NEBULA’S POV

Quegli occhi erano colmi di emozioni negative, ardevano di un fuoco rosso che avresti trovato solo negli occhi della Morte. Eppure, eccoli lì. Sembravano affamati, assetati di sangue. E anche se quel fuoco stava bruciando come un falò in una notte d’estate, il suo sguardo era gelido, freddo; sentivo che poteva trafiggere montagne intere se solo le avesse guardate, e avrebbe diviso le acque di oceani se solo si fosse degnata di abbassare lo sguardo.

Ma ora, quegli occhi, guardavano me.

“Chi sei?” – mi sputò le parole in faccia volgarmente. Harry mi strinse lievemente il braccio, come se avesse paura che potessi scattare, violenta, ma appena aprii bocca, pacatamente, per risponderle, lei rise, falsamente, crudelmente. – “Non dirmelo. Sei Nebula, Nebula Rose. La cara amica tanto amata.” – le sue parole uscirono così sprezzanti, così aspre d’odio, che mi ritrovai a chiedermi se era davvero giusto tutto quel che avevo fatto con Fanny. Ma, dopotutto, cosa avevo fatto? – “Ci hai messo tanto. E’ questo il bene che le vuoi?” – e poi un’altra risata. Sembrava una persona orrenda, con gli occhi gelidi e la risata malefica, quasi un ritratto di qualche antagonista di una fiaba di cui io ero il principe, venuto a salvare la dolce principessa esanime.

La ragazza di fronte a me aveva i capelli legati in una cipolla, un po’ sporchi, segno che era qui da molto. I suoi occhi, ancora freddi e taglienti verso di me, erano contornati da occhiaie nere, che le solcavano le guance.

Sospirai.

La strega davanti a me era solo una comune ragazza sotto stress, impaurita da una cosa troppo grande per lei e rannicchiata accanto alla ragazza che ama.

“Tu devi essere Kendall,” – le tesi la mano in segno di amicizia, ma lei la guardò impietrita – “devi essere la ragazza di Fanny.” – Potei vedere una scintilla entusiasta passare come un lampo sul viso e, per un attimo, sembrò davvero una ragazza della sua età. Ma il suo corpo rimase rigido, attento ad ogni mio movimento. – “Kendall, forse dovresti andare a riposare, sembri molto stanca.” – cercai di sembrare altruista verso una persona che era in una condizione che io non potevo capire. Volevo bene a Fanny; ma non era nulla in confronto all’amore che sapevo provasse Kendall. Sconvolta dallo stress, potevo vedere le sue mani tremare, una cadente sul suo fianco, l’altra che solcava lenta  la gamba di Fanny, per raggiungere la sua mano aperta a conchiglia.

La ragazza con la cipolla in testa non sembrò neanche farci caso alle mie parole, forse finse di non sentirle. Harry, di cui mi ero dimenticata, appoggiò la mano sul mio fianco facendomi sussultare, e mi incitò verso la sedia dall’altro lato. Kendall, finalmente, gli rivolse la parola.

“Tu devi essere Harry. Fanny mi ha parlato di te,” – potei giurare di aver visto un guizzo di sfida negli occhi del ragazzo. Il suo viso si contrasse in una smorfia di rabbia mista a terrore, ma nulla in confronto a quando le parole le uscirono di bocca. – “del tuo passato da codardo.” – poi, un enorme ghigno soddisfatto apparse sul viso di lei, soddisfatto – “speravo che in questi anni fosse cambiato qualcosa, ma a quanto vedo, sei sempre lo stesso fifone.”

Se fosse stato possibile, avrei visto il fumo uscire dalle orecchie di Harry, ma rimase tutto nelle dita, bianche per la stretta dei pugni che stava stringendo. Cercai il suo sguardo, i suoi occhi, cercai di pregarlo in silenzio di rimanere calmo, che non ne valeva la pena, non qui, non in un ospedale, non davanti a Fanny in quelle condizioni, non per quella ragazza che stava morendo dentro e si dimostrava così forte.

Forse i miei occhi erano un buon libro, o Harry era un gran lettore, perché, quando i suoi occhi entrarono in contatto con i miei, vidi le sua mani sciogliersi da quella stretta violenta, le sue spalle rilassarsi visibilmente, il respiro rallentare, dolce, forse un po’ mozzato, uscire dalle labbra che si erano aperte in una piccola spaccatura, che gli dava solo un leggero senso di smarrimento, con le guance un po’ arrossate.

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