Capitolo 20: Una principessa senza eredi

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Eirlys scostò con una mano guantata la tendina leggera della sua lettiga e il venticello freddo si insinuò nell'abitacolo. Dall'esterno provenivano le urla di gioia e il chiassoso chiacchiericcio dei sudditi in attesa del corteo reale, infagottati nei loro poveri stracci, impreparati al freddo inclemente di quel giorno di Natale.

Le strade di Carlyon erano ricoperte da uno spesso strato di neve, i tetti delle case di pietra erano completamente imbiancati, e l'acqua dei canali sostituita in superficie da uno spesso strato di ghiaccio. Eirlys aveva appreso che era tradizione che la famiglia reale uscisse in corteo nel giorno della nascita di Nostro Signore. Ogni membro si agghindava con i suoi abiti e i suoi gioielli più costosi, montavano i loro destrieri più imponenti e, primo fra tutti il re e l'erede al trono, percorrevano la strada tra il palazzo reale e la cattedrale dispensando doni ai sudditi in attesa. Eirlys non poteva cavalcare, era troppo pericoloso per la sua gravidanza, ma era obbligo che la moglie di Ivar Trevelyan prendesse parte al corteo reale. Così si era sistemata nella sua lettiga, trasportata a mano da alcuni soldati, e cercava di combattere il freddo inclemente che le gelava le mani.

La sua gravidanza era ormai sulla bocca di tutti, cortigiani e popolani. Anche sotto i vari strati di vestiti la sua pancia cominciava a dare nell'occhio e chiunque cercava di indovinare quale sarebbe stato il sesso del nascituro.

Eirlys alla fine a malincuore aveva accettato l'idea di quella gravidanza. Tristan aveva mantenuto la sua promessa, le aveva trovato una stanza lontana dagli appartamenti di suo marito, le aveva assegnato una cameriera personale e una levatrice che dormiva nell'anticamera e non la lasciava mai un momento da sola. Doveva seguire una dieta ferrea, evitare sforzi che potessero recare danno al suo bambino e scongiurare qualsiasi tipo di turbamento che potesse inacidire il suo latte o avvelenare il sangue del pargoletto. Si sentiva in gabbia, ancor più di quando era rinchiusa tra le fredde mura della fortezza di Scilly, e inizialmente aveva pensato quasi di piantarsi un pugnale nel ventre pur di liberarsi di quel mostriciattolo. Poi però Gareth era riuscito a farle cambiare idea.

Si erano incontrati di nascosto nel giardino reale, approfittando di un raro momento in cui Eirlys era finalmente sola, e Gareth le aveva rivelato l'unica vera ragione per cui doveva portare a termine quella gravidanza: il popolo era dalla sua parte. Eirlys era bella, gaia, una principessa di sangue puro, una vera nobile di Lyonesse e, dopo così pochi mesi di matrimonio, era già gravida. Al contrario della sua odiata madre, Caitlin di Cornovaglia, che aveva impiegato anni per partorire un figlio vivo, al contrario di Catrina, ora nient'altro che un ammasso di ossa, lei aspettava un figlio e un pargolo Ffelig mancava in quella famiglia da fin troppo tempo.

Era questa l'unica ragione per cui non si era piantata un pugnale nel ventre e continuava a fingere di essere una futura madre felice. Fingeva davanti all'intera corte, anche davanti a Tristan, che quella fosse la miglior cosa che le fosse mai capitata.

La lettiga si fermò bruscamente ed Eirlys comprese che dovevano finalmente essere giunti alle porte della cattedrale. Il sangue defluì dal suo viso, che istantaneamente si fece pallido e concentrato. Le mani cominciarono a tremare per la tensione e la giovane cercò di imporsi di rimanere tranquilla, gaia e felice.

Quel giorno, il giorno di Natale, le cose non sarebbero andate come ogni altro anno.

***

Catrina smontò dalla sua giumenta infreddolita con un piccolo balzo, timorosa di rompersi una caviglia anche con solo quel piccolo accenno di attività fisica. Era consapevole di essere ormai fin troppo magra; a volte, guardandosi allo specchio senza vestiti, temeva quasi che le sue costole potessero bucarle la pelle e fuoriuscire. Per questo, in quegli ultimi giorni di festa, finalmente consapevole del disfacimento che stava subendo il suo corpo, si era ripromessa di riprendere a mangiare regolarmente e riacquistare parte del suo antico aspetto.

Si lisciò la lunga gonna di velluto rosso, mentre i suoi piedi affondavano nella neve bianca e un brivido di freddo le attraversava la colonna vertebrale. Si prese qualche momento per guardarsi intorno. Il corteo, partito dal palazzo, era capeggiato dalla famiglia regnante. C'era re Meliodas con la sua scintillante corona, la regina Blaine nella sua raffinata pelliccia e con un diadema ricoperto di gemme appuntato sulla cima della sua complessa acconciatura, suo marito Tristan più affascinante che mai con il lungo mantello e lo spadone agganciato alla cintura. Poi c'era Eirlys che si apprestava a scendere dalla lettiga e ancora una volta Catrina si ritrovò a provare invidia per lei.

Era elegante, avvolta in una calda pelliccia da cui usciva solamente il suo viso arrossato dal freddo. Le curve del suo ventre erano nascoste, mimetizzate dagli strati di vestiti che indossava, ma Catrina era consapevole della loro esistenza e questo le bastava. Eirlys osteggiava la sua gravidanza, ogni parte del suo corpo rotondo urlava la presenza di quel bambino, e ogni volta che Catrina la guardava era come ricevere uno schiaffo in pieno viso.

Tra l'altro Tristan era come stregato da lei ormai. Si premurava della sua salute, della salute del pargoletto e la principessa scozzese era consapevole che lui la disprezzava ancora di più di prima. Eirlys, la moglie di suo fratello, aspettava un figlio mentre lei no.

Si asciugò una lacrima di rabbia, voltando le spalle ai sudditi adoranti, e attese che Tristan le porgesse il braccio per arrivare alle porte della cattedrale.

L'intera carovana era ferma in un piccolo spiazzo, a poche centinaia di metri dalle scale della chiesa, e come usanza avrebbero percorso quella breve distanza a piedi, sfilando davanti all'intera popolazione, ostentando la loro magnificenza.

Tristan le porse il braccio senza guardarla in viso, un bel sorriso stampato sulle labbra, ma Catrina avvertì immediatamente la rigidezza dei suoi muscoli che, ancora una volta, le dimostrarono la sua repulsione.

<< Mio signore ...>> tentò di mormorare.

Il corteo prese a camminare, Tristan contrasse leggermente i muscoli e Catrina comprese che non le avrebbe risposto. La tristezza la invase, le lacrime le pizzicarono gli occhi ma, come sua madre le aveva sempre insegnato, una principessa doveva mostrarsi sempre felice e sorridente. Così si stampò un finto sorriso sulle labbra e riprese ad adempiere al suo ruolo.

<< Non vi vogliamo!>> fu una voce a rompere la magia di quel corteo. Una voce che risuonò stranamente chiara e profonda nonostante il chiacchiericcio della popolazione. << Non vi vogliamo!>> ancora.

Catrina si guardò intorno, così come il resto dei membri del corteo.

<< Non vogliamo una puttana scozzese sul nostro trono!>>

Catrina sentì il cuore perdere un battito.

<< Non vogliamo una donna che non riesce nemmeno a dare un figlio al suo paese!>> un'altra voce, ancora più forte. Sulla popolazione in attesa calò un silenzio funereo.

La principessa sentì il braccio di Tristan scivolare via e gli lanciò uno sguardo carico di panico.

<< Siete sterile! Il vostro matrimonio non è benedetto da Nostro Signore!>> una voce femminile adesso.

<< Siete una sgualdrina!>> ancora una voce diversa. << Quali peccati avete commesso per ricevere questa punizione?>> un'altra ancora.

Le voci cominciarono a moltiplicarsi, voci sempre più arrabbiate, insulti sempre più taglianti. Catrina cercò di aggrapparsi al braccio di Tristan in preda al panico ma lui la scrollò via, intento a parlare con le guardie che si stringevano sempre di più intorno alla famiglia reale.

<< Puttana! Strega!>> gli insulti si trasformarono in urla.

Catrina cominciò a piangere, il suo corpo prese a tremare, poi sentì un dolore lancinante alla fronte e un fiotto di sangue le sporcò il viso.

Era stata colpita da una pietra. Una pietra scagliata dai suoi sudditi.

Nota autrice

Mi dispiace tantissimo per il ritardo! Ho avuto delle settimane abbastanza impegnative purtroppo. 

Come regalo di Natale vi dono un nuovo capitolo. Anche nella storia è il giorno di Natale ma vi assicuro che non è altro che una coincidenza. Spero vi piaccia:)

Buon Natale:)

La dama rossaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora