Inizio col dire che io non volevo assolutamente passare quel pomeriggio con Joe Marduk. Era stata mia madre a convincermi, ma era una pessima idea, avrei dovuto capirlo subito.
Ovviamente Joe era il nuovo vicino di casa. Abitava nella casa accanto alla mia, e dato che mia madre sembra sempre che aspetti soltanto l'arrivo di un nuovo vicino per socializzare, mi ha subito spedita a fare conoscenza con lui, ma Joe non era molto meglio di tutti i ragazzini che ho dovuto conoscere.
Non appena suonai il campanello me ne pentii subito, ma non me ne importava più di tanto, in fondo. Era un caldo pomeriggio di estate, nessuno dei miei amici mi avrebbe potuta incontrare, perciò non avevo idee migliori per passare la giornata.
Una donna sulla quarantina mi aprì la porta. Non ricordo molto del suo aspetto, ma solo che aveva un vestito molto ma MOLTO pesante addosso, e probabilmente ricordo solo questo dettaglio perché quell'estate era in assoluto l'estate più calda che avessi mai affrontato.
"Uhm, salve" esordii, cercando di sembrare entusiasta, "sono la vostra vicina, vivo qui accanto. Dato che vi ho visto traslocare, e ho pensato che foste stanchi del viaggio e degli spostamenti, vi ho portato questa torta" recitai, quasi a pappagallo.
La signora mi squadrò attentamente, e aveva uno sguardo così penetrante che abbassai lo sguardo sul vassoio che tenevo in mano.
Il tono di voce, però, era meno aspro di quanto pensassi. Anzi era anche una bella voce, limpida e serena, ma la madre di Joe non era una piacevole compagnia. E in tutto rispetto, il figlio ancora meno.
"Ma che carina! Grazie per la torta, piccola" rispose con voce mielosa.
Storsi il naso. Non mi piaceva che mi chiamassero 'piccola'. Sapevo più che bene di dimostrare meno anni invece che 15, ma non c'era bisogno di farmelo notare sempre.
Prima che potessi farle notare tutto ciò, magari in un modo più discreto, lei si scansò per farmi entrare in casa, e non potei fare altrimenti che entrare.
La casa non era nulla di che.
Ovviamente c'erano scatoloni ovunque, e pochissimi mobili, ma non mi aspettavo molto altro. La signora mi portò in cucina, dove c'era solo un tavolo con un paio di sedie, il frigo e molti scatoloni.
"Aspetta qui, vado a chiamare mio figlio Joe, così potreste fare amicizia" mi disse un po' freddamente, e io annuii sorridendo, mentre dentro di me pensavo tutto il contrario. Non avevo ancora conosciuto Joe, ma tutti i ragazzini del vicinato che si trasferiscono qui sono sempre antipatici, sbruffoni o ignoranti come capre. E quelli ignoranti non li sopporto proprio.
Pensavo a quello che facevano i miei amici nel frattempo: Cedric mi aveva detto che doveva andare a un torneo di tennis con suo padre per un po' di giorni, in una cittadina a nord di Londra, credo a Milton Keynes; anche Elliot sarebbe andato fuori città, a Brentwood; mentre gli altri andavano a mangiare da Mike's Fish bar.
Avrei tanto voluto raggiungerli, ma mia madre pensava che fosse più importante fare finta che me ne importasse qualcosa del nuovo vicino.
Finalmente arrivò Joe Marduk, e con tutta sincerità avrei preferito buttarmi in una discarica piuttosto che ripetere quell'incontro.
Joe aveva i capelli rossi come non mai, le orecchie a sventola tipo aeroplano e il viso interamente coperto da lentiggini. Non che i capelli rossi e le lentiggini non mi andassero bene -anche Larry, un mio amico che in quel momento stava al Mike's Fish bar, era un po' così- , ma lui le portava con la minor grazia possibile. E l'insieme era tremendo, considerando anche che il suo corpo era largo il doppio di quello della madre.
Mi alzai per stringergli la mano, e dopo che stritolò la mia giurai a me stessa di non farlo più. Mai stringere la mano a Joe Marduk. Mai.
"Piacere," borbottò "sono Joe"
"Il piacere è tutto mio" replicai, "io.. ehm.. mi chiamo Hazel"
"Hazel, carino come nome" disse in un tono gentile, che non poté fare a meno di farmi sorridere.
"Grazie"
Ci furono alcuni secondi di silenzio, finché la madre non sembrò agitarsi moltissimo, tanto che in pratica cacciò di casa suo figlio, e quindi anche me.
"JOE! Cioè.. Joe, perché non vai fuori con la tua nuova amica?"
Rabbrividii al pensiero che io e Joe fossimo 'amici'.
"Ma madre..."
"Joe! Fuori!"
E a quel punto Joe uscì rumorosamente dalla sua nuova casa, e io non potrei fare a meno che seguirlo. La madre, quando uscimmo, ci sbattè la porta in faccia, e sentii il nottolino chiudersi. Pensai quasi che tutta quell'agitazione fosse stata per colpa mia.
Ci furono alcuni secondi di silenzio, nei quali io realizzai il tutto e Joe continuò ad accigliarsi e a guardare la porta di casa con fare interrogativo.
"Beh," dissi per rompere il silenzio, rotto solo dagli uccelli e dalle macchine che passavano, "ci vediamo, Joe"
Stavo alzando il braccio per dargli un'altra -schifosa- stretta di mano, quando lui mi guardò con le lacrime agli occhi.
"Hai.. intenzione.. di lasciarmi.. qui??"
"Oh, beh, pensavo di sì.. sai, ho le mie cose da fare.."
"Qui?! Qui fuori? Aperto ad animali selvaggi, lupi, bestie feroci, cinghiali?!
OH TI PREGO I CINGHIALI NO!!" ululò, e io non sapevo davvero che fare.
Poggiò il suo posteriore sui gradini che portavano alla sua nuova casa e nascose la faccia tra le mani. Sembrava che singhiozzasse, ma secondo me aveva una specie di attacco di panico. Continuava a borbottare a voce alta qualcosa tipo: "non come l'ultima volta.. i lupi.. la ragazza.."
Lo avrei anche fatto tacere con modi migliori, più calmi e pacati, ma stava quasi piangendo in strada, davanti a tutto il vicinato, e non volevo essere lo zimbello di tutti, quindi, prima che potesse togliermi la mia dignità, decisi di risolvere tutto in maniera.. diplomatica.
"MI SPIEGHI CHE PROBLEMI HAI? NON CI SONO LUPI QUI! TANTOMENO CINGHIALI! AL MASSIMO TI ASSALE UNO SCOIATTOLO" strepitai senza più contenermi.
Sentii un tuono in lontananza: strano, visto che le previsioni del meteo non davano segni di pioggia.
Tuttavia, sembrò funzionare, perché infatti Joe smise di piagnucolare e si alzò. Mi ringraziò imbarazzato, cosa che avrebbe dovuto imbarazzare me visto che era alto circa 15 centimetri in più di me.
Dato che non potevo proprio lasciarlo lì, ora che sua madre gli aveva pure chiuso la porta in faccia, perciò decisi che saremmo andati a cercare i miei amici. A lui non dissi così, ma una volta trovati lo avrei mollato senza troppe smancerie. Già non ne potevo più.
*coso autrice*
YO QUESTO È IL MIO PRIMO CAPITOLO ADORO TROPPO DAI DAI DITEMI CHE NE PENSATE
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Un cielo per due
FanfictionLa vita di due ragazzi verrà sconvolta il giorno in cui Cedric, senza ancora sapere di essere un semidio, andrà a cercare Hazel, una delle persone più importanti per lui. Insieme ai vostri semidei preferiti partiranno da Londra verso l'America, non...
