XI

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«Tata, tata» due mani leggere la destarono dal sonno.
«Posso dormire qui con voi?» domandò con voce appena percepibile.
«Vieni qui» alzò le coperte per ospitarlo e vederlo gattonare verso il centro.
«Ho sognato che papà non tornava più a prendermi» le confessò con le lacrime agli occhi.
«Amore ma lo sai che papà torna sempre» lo rassicurò asciugandogli le lacrime.
«Era vero Tata, non tornava più, era vero».

Niente da fare, le lacrime continuavano a solcare il morbido del piccolo.

«Mati'?» La voce confusa si aggiunse al quadretto. Il suono dei singhiozzi, per quanto attutiti dal petto di Matilde avevano svegliato il più grande, che dopo qualche secondo di smarrimento aveva spalancato giù occhi preoccupato.
«Non è niente Jo, Leo ha fatto un brutto sogno» lo rassicurò continuando ad accarezzare i capelli dell'ometto che nel frattempo aveva affondato il volto nel petto della zia.
«Piccole', è tutto apposto» lui si era allora spontaneamente unito all'abbraccio, nel tentativo di rassicurare il bambino.
«Quindi papà torna?» era riuscito a dire tra i singhiozzi.
«Ma certo che torna, quando ti sveglierai sarà già qui» aveva risposto Matilde sorridendogli genuinamente.
«Allora dormo, così domani quando sveglio lo trovo già qui» si era convinto allora, ripetendo le loro rassicurazioni riuscendo finalmente a placare l'agitazione.

«Scusa» aveva allora sussurrato lei verso il moro, dispiaciuta per averlo svegliato.
«Ma ce mancherebbe Mati'» aveva subito messo un punto alle paranoie, intrecciando la mano nella sua mosso da nessun'altra necessità, se non quella di sentirla sempre un po' più vicina.
«Certo che s'è addormentato subito» accennò con il capo al bambino, fonte al contempo di unione e separazione di quel momento.
«È tanto sensibile lui» rivolse uno sguardo all'oggetto della sua esternazione.
«Se vede, so contento de averlo conosciuto» ammise, alzandosi per recuperare una sigaretta, avendo ormai perso il sonno.
«Me accompagni?» indicò l'oggetto tra le sue mani mentre si dirigeva verso il salotto.
«Prendine una anche per me» acconsentì dopo essersi assicurata dell'espressione tranquilla del nipote, ormai completamente addormentato.

[...]
«Sei molto attenta con lui» notò Joseph, mentre lei sistemava qualche giocattolo disperso qua e là per la stanza.
«È l'unica cosa che mi è rimasta» confessò evitando il suo sguardo.
«E i tuoi Mati'?» sganciò la bomba.
«Non ci stanno Jo, abbiamo tagliato i rapporti» un velo di freddezza ricopriva un velo enorme dietro quella enunciazione.
«Perché?» domandò lui aggrottando le sopracciglia, incuriosito e sinceramente preoccupato.

Una situazione del genere per lui era impossibile da immaginare.
Lui che nonostante la sporadica glacialità del padre e l'esuberanza della madre aveva sempre avuto un nido al quale fare ritorno nei momenti più spinosi.

«Non gli piaceva la vita che facevo» tagliò corto lei, accrescendo i dubbi.
«Quando sarai pronta».
E quella frase, pronunciata con la cura che stava imparando a padroneggiare valse più di mille altre rassicurazioni.

«Ma me la devo fuma' da solo Mati'?» ironizzò allontanandola dai suoi pensieri.
«C'hai ragione» si sporse verso di lui per far sì che accendesse la sua sigaretta.
«Attenta» le scostò  i capelli corvini dal contatto con la fiamma mentre il suo sguardo si premeva contemporaneamente verso il suo.

«Ma com'è Mati'?» domandò trascinandola con sé sul divano.
«Che?» rispose lei di rimando reggendosi il capo con le mani.
«Che me togli il fiato, qualsiasi cosa tu faccia» le accarezzò delicatamente il volto.
«Me togli il fiato pure tu Jo» ripetè le sue parole sporgendosi per far combaciare le loro labbra.
Ancora e ancora.
«E un po' me fa paura, sentire così tanto in così poco» le confidò con un filo di voce, staccandosi appena dal suo volto.
«Ce la viviamo Jo» promise lei.

Al massimo sarebbero stati il tempo di qualche istante.

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