Capitolo 8

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La sveglia che avevo puntato poco prima di andare a letto suonò. Odiavo quel suono. Mi annunciava sempre che ora di combattere contro un’altra giornata di merda. Mi alzai, mi preparai e scesi giù. Tutto era come rimasto come la sera prima. Il mio tesoro, il computer sul divano. L’unico mio pensiero quella mattina fu Jade. Il pensiero che ormai  mi tormentava da ore. Presi il computer. Mentre si accendeva mangiai qualche biscotto. L’ansia e il nervoso si stavano presentando. Aprii la mia casella postale. Subito dopo sulla busta affacciò un “1” che mi fece saltare in aria. Aprii di fretta e in furia la lettera e…
Amore mio! Non sai quanto mi manchi. Lo so che una fottuta e-mail non colmerà il vuoto in quella casa, come non colmerà il vuoto che c’è in questa stanza di albergo. Sì, sono arrivata. Domani mattina comincerò a lavorare all’articolo che verrà pubblicato sul giornale. Sono così fottutamente felice che sei passata. Ho sempre creduto in te. Te l’ho sempre detto che hai una voce incredibile. Non mi hai mai creduto. Adesso, te lo vuoi mettere in testa che hai una voce da far venire la pelle d’oca? Manchi tanto. Non sai quanto. Cerco di sfogarmi in una lettera, ma so io quanto porto dentro. E so anche quanto stai soffrendo per ora. Ma spero davvero, che Hila, suo fratello, Tom o chiunque sia ti possa stare accanto, in questo merdoso periodo in cui sono via. Ti prego, però, non cadere in depressione, di nuovo. Devi essere felice, e gioiosa. Perché questa è la sorella che ho conosciuto. Adesso, non vedo l’ora che mi scriverai un’altra e-mail in cui mi racconti la tua giornata. Ci sentiamo presto, piccola. Jade xxx
Mi feci scappare un sorriso. Poi notai l’orario sul lato destro del desktop. Con una manata chiusi lo schermo, presi lo zaino e mi incamminai verso scuola. La mia giornata si prometteva bene: storia, geografia, francese, educazione fisica e inglese. Una tortura. Entrai nell’istituto e mi diressi verso il mio armadietto. Stavolta occupato dalla stazza di Niall. Niall che parlava con Hilary. “Buongiorno!” dissi guardando il biondo, che subito dopo si spostò dal mio armadietto, facendomi spazio. Lo aprii e cominciai a rovistare dentro, “Come va?” mi chiese Hilary davanti alle orecchie di Niall, “Come devo stare? Bene…” dissi fulminandola con lo sguardo, “Hai parlato con tua sorella?”. Odiavo parlare dei cazzi miei di fronte sconosciuti. “Sì.” Dissi sbattendo l’armadietto. “Tuo fratello mi aveva detto che era una ragazza tranquilla…” disse il biondo mentre io mi avviavo in classe, “Sì, Niall, lo è. A parte la mattina. Ci vediamo Horan.” Disse prima di schioccargli un bacio sulla guancia. Poi mi raggiunse. “Mi ero dimenticata che di mattina sei irascibile” “Solo davanti gli sconosciuti.” “Non è uno sconosciuto…” “Sì…” “Va beh… comunque… Lo sai che a ultima ora vai con lui e i suoi amichetti a parlare con la preside?” “Di cosa?” “Boh… penso il programma per i concerti…” “Mh… comunque…”, presi posto accanto a lei, “ripassata storia?”. Mi guardò con uno sguardo rivoltante e si girò dall’altra parte. Ridacchiai e poi cominciammo a fare lezione.
Odiavo la lezione di storia, più di quanto odio Hope. Solo due o tre ascoltavano la prof parlare, io dormivo insieme agli altri. Poi quando interrogava a sorpresa mi faceva salire il crimine. Mentre spiegava chissà quale argomento di storia, mi soffermai a guardare la classe. Primo banco il povero Matt da solo ormai da anni; secondo banco Hope insieme a Carly; terzo banco Louis e Zayn; ultimo banco Sophie e Sum. Vi voltai dalla parte opposta: primo banco Theodor e Carl; secondo banco Harry e Mike; terzo Mary e Betty; ultimo banco Fred e Chez. La mia fila… no. C’è qualcosa di più importante da sentire adesso, “Taker mi parli della seconda Guerra mondiale?”. La guardai negli occhi. Annuì, poi cominciò a parlare tranquillamente. Nei suoi occhi nemmeno un pizzico di nervosismo, né ansia. E sapeva la lezione forse meglio di me. Mi stupii dato che la sera prima l’unica cosa che sapeva dirmi era che “quello aveva fatto quella cosa.”. Appena finì di ripetere Hila fece una faccia quasi soddisfatta, “Taker ti puoi aggiustare il voto così. 8.”. Ringraziò il Signore prima di sorridermi. Ed io ricambiai. Le ore passarono finché arrivò l’ora dell’educazione fisica. Solo Dio sapeva quanto odiavo quella materia. Ci catapultammo in palestra. Odiavo fare gli esercizi. Soprattutto la corda. Misi i miei riscalda polsi e cominciai a fare gli esercizi di riscaldamento. “Appena finite di fare gli esercizi a terra, voglio vedervi attaccati a quella corda.” No, cazzo, la corda no.

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