CAPITOLO 5

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Haven cominciava quasi a sentire un senso di sollievo. Stava tornando a casa dopo tre sfibranti partite che si erano a dir poco miracolosamente concluse in parità salvandole la reputazione messa pericolosamente in bilico dalla sua completa assenza mentale in campo ed era decisamente contenta che la giornata non si fosse conclusa con un completo disastro.
Lo sport l'aveva distratta dal bruttissimo momento che aveva passato solo poche ore prima e che sembrava esser diventato solo un pensiero troppo lontano dalla sua mente perché potesse disturbarla.
Solo che purtroppo il peggio doveva ancora arrivare.
Canticchiò un motivetto rap con la decisione di chi parla un buon inglese e al contempo l'insicurezza di una ragazza decisamente stonata, che la portava a mimare appena le parole della sua canzone preferita sparata a tutto volume nelle orecchie.
Non mancava molto a casa. Solitamente l'avrebbe riaccompagnata Heatan ma visto che quel giorno si doveva trattenere per l'allenamento di un'ora e mezza (che erano diventate tre grazie, o meglio, per colpa del coach che aveva insistito a spingere Haven allo stremo) stava tornando a piedi. Dopotutto non era lunghissima la strada. Heatan insisteva a portarla lui perché sosteneva che la ragazza avrebbe usato il tempo impiegato per tornare come una scusa giustificante lo scarso studio che affrontava giornalmente. Anzi, quasi giornalmente.
Almeno era fortunata. Essendo martedì non aveva compiti da fare. Più o meno. Lei sosteneva di non averne perché inglese e storia li avrebbe fatti in classe, quindi tecnicamente non ne aveva.
Non usando l'autobus per andare a scuola non poteva permettersi il lusso di farli la mattina comodamente seduta sul sedile.
Per carità, era molto grata a Heatan per la cura che aveva di lei e sperava fosse così per sempre. Lui era il suo migliore amico. Si erano sempre detti tutto, ogni cosa. Conoscevano i segreti l'uno dell'altra ed entrambi li avrebbero conservati nei più profondi meandri del loro cuore.
Heatan sapeva che a quattro anni Haven era caduta nel bagno e aveva battuto la testa contro la tazza del water, la sua peggiore vergogna senza considerare quando sua madre lo raccontò al suo amico. Haven ricordava quando a otto anni i genitori di Heatan gli regalarono la prima mini motocicletta esattamente come ricordava la craniata che poi lui aveva tirato contro al muro finendoci a sbattere con la mini moto.
Avevano condiviso talmente tante risate, avventure e la maggior parte dei momenti felici da considerarli irrimediabilmente legati alla presenza dell'altro.
Cambiando canzone, Haven assunse un ritmo più accelerato e rapido mentre casa sua si avvicinava velocemente.
Pensò a cosa avrebbe fatto quel pomeriggio. Si erano fatte le tre e quasi quaranta, ovvero avrebbe avuto poco più di due ore senza sua madre che il giorno prima aveva fatto un orario prolungato. Di nuovo.
Ormai era abituata ad essere in secondo piano rispetto al lavoro di Victoria.
"Tesoro, davvero, sono desolata ma ci tengono d'occhio i pezzi grossi e dobbiamo assolutamente dare il massimo" era solita dirle con quell'espressione così rammaricata che era impossibile ribattere.
"Haven, amore, mi tratterrò un po', sai quanto mi dispiace"
"Sì, lo so. Sei tu a non sapere quanto dispiaccia a me" pensava la ragazza scacciando quel pensiero che periodicamente tornava sempre a invaderle la testa già troppo occupata.
Non aveva il cuore di gettare tutto quel dolore (che nonostante tutto non ammetteva nemmeno a sé stessa) addosso a sua madre. Era incredibile come quella donna reggesse le apparenze con così tanta maestria da mostrarsi forte, decisa e piena di vita a chiunque tranne sua figlia, che ben conosceva la sua reale fragilità e sapeva bene che se avesse mai visto quegli occhi, riflessi dei suoi, riempirsi di lacrime trattenute non dalla forza bensì dall'orgoglio a causa sua se ne sarebbe pentita per sempre.
Voltò l'angolo e costeggiò un alto muretto bianco appartenente al Residence poco lontano da casa sua. Causa il misero panino mangiato a pranzo sentiva forti proteste nascere dai meandri del suo stomaco che pareva sul punto di implodere disastrosamente.
~ Uff...~ sbuffò sistemandosi meglio lo zaino sulle spalle.
Il martedì aveva un carico di libri improponibile per qualunque essere umano e tornare a piedi non era certo il massimo per la sua schiena distrutta da un'intensa sessione di allenamento come quella.
Girò a sinistra, proseguì per una cinquantina di metri e giunse davanti a quella che era stata la maestosa entrata della hall dell'hotel. Nonostante fosse piccolo era stato molto prestigioso. Con la piscina sul terrazzo, le ampie camere e la splendida sala da pranzo. Da qualche parte Victoria aveva conservato le fotografie dell'hotel. Ora era praticamente irriconoscibile visti tutti i cambiamenti che la madre di Haven aveva apportato per farlo somigliare più a una casa.
Tirò fuori dalla strabordante tasca le chiavi tra le quali luccicava una grande H tutta in brillantini colorati regalatale da Heatan al suo sesto compleanno. Lui ne possedeva una identica, solo verde scuro, il suo colore preferito, ovviamente un regalo che Haven gli aveva puntualmente fatto l'anno seguente.
Heatan aveva diciannove anni, due in più di lei, ma si erano sempre trovati perfettamente in sintonia. Lui per anni aveva pensato che quella piccola ragazzina che gli stava sempre attaccata avesse la sua età, per poi scoprire il suo primo giorno di elementari che non sarebbero stati nella stessa classe poiché era più piccola. Ne rimase molto colpito. Si arrabbiò addirittura con Haven e con sua madre (che conosceva da tempo come Haven conosceva i genitori di lui), incolpandole di averlo illuso che sarebbe stato insieme a lei anche a scuola.
Capitava ogni tanto che ricordassero quei tempi passati. Haven ne rideva mentre Heatan era solito borbottare qualcosa tipo "Speravo solo che mi avresti dato le risposte nelle verifiche..." accrescendo la canzonatoria risata della ragazza.
Aprì la porta ed entrò finalmente in casa. Lo zaino venne subito buttato per terra mentre la proprietaria correva verso quel tanto invitante frigorifero grigio metallizzato che prometteva meraviglie. Ne tirò fuori i suoi adorati spaghetti istantanei con tanto di salsa di soia pregustando il tanto bramato pasto, per poi posare malauguratamente lo sguardo sulla precisa dieta attaccata allo sportello del mobile con le esatte istruzioni sui cibi proibiti, tra i quali rientrava anche tutto ciò che fosse precotto. Ovvero i suoi spaghetti.
Abbassò lentamente gli occhi su quello che avrebbe tanto voluto mangiare e che sulla confezione appariva ancora più delizioso.
Guardò di nuovo il foglio.
E ancora gli spaghetti.
Rialzò lo sguardo sulla dieta e a malincuore ricacciò il contenitore nel frigorifero stando ben attenta a non guardare troppo l'immagine invitante per poi tirarme fuori del riso in bianco freddo.
~ Ma perché a me?!~ fece Haven. ~ Ho diritto anch'io a del sacrosanto cibo porca di quella...~
~ Sei tornata finalmente!~ esclamò Victoria interrompendo la figlia giusto prima che si condannasse da sola ad una settimana di punizione.
La ragazza si voltò verso la voce, tremando ancora per lo spavento.
~ Mamma? Che ci fai a casa?~ chiese sbarrando gli occhi.
~ E tu? Perché sei tornata a quest'ora? Dove sei stata?~
~ Mi sono allenata fino adesso. Comincio seriamente a pensare che Carson stia cercando di uccidermi in modo pulito.~ rispose notando la perfetta evasività della madre mentre inseriva il contenitore azzurro nel microonde.
~ Beh, magari hai portato all'esasperazione anche lui. Non sarebbe una novità. Mangia leggero, tesoro.~ disse voltandosi e camminando leggera verso la televisione.
~ Che hai detto?!~ esclamò Haven girandosi con una piroetta decisamente troppo violenta.
Victoria si girò verso di lei, squadrò l'espressione sconvolta sul viso della figlia e ripeté: ~ Ho detto di magiare leggero.~
~ Hai compreso che non mangio dalla fine delle lezioni, vero? E che mi sono allenata ininterrottamente per tre ore?~
~ Sarebbe difficile non arrivarci...~ commentò la donna osservando con muto rimprovero le posate gettate in malo modo sul tavolo e lo straccio da cucina che nella mente di Haven doveva fungere da tovaglia. ~ Da quanto sei arrivata? Quattro minuti?~
~ Più o meno.~ ringhiò lei agguantando con foga il riso fumante e piazzandolo in mezzo al tavolo.
Prese a mangiare bocconi enormi, ingurgitando quanto più cibo possibile in modo da placare i lamenti esasperati del suo povero stomaco che quasi minacciava di mangiarsi da solo e anche -doveva ammetterlo- per innervosire sua madre.
Victoria era una donna dai gusti eleganti e dalle maniere impeccabili. Vestiva spesso con gonne strette e corti bolero abbinati. Il suo armadio era a dir poco immenso. Adorava gli accessori. Collane, foulard, bracciali, orecchini, fermagli per capelli... Qualunque cosa capace di valorizzare il suo aspetto già estremamente professionale. Amava i colori allegri e gioviali e li indossava spesso. Haven era solita chiamarla "la donna degli arcobaleni".
~ Perché devo mangiare leggero? Sempre ammesso e non concesso che lo faccia?~ chiese la ragazza ingoiando altro riso che tutto sommato non era affatto male.
~ Perché stasera andiamo al ristorante e non intendo assolutamente lasciarti fare l'anoressica. Non mi frega niente di quello che vuole Carson. Sei uno scheletro tappo con i muscoli nelle braccia, hai bisogno di mangiare. Solo preferirei che lo facessi a cena.~ rispose sedendo di fronte a lei.
Haven deglutì, bevve qualche sorso d'acqua dalla bottiglietta presa sempre dal frigorifero e assunse un'aria interrogativa.
~ Perché tutte queste pretese per una cena?~ domandò sorvolando sull'insulto alquanto scorretto rivoltole dalla madre.
Adorava stuzzicarla sull'altezza a causa della sua permalosità, come del resto i suoi compagni di scuola.
~ Perché ci saranno anche Noah e i suoi figli.~ rispose Victoria tutto d'un fiato.
~ Cos'ha...~ sbottò Haven iniziando a tossire furiosamente a causa di un chicco di riso andatole di traverso per la foga con la quale aveva sussultato.
Prese a martellarsi il petto di pugni, tenendosi la gola con la faccia che bruciava.
~ Cos'hai detto?!~ esclamò finalmente con il viso rosso dopo qualche minuto di colpi di tosse.

Ciao a tutti! Come potete vedere, ho aggiornato.
Voglio far sapere a tutti voi che anche se la storia ha pochi capitoli è perché è semplicemente all'inizio e la scuola non aiuta molto. Sappiate che la mia storia continuerà, perché adoro scrivere e mi sono affezionata parecchio ai miei personaggi. Spero continuiate a leggere e a farmi sapere cosa pensate di questa storia.

**MESSAGGIO IMPORTANTE**
La mia sis, SofySoo che ho già pubblicizzato nei capitoli precedenti, ha un problema. Un bel problema che mi fa davvero arrabbiare.
Lei, da grandissima fan di Hunger Games, sta scrivendo una splendida raccolta di curiosità assurde e impensabili sulla bellissima saga che, immagino, la maggior parte di voi conosce.
Ebbene sono venuta a sapere che le curiosità che scrive (e qnon solo quelle) vengono P-U-N-T-U-A-L-M-E-N-T-E copiate e pubblicate in altri libri dei quali non conosco il nome e che comunque non citerei nemmeno.
Questa cosa mi manda davvero in bestia. Io sono una drogata di fantasia e non aggiornerei per mesi piuttosto che rubare idee altrui.
Aggiungo solo che per colpa di ciò lei non aggiornerà per un po', cosa che dispiace parecchio a me come ai suoi lettori.
Buona serata a tutti❤️

Brotherly Love - Cinque fratelli di troppoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora