V • I Giardini del Mondo (1 di 4)

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Il principe del giorno si fermò di fronte a una parete di terriccio e roccia che saliva in verticale per quasi cento metri

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Il principe del giorno si fermò di fronte a una parete di terriccio e roccia che saliva in verticale per quasi cento metri. Da lì sotto, le torri luccicanti non si vedevano più. Durante il tragitto le aveva viste diventare sempre più grandi, distinguendo su di esse tubi, varchi, passerelle e protuberanze. Ora che era così vicine era curioso di vederle per bene, capire cosa fossero e perché fossero state costruite. Cento metri d'altezza non erano certo un ostacolo per le forti gambe del sovrano.

«Eccovi, sire,» disse una voce calma alle sue spalle. Sole trasalì, ma si ricompose in fretta, e quando si voltò il dominante era a pochi passi da lui.

«Bene... sei qui anche tu, dunque,» disse il principe.

«Spero che non abbiate trovato difficoltà in questa prima parte del viaggio.»

«Ovviamente no. Quale ostacolo potrebbe mai fermare il principe del giorno?»

«Certamente nessuno, sire. Se siete d'accordo proseguiamo, allora.»

«Avanti dunque.»

«Costeggiate la parete di roccia, una volta aggirati gli altipiani mi troverete ad attendervi, e da lì potremo raggiungere la costa.»

«Cosa c'è lì sopra? Sugli altipiani? E a cosa servono quelle torri luccicanti?»

«Gli altipiani ospitano i Giardini del Mondo, sire, nulla che voi non abbiate già visto lungo il viaggio: erba e piante. Le torri invece non servono a nulla se non ad arrivare più in alto. Le costruiscono gli uomini.»

«Ad arrivare più in alto? Più in alto dove?»

«A detta loro, fino in cielo.»

«Che stupidaggine! Nessuna costruzione umana arriva fino al mio regno! E mai ci arriverà! Che inopportuna sfacciataggine!»

«In ogni caso,» precisò il Custode, «non c'è nulla di interessante su quegli altipiani.»

Il principe si sentì scoperto nel desiderio di vederli da vicino, e distolse imbarazzato lo sguardo. Poi, sforzandosi di apparire sicuro, disse: «Certo che no. Cosa può esserci di più perfetto e interessante del mio regno? Non certo questa incoerente Terra con le sue stranezze!» Nonostante ciò, sentiva nascondersi in quelle parole una verità diversa e più caotica: se era così perfetto e completo ciò che aveva, perché provava curiosità? Perché desiderava scoprire di più di quel mondo?

«Non c'è verità più profonda di questa, sire,» lo rassicurò il Custode, sollevando così il sovrano dal peso dei suoi dubbi. «Dunque è bene rimettersi subito in viaggio, così che possiate raggiungere il più presto possibile madama Luna.»

L'idea di raggiungere la dama della notte lo invase di nuovo, cancellando ogni dubbio e domanda, lasciando spazio solo al dolce pensiero di averla con sé. Solo lei contava, null'altro era importante. Sole non sapeva se il portarla nel suo regno avrebbe avuto conseguenze - il filo argentato della Tela non era stato esaustivo a riguardo - ma sentì che in fondo non gli importava. Era un passo più vicino a raggiungerla; questa era l'unica cosa che contava.

«Partiamo dunque!» disse il principe. E iniziò a correre costeggiando la parete di roccia. Dietro di lui sentì gli occhi viola del Custode osservarlo finché gli alberi lo nascosero alla vista. Quando gli alberi si fecero più fitti rallentò, prestando più attenzione alla direzione da prendere. Non si fidava ancora del fatto che fossero innocui, e non voleva correre il rischio di toccarli o abbatterli per proseguire il linea retta il più in fretta possibile. Rallentò al punto che il vento non gli fischiava più nelle orecchie, e poté così sentire una risata lontana. Veniva da sopra la parete di roccia, dagli altipiani.

Sole si fermò e sentì una voce lontana, appena percettibile, dire: «Sei proprio un birichino... Se continui così finirai per non dare mai frutti sai?»

«È con me che parli, creatura?» chiese piano il principe.

Una seconda risata risuonò nell'aria. «Oh, e va bene, ma solo quest'anno, d'accordo? Poi è il caso che tu cominci a metter radici più profonde, o viene la strega e ti taglia per far di te legna per Vernus!»

Decisamente non parlava con il sovrano... in teoria... Una brezza lieve che scendeva dalla parete di roccia investì delicatamente il sovrano. Quel vento gli entrò nel naso, e Sole percepì una nuova, delicata e fragrante sensazione. Si sfregò il naso per farla passare ma poi, rendendosi conto che si trattava di una sensazione ben più piacevole del sapore dell'amarognolo terreno, provò a farla sua di nuovo, inspirando a fondo. Per la seconda volta dopo pochi istanti – e dopo tutti quei millenni – provò la sensazione che dà un profumo delicato mentre ti bacia affettuosamente la punta del naso.

«Oh sì! Verrà qui quando la neve sarà alta e i tuoi rami saranno spogli e zac zac zac! Ti ruberà tutti i rametti!» disse ancora la voce giovane e femminile, concludendo con una risatina divertita a bocca chiusa.

"Non è poi una deviazione," si disse il principe, "se anziché aggirare gli altipiani li attraverso..." Se lo ripeté fino ad accettare l'idea e, piegate le ginocchia, saltò.

***

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