II • Cadere (1 di 4)

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«Sire! Sire, state bene!?»

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«Sire! Sire, state bene!?»

Sole si alzò a sedere sul suo trono dove giaceva scomposto dopo l'incredibile caduta. Guardò verso la sua interlocutrice: una nuvola di un banale color grigio con l'aspetto di donna. Aveva un'espressione spaventata e preoccupata dipinta sul viso. Sole non rispose. Invece si guardò intorno, e vide il cielo che a poco a poco riacquistava il suo tradizionale e monotono colore azzurro. Tra le nuvole regnava il caos, anche tra le più vissute e anziane: nessuna di loro aveva mai visto il cielo cambiare colore prima, e ora correvano scomposte nel giorno appena iniziato come se l'intero regno dovesse crollare e scomparire da un momento all'altro. Solo allora il principe si rese conto della baraonda di versi, grida e suoni da cui era circondato.

«SILENZIO!» ordinò con un urlo così forte da far vibrare il cielo quasi quanto il rintocco del giorno che finisce. La maggior parte delle nubi si zittì, terrorizzata. La testa del sovrano era una tempesta. Sole era perso nelle memorie di quanto appena accaduto e per quanto ordinasse alla sua mente di arrestarsi, questa continuava a vorticare. Nessuno aveva mai osato disobbedire a un suo ordine, e il fatto che in quel momento proprio la sua mente lo ignorasse gli fece nascere una nuova e spiacevole sensazione di fuoco nello stomaco. Avrebbe voluto prendere a pugni qualcuno o qualcosa. Si sforzò di rimettersi in piedi e quando vide Ciry avvicinarsi per aiutarlo, la fermò con un cenno spazientito. Raccolse il suo vincastro, che si ammorbidì nuovamente nella sua forma di fascia setosa, e se lo rimise al collo. Molti degli occhi delle nuvole senzienti erano su di lui. Così brillò forte e in tutto il suo splendore, dimostrando ai suoi sudditi e a se stesso che stava perfettamente bene. Ciry, Cumo e Nembo furono costretti ad allontanarsi di qualche passo per non scottarsi ed evaporare. Il trono cominciò lento e meccanico la traversata del nuovo giorno.

«Sire...» insistette Ciry, ma il principe non le concesse di finire la frase.

«Iniziamo la giornata, avanti,» gridò Sole, in modo da farsi sentire da tutto il cielo.

«Posso dire che il cielo rosso è stata una balenata sire?! Come ci siete riuscito?» intervenne inopportunamente Cumo. Ciry squadrò con rimprovero la nube pastore e Nembo fu sul punto di tirargli un ceffone, ma ci ripensò. Probabilmente si era ricordato che se lo avesse toccato, Cumo, raffreddato com'era, avrebbe starnutito fulmini senza contegno.

Sole, in ogni caso, non sapeva cosa fosse successo, né come fosse riuscito a far cambiare colore al cielo. Così la sensazione spiacevole e il fastidio dentro di lui crebbero.«C'è molto da fare, avanti! Come... come nell'ultimo ciclo... posizioni, iniziamo l'estate.»

Le tre nubi si guardarono in imbarazzo, Ciry e Nembo per lo meno. Cumo era perso a guardare le ultime macchie di arancio svanire nell'azzurro del cielo.

Alla fine Ciry prese coraggio e parlò: «Sire... l'ultima nuvola, la terza dell'inverno... non è piovuta...il confine le si è schiantato contro ed è svanita, dovremo setacciare il cielo per recuperarne le parti, rimetterla assieme e poi farla piovere prima di far iniziare l'estate...»

Sole se ne rese conto solo in quel momento. «In tal caso... questo sarà il compito di tutti per oggi. Lasciamo perdere le mandrie, lasciatele pascolare, le raduneremo sul confine a sera,» disse alle tre nuvole al suo fianco.

«Agli ordini, sire!» disse Ciry. «Vedrete che tornerà presto tutto alla normalità.» Poi fece un inchino e sfrecciò via, per comunicare gli ordini del sovrano agli altri pastori.

«Agli ordini, sire!» disse con voce nasale Nembo. «In ogni caso, abbiamo battuto un nuovo record. Non avevamo mai fatto tanto lavoro come nel ciclo passato, è un gran bel traguardo,» e sfrecciò via anche lui.

«Agli ordini, sire!» concluse Cumo. «Nembo ha ragione! E se entro fine giornata riusciremo a riaggregare la nube dell'inverno, otterremo comunque il record per un passaggio all'estate in soli due giorni!». Il principe si sforzò di sorridere e gli fece cenno di andare, così anche Cumo sfrecciò via in un battito d'ali.

Appena fu solo, per la prima volta nella sua lunga esistenza, sospirò. Non seppe dare spiegazione al gesto, ma sentì i nervi rilassarsi mentre gli occhi dei suoi sudditi piano piano si staccavano da lui per iniziare il duro lavoro di rimettere insieme la nuvola svanita. Nembo aveva ragione, a conti fatti era stata la giornata migliore di sempre... eppure... era la prima volta che non riusciva a definirla perfetta.

Che fosse a causa dell'obiettivo mancato di far iniziare l'estate in un giorno? No...

Allora forse, anzi certamente, quello sconveniente e anomalo cielo rosso e la caduta così rovinosa sul trono, a cui tutti i suoi sudditi avevano assistito! No, nemmeno...

Incredibilmente c'era qualcosa di più terribile e di più grande che aveva incrinato la sua perfezione. Dentro di sé, dove prima il sovrano teneva il piacere di inondare con sua luce perfetta ogni cosa, ora c'era la luce blu e argento di madama Luna. Dove prima stava la piacevole sensazione di dimostrarsi il migliore nella realizzazione dei compiti di ogni ciclo, ora c'era la fastidiosa necessità di farlo sapere alla dama della notte perché le sue prodezze avessero davvero valore. Dove un tempo c'era l'estatico compiacimento della bellezza del suo regno, ora c'erano banalità e pochezza in confronto agli occhi di lei. Ancora li vedeva, grandi e profondi, conficcati nella sua mente come lame di cristallo.

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CloudKin

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CloudKin. Ovvero Ciry secondo Roberto Bianchi

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La canzone che ho scelto per questo capitolo 
♪ sarà rivelata nella parte 4 di 4 

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