohoo!

Lo so, sono sparita, ma...

1. Gniao.

2. Sono stata nuovamente male. E voi direte "non è possibile", e invece sì se si è stressati dalle continue oppressioni della vita. 

3. Mi sta prendendo un blocco dello scrittore ultimamente. E che scrittore, poi. 

4. Queste sono le mie ultime 3 ore e 25 minuti da minorenne. Uccidetemi. 

Fanny si risveglierà? Kendall cosa farà? Harry glielo dirà? Nebula si pentirà di aver lasciato Fanny? Le madri se la inculeranno per essere sparita?

Troppe domande. T r o p p e.

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