HARRY’S POV

Il viaggio era calato in un silenzio tombale. La posizione eretta e la braccia conserte di Nebula lasciavano capire quanto lei fosse fredda e poco propensa a una conversazione, anche la più normale. La tensione era talmente palpabile che avevo voglia di scoppiare e di rivelarle il mio segreto, ma tentai di mantenere il mio tono autoritario, schiarendomi la gola.

“Siamo quasi arrivati.”

Ma Nebula, semplicemente, abbassò lo sguardo sullo schermo piatto del telefono per guardare l’ora, per poi aprire la portiera, non prima di aver guardato se arrivasse qualcuno, e schizzò verso il portabagagli per prendere la sua valigia. Sospirai pesantemente. Una volta sceso dalla macchina, mi diressi verso la valigia, al che Nebula incominciò ad incamminarsi verso l’aeroporto, ma si bloccò di colpo. Si girò verso di me, i suoi occhi erano un po’ più chiusi a causa del sole che li accecava.

“Sai, penso che dovrei andare da sola da Fanny.” – il suo tono era pienamente sulla difensiva, schiva.

Forse, mi sentii trafitto da quelle parole, come se avesse paura che la stessi per ferire. Ma, dopotutto, non potevo biasimarla. - “Nebula”  - incominciai.

“No, Harry, sono seria. Io-“

Ma soffocai le sue parole, stringendola in un abbraccio forte. Infilai il mio viso nel incavo del suo collo, piegandomi decisamente. Assaporai il suo odore, inebriandomi e nascondendo un sorrisetto che non aveva voglia di celarsi.  – “Non ti lascerò andare da sola a Charlotte, okay?”

“M-Ma..”

Ma niente. Non mi importa se conosci la città, io sono responsabile di te e…”

“E..?”

Mi rialzai da quella posizione, mettendomi all’altezza del suo viso per guardarla dritto negli occhi, con un’espressione seria. - “E mi preoccuperei a lasciarti andare là da sola.”

Nebula si ritrasse, visibilmente a disagio dalla vicinanza dei nostri visi. Ma poi quando, con uno scatto, aprì i suoi occhi di ghiaccio, mi guardò come una bambina smarrita, e con una voce che era quasi un sibilo, mi chiese piano – “Harry,” – e fece un grande sospiro. Lo stress celato in tutto questo tempo sembrò togliere il velo e cadere pesantemente sul suo viso, dandole di colpo un’espressione che la faceva sembrare più vecchia, quasi adulta – “puoi continuare ad abbracciarmi?”

Io le sorrisi, rincuorato. L’avvolsi tra le mie braccia, cercando di consolarla. I nostri corpi emanavano un calore che si fondeva fino ad unirsi, quando poi lei, finalmente, accerchiò il mio torace con le sue esili braccia, stringendomi a sé, potei sentire il suo cuore battere contro il mio.

“Non vedo l’ora di rivederla, Harry.”

La strinsi ancora di più a me, passando il pollice sulla sua testa per accarezzarla. – “Sai che sarà dura?”

La sentii annuire con la testa contro la mia felpa. –  “Ho così paura.” – e poi la strinse forte con i suoi pugni.

***

In mezz’ora, riuscimmo a fare il check-in, passare sotto i raggi X ed arrivare al gate, in attesa che aprissero le porte. Mancava davvero poco, eravamo già in fila con i biglietti e i documenti pronti. Non eravamo molti a prendere il volo per Charlotte, per lo più uomini e donne che tornavano a casa a trovare la famiglia, o che ritornavano dopo una vacanza nella nostra città. Finalmente, arrivò la hostess che aprì lo sportello e iniziò ad esaminare tutti i documenti dei passeggeri, uno ad uno, fino a che non arrivò il nostro turno. La donna di fronte a me non era che una ragazza più o meno della mia età; guardò il documento, poi alzò lo sguardo che ammiccava malizioso verso di me. Nebula sembrò accorgersene, perché spuntò da dietro di me e schiaffò il suo documento sulla mano della hostess schiarendosi rumorosamente la gola. Lei sembrò risvegliarsi, farfugliando che non avrebbe voluto offendere e non sapeva fossi fidanzato. Nebula resse il gioco, avvicinandosi ancora di più a me. Dovetti soffocare una risata, che lasciai subito uscire appena varcammo la soglia.

Nebula si stava dirigendo verso la classe turistica, ma io la bloccai immediatamente.

“Vieni di qua.” – uno Steward ci aprì la tenda che separava la Prima Classe dalla Classe Turistica, sorridendoci.

“Cosa? Harry, ma quella è la..” – abbassò lo sguardo sul biglietto – “First… Ooh. Oh.” – sospirò sconsolata – “non so se posso permettermi di ridarti i soldi del volo.”

“Davvero ancora non lo avevi letto? E” – le schioccai un leggero bacio sulla fronte – “sciocca, non mi devi dare nulla”

Nebula brontolò per qualche istante, lamentandosi di come si sentisse in colpa. Ma appena fummo tutti sistemati e l’aereo iniziò a decollare, si zittì subito. Il suo viso era spiaccicato contro il finestrino del aereo, mentre ammirava la velocità mangiarsi la strada sottostante. Il distacco passò inosservato, al contrario del vuoto d’aria che ci fece scappare una risatina e qualche commento.

Poi, mi girai verso di lei. Era ancora assorta nel vedere il mondo rimpicciolire sotto i nostri piedi. - "Neb?"

"Cosa?" - a malincuore, si girò per guardarmi. 

"Perché hai detto alla hostess che stiamo insieme?"

Lei si limitò a fare spallucce e rigirarsi verso il panorama.

***

Erano passate quasi due ore, ed eravamo quasi arrivati alla cara, vecchia Charlotte. La potevo intravedere dal finestrino, ma ero troppo impegnato a guardare Nebula che era crollata sulla mia spalla poco dopo la partenza. Tutto lo stress che aveva sul volto era completamente scomparso, lasciando spazio ad un piccolo musino rilassato.

Din don. “Signore e signori, vi informiamo che stiamo per atterrare a Charlotte. Vi preghiamo di mettervi seduti, allacciare le cinture, chiudere i tavolini e posizionare in maniera eretta i sedili. Vi invitiamo a spegnere cellulari e computer. Grazie per aver volato con noi e buona permanenza.”

Avrei dovuto svegliarla, ma una voglia improvvisa mi inondò in tutto il corpo. Potevo sentire il suo caldo respiro sulla mia spelle, lento e regolare. Il petto che saliva e scendeva, le sue ciglia accarezzare le gote biancastre. Incerto, le avvicinai il dito alla guancia, sfiorandola appena. I suoi occhi tremarono fino ad aprirsi, pigri. – “Buongiorno, dormito bene?”

Lei mugolò qualcosa, poi prese il braccio su cui era appoggiata e lo strinse a sé, richiudendo gli occhi. Io sorrisi a quella vista e non volevo avere il compito ingrato di svegliarla, ma una volta atterrati, mi trovai costretto a farlo.

“Neb? Ehi, dormigliona?” – le stampai un bacio sulla testa. – “Svegliati, siamo a Charlotte.”

“Charlotte?” – disse, ancora con gli occhi chiusi e la bocca impastata.

L'annuncio suonò appena l'aereo toccò terra. - "Vi diamo il benvenuto a Charlotte. La temperatura all'esterno è di 5 C°. Vi ringraziamo per averci scelto."

Nebula ci mise qualche minuto per realizzare, facendo dondolare la testa, assonnata. – “Charlotte!” – saltò in piedi in mezzo secondo, poi mi prese per il polso e mi trascinò con sé. “Andiamo, andiamo, andiamo!” – si precipitò lungo le scale, sgomitando tra tutte le persone che stavano scendendo prima di noi. Una volta giù, fece un giro completo su sé stessa, cercando l’entrata del aeroporto di Charlotte. Una volta agganciata, Nebula ripartì velocemente, tirandomi sempre appresso.

“N-Nebula, le valige!” – lei frenò di colpo, diede un’occhiata veloce al televisorino che elencava i numeri dei “tapis roulant” su cui venivano scaricate le valige, e poi ripartì come un fulmine. – “Dai, Harry!” – mi sgridò.

Mi frenai, prendendola per mano. “Nebula, se vuoi andare subito da lei, vai! Prenderò io le valige con calma, ci vediamo all’hotel.”

Si sciolse dalla mia stretta, aveva un leggero fiatone, ma era raggiante. – “Harry,” – cambiò tono di voce, imitandomi – “non ti lascerò qua da solo, mi preoccuperei, e poi” – prese un grande respiro – “tu non conosci la città.” – e, voltandosi, ripartì scattante.

Io rimasi fermo, impalato sul mio posto; potevo sentire le dita delle mie mani tremare leggermente, le mie labbra spaccarsi in una piccola apertura, incapaci di ribattere.

Incapaci di dirle una bugia.

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