NEBULA’S POV

 Cercai di allontanare il pensiero del segreto di Harry, ma si era come infiltrato tra le fibra della mia testa e si era aggrappato come radici al suolo.

Non avrei dovuto concentrarmi su quello, ma pensare a scappare di casa con la valigia in mano ed andare a trovare la mia amica, che in quel momento era in coma, in un letto d'ospedale di una stupida, orribile città, chiamata Charlotte. 

Un sentimento di riluttanza verso me stessa mi trafisse in pieno, facendomi sentire sporca ed egoista.

“E’ pronta?”

“Mh?” - sollevai la testa per guardare Harry che era di fronte a me, uno scalino più in basso. Mi stava fissando con la testa inclinata di lato, il sopracciglio inarcato, lasciando intendere che mi avesse appena fatto una domanda.

“La valigia, con la corda? E’ pronta?”

“Ah, si. E’ davanti la finestra.”

Harry mi passò davanti sfiorandomi appena, lasciando dietro di sé una scia di un profumo fortemente maschile. Sentii lo scatto di apertura della finestra, così mi affrettai a raggiungerlo per aiutarlo, leggermente controvoglia, ma Harry era già in procinto di far scivolare giù la fune tra le sue mani. I miei occhi furono attratti, a mio disappunto, dai muscoli tirati dallo sforzo. Potevo vedere le vene risaltare lungo le sue braccia, la mascella contratta nello stringere i denti, gli occhi fissi e concentrati in un punto fisso. Alzai lo sguardo, scrollai la testa schiarendomi la gola.

“Vuoi un aiuto?”

Si fermò per un momento, si girò per rivolgermi un dolce sorriso, per poi tornare come prima e continuare a tirare giù la corda, attento a non far sbattere la valigia contro il muro, che avrebbe causato rumori sospetti, facendo si che mia madre avrebbe scoperto tutto.

C’erano decisamente poche cose che mi venivano in mente che potessi odiare più del fatto di far finta di nulla con lui. Dovevo frenare la mia lingua dal chiedergli spiegazioni, ma era solo una grande tortura per il mio cervello. Mi ritrovai a lanciargli qualche occhiata, come se questo l'avrebbe portato ad aprire lo scrigno dei segreti.

Harry tirò un sospiro di sollievo rilassando i muscoli, segno che aveva lasciato cadere la valigia sul praticello. – “E ora?”

“Ora prendi questi,” – gli posai bruscamente tra le mani quello che sarebbe dovuto essere il cambio per stare a casa sua – “scendi facendo il solito finto carino, la fai arrivare alla porta così che io possa sgattaiolare in bagno e uscire dalla finestra. Okay?”

“Nebula?”

“Cosa?”

“Sei arrabbiata?”

La mia saliva si bloccò d’un tratto in gola. Battei forte sul mio petto, mandandola giù dolorosamente. – “No.” – gli risposi scontrosa. Alla faccia del non destiamo sospetti, Nebula.

Lui mi prese per il braccio, poco più giù del gomito, con una stretta leggera ma salda, e mi guardò dritto negli occhi. Avrei tanto voluto che la smettesse; il suo sguardo sembrava essere entrato nel  corpo come una piccola spia che ti analizza, in cerca di qualche problema. Ma, in quel momento, il problema era il disagio che stavo iniziando a provare sempre più spesso in sua presenza. Non che mi incutesse paura, ma soltanto disagio nello stargli accanto. Un giorno mi ero sorpresa nel cercare di valorizzarmi nella mia piccola statura, ma lui sembrò essersene accorto, perché scoppiò in una leggera risata.

“Ehi, Nebula?” - Mi risvegliai a malincuore dal mio piccolo flashback e dai piccoli particolari di Harry su cui mi stavo focalizzando. – “Posso vedere il tuo pensiero rimpicciolire nei tuoi occhi, a cosa stavi pensando?”

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