In the morning and at moon: il maggiordomo, incontri bizzarri

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"C'è mancato poco fratellone" "Si, ora torniamo alla villa, dobbiamo svegliarci presto domani, dobbiamo andare a Londra per prendere i vestiti dei signori e della signorina" il minore dei due sbuffò portandosi le mani dietro il capo, "Dobbiamo proprio?" "Si".
Il maggiore strinse il fratello per mano oltrepassando il cancello della villa Williams.
1uel cancello che li divideva dal mondo esterno, dopo quel cancello, rimanendo sempre umani. usufruivano dei vantaggi che avevano dalla nascita. in quanto elfi.
Al contrario di quanto si posso immaginare, i due ragazzi non erano Liósálfar, cioè Elfi della Luce, ma Døkkálfar cioè Elfi Oscuri. Entrati nell'atrio della villa vennero investiti da un odore di ortensia, mischiata a quella del ranuncolo e della lavanda, "Che buon odore" sorrise Peter annusando la piacevole fragranza. "Beatrice ha preparato questo miscuglio di odori molto piacevoli" la marchesa Williams fece capolino dalla sala da pranzo, seguita dalla domestica, "Bentornati ragazzi, avete pensato a quella cosa?" "Si signora" "Vi consiglio di fare una doccia, state sporcando tutta la maquette di sangue lercio, non voglio pulire di nuovo" si lamentó Beatrice, mentre accompagnava la propria padrona nella stanza da letto.
"Ovviamente la faremo".
Jonathan, tenendo sempre Peter per mano, e il fratello s'avviarono verso il bagno. Dopo essersi puliti dal sangue, in evidenza, ed essersi sbarazzati dei vestiti sporchi e lerci, facero rapporto al marchese Williams della propria vittima.
L'uomo venendo a sapere del risultato dell'incarico assegnato ai due sorrise, tenendo il bicchiere riempito di vino in mano, però quel sorriso si spense subito. "Quindi avete incontrato uno Shinigami?" "S..Si Lord Williams. Ma non ci porterà altri problemi! Come si sa gli Shinigami non possono dare informazioni dei morti, quindi non potranno aiutare il Conte ficcanaso" "Non Conte ficcanaso, Conte Phantomhive" la spiegazione accurata di Jonathan fu interrotta da Peter, che gli corresse l'ultima frase, "Non mi importa come si chiami, ora andate e dormiteci su.. Domani ci chiariamo".
Il marchese concedette i due finendo il suo vino.

Jonathan e Peter si recarono nella propria stanza, stendendosi sui letti ed addormentarsi subito.

La mattina seguente l'attività alla villa Williams iniziò prestissimo. Alle cinque Beatrice e Fabian avevano iniziato a pulire la sala intrattenimento e la sala da pranzo, mentre Peter si occupava del giardino. La giovane Giselle, svegliata dal rumore di porcellana che si rompeva, s'alzò dal letto strofinandosi gli occhi e sbadigliando, "Che ha rotto ora?" pensò ad alta voce la piccola, uscendo dalla stanza e scendendo al piano di sotto. "Peter te l'ho detto devi stare attento con i vasi. Va a fare un salto dal fioraio a quest'ora dovrà essere aperto" il minore annui e presi i soldi si precipito fuori dalla villa, correndo per raggiungere Londra. "Oh padroncina buon giorno" augurò Fabian, sistemando il disastro del proprio fratello, "Buon giorno Fabian. Questa volta Peter cosa ha rotto?" chiese sedendosi sulla sedia posta all'angolo della sala, "Un vaso di poco valore non preoccupatevi. Ah signorina oggi io e mio fratello andremo a ritirare i vestiti per il ballo organizzato dal Conte Phantomville, per caso volete andare da Lady Elizabeth?" "Vorrei ma oggi pomeriggio oltre alle lezioni di galateo ho una lezione di violino uffa" la piccola Lady si lamentò, gonfiando le guance, chiedendo al proprio domestico un'informazione "Quando si tiene il ballo?" "Si terrà il prossimo Giovedì signorina" "Non vedo l'ora forse ci sarà anche Lizzy". La bambina sorrise saltellando per la sala, facendo anche delle giravolte qua e là. "Sono felice che siate felice signorina. Riposarvi altre due orette giovierà molto a lei..che ne pensa?" Beatrice s'accostò a Giselle, che annuì venendo accompagnata nella propria camera.

Intanto Peter aveva comprato i fiori e stava ritornando alla villa per sistemare il pasticcio creato, anche se Jonathan ci aveva pensato al suo posto. "Questo posto non è male... rispetto alla foresta dove vivevamo prima" pensò, godendosi l'aria frizzantina e il venticello fresco delle sei. Non destando attenzione a dove andava urtò  qualcuno, cadendo con il sedere a terra.
"S..Scusami" un ragazzo si scusò, tendendogli la mano oer aiutarlo ad alzarsi. "N..No io devo scusarmi non stavo attento dove andavo" Peter alzò il viso, incrociando lo sguardo del tagazzo, studiandolo fisicamente: un ragazzo sui sedici anni, occhi verde smeraldo e capelli biondi, vestito in modo semplice con un capello di paia e in mano dei fiori; "I..Io sono Peter lavoro per la villa Williams come giardiniere" il piccolo si presentò, tentando di iniziare un discorso per dimenticare l'imbarazzante incidente, "Veramente?? Io sono Finnian, ed anch'io lavoro come giardiniere alla villa Phantomhive" "Phantomhive?? Quindi lavorate per il Conte Ciel Phantomhive?" "Si, lo conoscete?" "Si. Sapete la mia padroncina, Lady Giselle Rose Williams, è un'amica della signirina Elizabeth Ethel Cordelia Middleford".
La conversazione continuò per un quarto d'ora venendo, successivamente, interrotta da Jonathan, che riportò il proprio fratello alla villa.

"Era da mezz'ora che eri uscito, la casa non dista dal centro di Londra e mi stavo preoccupando" "Stavo solo parlando con Fin" protestò il minore, poggiando i fiori sul tavolo d'ebano, "Ho preso dei tulipani e rose bianche" "Dobbiamo andare da Lord Williams su fratellino".
Peter si fece serio lasciando i fiori, recandosi con il maggiore dal marchese.

"Signore è una follia! Non possiamo andare contro un demone!" "Così ho deciso non voglio sentire proteste, chiaro?? Agirete la notte del ballo, terminato voi vi infiltrerete nella villa uccidendo il demone", "Signore è un demone noi solo elfi come pensa che potremmo ucciderlo??" chiedeva continuamente Peter, nel tentativo di persuadere il marchese da tale folle idea. "Fratellone di qualcosa??" "Se è ciò che chiedete signore, lo faremo senza esitazione, andiamo Artoù" il piccolo sentendosi chiamare con il proprio nome elfico si irrigidì deglutendo. "Fratellone che ti succede?? Prima di venire qui eri più ragionevole, pensi veramente che riusciremo ad uccidere un demone?! Sai che questa è un impresa suicida! Quello ci fa fuori fratellone ragiona!!" "Finiscila Artoù!! Lo so che non riusciremo ad ucciderlo, ma almeno dobbiamo tentare, è un ordine del marchese e i suoi ordini non si infrangono".
Peter, o meglio Artoù, si rassegnò nel dissuadere il fratello, "Moriremo" "Non pensarci fratellino. Su andiamo a preparare il pranzo" finì Fabian, o meglio Bartukas, prendendo il fratello per mano ed avviandosi verso le cucine.

Il piccolo Peter lo stesso giorno non accompagnò il fratello a Londra, ma corse verso il sud della Gran Bretagna, verso la Scozia. Lui e Jonathan prima di venire scortati a vivere in Inghilterra, Londra, vivevano in una foresta cupa in Norvegia.
Al piccolo piaceva la Scozia, non solo per la propria flora, ma anche perché era regione della Gran Bretagna più vicina alla sua amata terra.

Il piccolo elfo, dopo essersi assicurato di non venire pedinato, fece tornare i propri capelli come l'aveva: lunghi e neri, con ai lati delle piccole codine che si congiungevano dietro la nuca, continuando in una treccia. "Non voglio andare contro quel casato sopratutto contro Finnian, non voglio perdere l'unico mio amico".
Artoù ormai con il viso rigato dalle lacrime, si sedette su una delle rocce della scogliera stringendo le braccia intorno alle gambe, portandole il più possibile vicino al petto.

"Perché è triste?".

Una voce calda, rassicurante e melodiosa arrivo all'orecchio dell'elfo, che istintivamente alzò il capo scrutandosi intorno.

In lontananza, seduta comodamente su uno scoglio, si distingueva una legiadra figura femminile, dotata di una coda rosa salmone, da li Artoù intui essere una sirena.

Un imbarazzante silenzio iniziale fu  spezzato dalla fanciulla. "Sei triste?" chiese poggiando i gomiti sullo scoglio e le mani sulle guance, "Diciamo... ma voi chi siete?" la sirena sorrise gettandosi in mare, sollevando il piccolo per i fianchi e facendo sedere sullo scoglio. "Sono Vaiana una sirena, dimostro sedici anni, ma ne ho di più. Vivo al di sotto di questo mare insieme alle mie numerose sorelle, ai miei numerosi fratelli e ai miei onorevoli genitori". Artoú accennò un sorriso, e dato che la sirena gli ispirava fiducia, schiarì la voce presentandosi e raccontando di lui. "Io sono Artoù, ovvero Peter. Tempo fa vivevo con mio fratello Bartukas, meglio Fabian, nella foresta più cupa e fredda della Norvegia. Un giorno una fantastica e misteriosa donna ci propose di seguirla fino in Gran Bretagna, precisamente a Londra" "Tu sei un elfo... Mamma parla spesso di voi.. elfi della luce?" "No, siamo elfi delle tenebre, condannati a vivere confinati o sottoterra o nelle foreste più cupe. Come se avessimo una colpa a noi ignota" mormorò Artoù con malinconia e tristezzza, "Tu non mi sembri cattivo Artoù" "Non lo sono... Nemmeno mio fratello lo era, ma da quando siamo qui uccidiamo persone su persone solo perché ci hanno scoperto, ed ora abbiamo perfino il cane da guardia della Regina alle costole, non bastava Scotalnd Yard. Poi il mio padrone vuole fare una pazzia" "Sarebbe?" "Uccidere un demone.

Black Butler: Book of MemoryDove le storie prendono vita. Scoprilo ora