Sweet

By AnnaGargiulo442

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"La sua dolcezza è stata la mia rovina". Un anno di riformatorio non era bastato a cambiare, quelle che erano... More

Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
Capitolo 15
Capitolo 16
Capitolo 17
Capitolo 18
Capitolo 19
Capitolo 20
Capitolo 21
Capitolo 22
Capitolo 23
Capitolo 24
Capitolo 25
Capitolo 26
Capitolo 27
Capitolo 28
Capitolo 29
Capitolo 30
Capitolo 31
Capitolo 32
Capitolo 33
Capitolo 34
Capitolo 35
Capitolo 36
Capitolo 37
Capitolo 38
Capitolo 39
Capitolo 40
Capitolo 41
Capitolo 42
Capitolo 43
Capitolo 44
Capitolo 45
Capitolo 46
Capitolo 47
Capitolo 48
Capitolo 49
Capitolo 50
Capitolo 51
Capitolo 52
Capitolo 53
Capitolo 54
Capitolo 55
Capitolo 56
Capitolo 57
Capitolo 58
Capitolo 59
Capitolo 60
Capitolo 61
Capitolo 62
Capitolo 63
Capitolo 65
Capitolo 66
Capitolo 67
Capitolo 68
Capitolo 69
Capitolo 70
Capitolo 71
Capitolo 72
Capitolo 73
Capitolo 74
Capitolo 75
Capitolo 76
Capitolo 77
Capitolo 78
Capitolo 79
Capitolo 80
Capitolo 81
Capitolo 82
Capitolo 83
Capitolo 84
Capitolo 85
Capitolo 86
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Capitolo 64

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By AnnaGargiulo442

Guardavo i volti di tutti, ma non ne riconoscevo nessuno. Erano degli estranei, era un incubo, doveva essere per forza così.
Non avevo mai fatto del male a nessuno, eppure era questo che accadeva a persone come me, che facevano di tutto pur di non emergere, pur di non essere sulla bocca di tutti.
Era successo proprio questo e mi spaventava.
Non era un incubo, ma un'amara realtà.
Andare avanti, andare indietro. Non sapevo cosa fare. Odiavo i loro visi, le loro risate, mi stavano umiliando, avrei dovuto reagire, ma l'unica cosa che fui in grado di fare, li divertì ancora di più. Corsi verso i bagni, con ancora uno dei tanti telefoni di Tate stretto fra le mani, che lei tanto aveva insistito a darmi, in assenza del mio. Chiusi la porta, reprimendo un urlo, quando vi trovai anche lì quelle foto.
Io, Damon, la sua auto.
Non era questo a spaventarmi, non mi vergognavo di lui, ma non ci voleva un genio per capire che fossi nuda, non si vedeva tutto, ma era chiaro, fin troppo. Mi sentivo violata, umiliata, come se mi avessero picchiata e forse, avrebbe fatto meno male. Tutto quello che facevo con Damon, per me era importantissimo. Le mie prime volte, ora, erano sotto gli occhi di tutti, e nessuno avrebbe dimenticato, almeno non subito. Piansi, scoppiai in un pianto isterico senza freni, non volevo questo, non avevo immaginato tutto questo una volta arrivata in questa città. Le persone, sapevano essere davvero meschine, indifferenti, vigliacche, le odiavo.
Odiavo tutti.
Scivolai contro quella porta, con quelle foto fra le mani. C'era tutto il mio amore lì dentro. Io e lui, che ci guardavamo, io e lui che ci baciavamo, e in un'altra occasione, mi sarebbero anche piaciute quelle foto, ma non ora.
Tirai su col naso, mi alzai, per potermi sciacquare il viso che tentai di nascondere quando la porta si aprì.
"Guada guarda", mi girai di scatto.
"Hai trovato il modo di farti conoscere da tutti".
"Piper", pronunciare il suo nome, era fastidioso. "Non ora".
"E quando?". Incrociò le braccia al petto. "Devo ammettere di essere sorpresa, pensavo fossi una di quelle...casa e chiesa", fece una smorfia.
Asciugai il mio viso con un po' di carta, non le avrei dato la soddisfazione di vedermi in quel modo.
"Pensa quello che vuoi, non mi importa", mormorai, pronta per andar via.
"E lui? Che ne pensa di te?". Indubbiamente, sapeva toccare i tasti giusti.
"Credo che questo non sia un tuo problema".
"Sappiamo entrambe che non sarai mai la sua ragazza".
"Non mi interessa la tua opinione", sbottai infastidita. "Lasciami passare".
"Ti sei ma chiesta, cosa ci abbia visto uno come Damon, in una come te?". Il ticchettio delle sue scarpe, contro il pavimento, era snervante. "Infondo, ce lo siamo chieste un po' tutte".
"So a cosa vuoi arrivare, non mi interessano i tuoi pettegolezzi".
"Hai conosciuto Charlotte", affermò con un pizzico di risentimento. "Ti avrà sicuramente detto che avete avuto qualcosa in comune, oltre il fratello".
"So che Jared stava con lei". Non mi inganni.
"Oh, interessante". Sorrise. "Ma comunque, pensavo che tu fossi un pizzico più intelligente".
"Che vuoi dire?". Sussurrai.
"Dai, è ovvio".
"Cosa?". Stavo iniziando a spazientirmi e forse, non avrei dovuto nemmeno perdere tempo con lei e le sue frottole.
"Non ti sembra un po' strano che Damon, abbia deciso di far breccia nel cuore della ragazza dell'ex di sua sorella?".
"Damon n-non...non ci ha mai provato con me, quando stavo con Jacob", ed era vero, Dio era così.
Era strano, mi trattava male, non cercava di portarmi via da lui, ma solo di aprirmi gli occhi.
"Beh, lui ha detto altro". Scrollò le spalle.
"Non ti credo, vuoi solo mettere zizzania".
"È vero, ti odio particolarmente tanto, ma stavolta, sto dicendo la verità". Squittì. "Puoi sempre chiedere a lui".
"Certo", sbuffai una risata. "Ci hai provato, almeno", la sorpassai, ma lei mi afferrò per un braccio.
"L'ha detto, poi mi ringrazierai". E mi lasciò andare, con uno strano peso sul petto, che non volevo neppure prendere in considerazione. Non avrei fatto il suo gioco.

Aprì la porta del bagno, ritrovandomi davanti proprio colui che poteva darmi e togliere tutto e dalla sua faccia, era evidente che anche la mia non fosse nelle migliori condizioni. Dire che era furioso, era un eufemismo, assolutamente riduttivo.

"Oh, ciao Damon", squittì Piper alle mie spalle. Quanto avrei voluto che tutti scomparissero, tutti tranne lui. Mi afferrò per i fianchi, trascinandomi al suo fianco, la mascella serrata, mentre guardava con tutto il disprezzo che aveva dentro, quella ragazza, che un tempo, arrivai addirittura a pensare, fosse la sua ragazza.

"Centri qualcosa?". Il tono paurosamente serio, ed ero sicura che si stesse trattenendo proprio perchè aveva di fronte una ragazza.

"Indendi con il vostro book fotografico?". Ammiccò, ed a quel punto pensai che forse io, un bel pugno in faccia, potevo tirarglielo.

"Piper", sputò il suo nome come veleno. "Se scopro che dietro questo ci sei tu, io..".

"Tranquillo", alzò le mani al cielo. "Stavamo solo parlando, prima", indicò con un cenno del capo, il bagno alle nostre spalle. "Ma come al solito, devo sempre passare io per la bugiarda", mise il broncio. "Certo, alle volte lo sono, ma questa volta, ho detto la verità", puntò i suoi occhi nei miei. Stavo tremando.

"Che le hai detto?". Sbottò Damon, aumentando la sua presa su di me.

"Dai Dam", sorrise. "Trovatene una più intelligente".

"Andiamocene", afferrai la mano di Damon. Non volevo sentire altro, temevo che tutto potesse crollarmi addosso da un momento all'altro. Ero consapevole che così facendo, non avrei mai risolto nulla, ma proprio non ce la facevo.

"Parla, prima che mi dimentichi di avere di fronte una ragazza", fece una smorfia, riavvicinandomi a se. Non aveva alcuna intenzione di mollare la presa, le sue dita accarezzavano il mio broccio, ed io, in un momento come quello, lo apprezzavo molto.

"Le ho semplicemente spiegato il motivo per il quale tu, ti sei avvicinato a lei, poi magari è scoppiato davvero l'amore", sbuffò una risata. "Ma mi sembrava giusto metterla al corrente di come sono iniziate le cose".

"Ma che cazzo stai dicendo?". Sbottò lui e mentalmente, tirai un sospiro di sollievo, ignara di quello che sarebbe successo da qui a qualche secondo.

"Non lo ricordi? Lo hai detto. Mi prenderò la sua ragazza e la farò soffrire, proprio come lui ha fatto con Charlotte". Alzai di scatto la testa, quando quelle dita, diminuirono la presa.

"Non la conoscevo neppure", quasi ringhiò ed io, sentì qualcosa di molto fragile, spezzarsi dentro di me. "Quanto puoi essere ridicola".

"E' vero?". La mia voce appena udibile e, ad ogni batosta presa, mi meraviglio sempre più, di come riuscissi anche solo a pensare di parlare.

Damon si girò nella mia direzione di scatto, ma io indietreggiai.

"No Krystal, è una cosa vecchia", sembrava terrorizzato. Dovevo smetterla di illudermi.

"Scusatemi, ma io ora ho lezione". Disse Piper, andando via, solo dopo aver ottenuto quello che voleva. Ci stava davvero riuscendo? Non sapevo più a chi o a cosa credere.

"C-che vuol dire?". Un'altra ondata di lacrime, pronte a soffocare il mio respiro, ma che stavo facendo di tutto, anche quella volta, per trattenere.

Afferrò la mie braccia con le sue mani, si avvicinò, lo sguardo serio, ancora preoccupato.

"Krystal", i suoi occhi perforarono i miei. "L'ho detto, ma un anno fa, io non ti conoscevo e...".

"Ma l'hai fatto, tu..", scuotevo il capo, come se potessi cancellare via tutto in quel modo, ma non ci riuscivo. Una, due, forse cento lacrime scesero silenziose sul mio viso.

"Krys", sospirò, poggiando la fronte contro la mia. Lottavo per liberarmi di lui, ma ero troppo debole. "No", afferrò il mio viso a coppa fra le sue mani. "Non ti ho mai presa in giro, mai", la mascella serrata, sembrava quasi che questo lo infastidisse. "Volevo e voglio vendicarmi di Jacob, ho detto quella maledetta frase la notte in cui Charlotte è finita su una sedia a rotelle. C'era Piper e non sapevo ancora tante cose. Forse l'avrei fatto, forse avrei distrutto la ragazza di Jacob, ma doveva essere un'altra per poterlo fare, non tu". Non aveva mai distolto lo sguardo dal mio, ma io ero distrutta, completamente andata e avevo paura di credergli e soffrire ancora.

"Perchè dovrei crederti?" Urlai, il corpo scosso dai singhiozzi, mentre spingevo le mie mani sul suo petto, senza alcun risultato. "Chi sono io eh?". Facevo fatica a respirare. "Che volete tutti da me?" Piansi, tantissimo e smisi di lottare, quando mi racchiuse fra le sue braccia con forza, piansi sul suo petto, non lo abbracciai, non perchè non lo volessi, ma perchè avevo bisogno di essere completamente protetta da lui.

"Te lo giuro su Charlotte, non ho mai pensato neanche per un secondo di usarti. Mai", il suo tono era diverso ora, come se provasse dolore a parlare. "Non ti farei mai una cosa del genere".

"Ci hanno visti tutti, loro...ridevano. Io...voglio andarmene", strinsi la sua maglia in un pugno. Sospirò pesantemente, lasciando un bacio fra i miei capelli, stringeva così tanto, quasi da far male, ma non mi importava.

"Pagheranno tutti, uno ad uno".

"Non voglio stare q-qui", balbettai, il mio viso nascosto nell'incavo del suo collo.

Poi lui, rallentò la presa, ma solo per potermi guardare, stava soffrendo e non l'avevo mai visto così. Si abbassò sulle ginocchia, poggiando la fronte contro la mia.

"Non dare a nessuno questa soddisfazione".

"N-non ci riesco".

"Ci riesci", asserì, lasciando un bacio a stampo sulle mie labbra, completamente inaspettato. "Mi credi?". Disperazione, ecco cosa lessi nel suo sguardo, ma non mi diede modo di rispondere, che continuò. "Mi sono avvicinato a te...".

"Perchè ti serviva un fazzoletto", borbottai fra le lacrime.

"Mh, anche", ridacchiò. "Ma sopratutto per queste", sfiorò le mie labbra con il pollice.

"Cretino", scossi il capo, non riuscendo però a nascondere un sorriso.

"No, sul serio", mi baciò ancora, spingendomi verso il muro alle mie spalle.

"Ed io che pensavo chissà cosa", chiusi gli occhi quando prese a baciarmi il collo.

"Quello non lo vengo mica a dire a te", alzò il capo, corrucciando lo sguardo.

"Quello cosa?". Sussurrai fra le sue labbra.

"Mi credi?". Alzai gli occhi al cielo.

"Credo che il mio più grande desiderio in un punto di morte, sia leggere un libro con tutte le tue risposte mancate".

"Magari ti accontento, in punto di morte".

"Hey", ridacchiai.

"Quindi? Mi credi?". Sospirai, allacciando le mie braccia dietro al suo collo.

"Si", sussurrai.

"Sicura?". Le sue mani scesero sulla mia schiena. Annuì, prima di allungarmi verso le sue labbra e baciarle lentamente.

"Mh", mugugnò. "Mi piace questa cosa", la voce roca, bassa, da brividi. "Il fatto che tu mi baci, così", scrollò le spalle, ma non era affatto disinvolto, come voleva dare a vedere. Avevamo entrambi tanta paura di quello che ci piaceva da morire.

"Mh, pensa se non ti piaceva", poggiai il capo sul suo petto. La campanella della prima ora, che annunciava l'inizio delle lezioni, suonò ed io non avevo alcuna intenzione di staccarmi da lui e affrontare tutti. "Possiamo...non so, marinare la scuola?".

"Krystal, krystal". Assottigliò lo sguardo. "Queste cose non si fanno".

"Senti chi parla", borbottai.

"Non devi aver paura di nessuno", asserì deciso. "E se serve, li prendo a pugni io", non stava scherzando. "Io ora devo andare".

"Dove? Cioè....non segui le lezioni?".

"Devo risolvere prima una questione molto più importante", accarezzò il mio viso. "Ci vediamo in mensa", aggiunse, baciandomi ancora le labbra. Sembrava che tutto questo fosse normale, che noi fossimo due ragazzi, che si baciavano sempre e mi piaceva.

"A dopo pervertito", ridacchiai, schiaffeggiandogli la mano, dopo che tentò di toccarmi il sedere. Corrucciò lo sguardo, ma stava sorridendo anche lui.

Se fino a cinque minuti prima, tutto mi sembrava facile, ora la situazione, era nettamente ribaltata.

Entrai in aula, a capo chino e sapevo che non dovevo essere io quella a vergognarsi, ma era inutile, non ce la facevo. Raggiunsi il mio posto, fra le risate e i commenti dei miei compagni. L'assenza di Tate, mi pesava ancora di più, sicuramente lei, avrebbe saputo difendersi meglio di me. Su questo, non avevo dubbi. La prof di matematica entrò e non mi risparmiò una strana occhiata che mi mise ancora di più a tappetto. Per le restanti quattro ore, desiderai di essere sorda, desiderio che divenne sempre più grande, quando arrivò il fatidico momento del pranzo, e non l'avevo mai odiato tanto, come quella volta.

"Hey".

"Ciao ragazzi", poggiai il mio vassoio al solito posto, Luke mi guardava, anche Jacob. Volevo che smettessero.

"Mi dispiace Kry, la gente sa essere molto cattiva".

"Già", sussurrai con lo sguardo puntato su quella cotoletta di pollo che non avrei mangiato. Avevo la nausea.

"Avete scoperto chi è stato?". Domandò Jacob.

"No", scossi il capo, ma non guardai neanche lui. Damon, non era ancora venuto e sul telefono che Tate mi aveva prestato, io non avevo il suo numero. Mi sentivo persa. Presi un sorso del mio succo, ma la situazione non migliorava, la verità era che io sentivo fin troppo bene tutti quegli sguardi, quelle risate, quelle parole che mai avrei dimenticato.

La nuova amica di Damon. Puttana. Finta ingenua.

Non avrei resistito oltre.

"Damon risolverà tutto", commentò Luke. E come se lo avesse evocato, il suo profumo, inondò le mie narici e mi sentì già meglio. Un braccio e non uno qualunque, si posò sulla mia spalla. Di fronte a me, presero posto Thomas e Jared. Il primo mi sorrise, il secondo sbuffò. Aveva una grossa benda sul naso.

"Dam", mi girai per poterlo guardare e proprio in quel momento le sue labbra, si posarono sulle mie in un semplice bacio a stampo. Il silenzio, calò in mensa, nessuno più rideva, nessuno più parlava. A Luke, cadde il cucchiaio nella zuppa che aveva preso per pranzo.

"Ehm, ciao", balbettai rossa in viso, riportando lo sguardo sul bicchiere di succo che avevo fra le mani, ma nel farlo, notai anche le sue, leggermente rosse e con qualche taglio di troppo sulle nocche.

"Ciao", sospirò, poggiando un gomito sul tavolo, il suo sguardo fisso su Jacob, che era seduto al mio fianco, ma ora non più.

Luke, prese un colpo di tosse e tutti ripreso a mangiare, come se la cosa più strana del mondo, non fosse appena accaduta.

"Tu non hai preso il pranzo?". Domandai, notando che fosse l'unico senza vassoio.

"No, mangio dopo", scrollò le spalle. Ma dopo, quando?

"T-tutto bene?". Chiesi titubante, sfiorando la sua mano con le dita.

"si", abbozzò un sorriso, uno di quelli che ti faceva credere che davvero tutto andasse bene. "Ognuno si sfoga a modo suo", scrollò le spalle.

"Dam", repressi un urlo. "Hai picchiato qualcuno?".

"Il muro, tranquilla sta meglio di me", fece una smorfia, quando strinse la mano.

"Ti sei fatto male?". Lo guardai.

"Nha", scrollò le spalle.

"Un giorno o l'altro ti romperai la mano", borbottai.

"Vorrà dire che dovrai farmela tu la doccia", ammiccò, facendo scendere l'altra mano sul mio fianco.

Sospirai, cercando di calmare anche i miei bollenti spiriti, ma sopratutto il bollore che divampava a vista d'occhio sulle mie guance.

"Sei impossibile", borbottai, distogliendo lo sguardo dal suo.

"Krys", sussurrò nel mio orecchio.

"Che c'è?". Domandai a fatica.

"Se stringi ancora le gambe in quel modo, ti porto in bagno", sussultai, facendolo ridere. "E poi, il pervertito sono io". Alzò gli occhi al cielo.

"Smettila", poggiai il palmo della mano sulla mia guancia. Scottava.

"Non mangi?". Domandò, tornando serio.

"Non ho molta fame", sussurrai.

"Perche?".

"Così", scrollai le spalle. "Se vuoi, puoi mangiarlo tu".

"E tu?".

"Mangio dopo", sorrisi, guardandolo. Lui, lo stava già facendo da chissà quanto tempo.

"Sicura?".

"E' la tua parola preferita oggi?". Ridacchiai.

"Ne ho altre", ammiccò. "Comunque, se non hai fame...metà?".

"No", lo spinsi giocosamente. "Mangia".

"Agli ordini bambolina", bisbigliò nel mio orecchio, dandomi poi un bacio sotto questo.

"Stronzo", mormorai fra me e me, ma l'aveva sentito, eccome se l'aveva sentito.

"Vedremo", mi guardò con la coda dell'occhio, iniziando a divorare la mia cotoletta e quasi quasi, mi stava ritornando l'appetito. "Oggi hai nuoto?". Alzai lo sguardo, i ragazzi ci guardavano, o meglio cercavano di fingere disinteresse, ma proprio non ci riuscivano e tutto questo, mi fece sorridere.

"Si", ero dubbiosa, se andarci o meno. Dopo che quasi tutta la scuola, mi aveva vista mezza nuda, non ero molto propensa a farmi vedere in costume ed aumentare così il loro divertimento.

"Anch'io", mi guardò, ed era come se dietro quella risposta, avrebbe voluto dirmi, non temere, ci sono.

Damon per me, era anche quello. La mia forza, il mio coraggio e se ero riuscita a trovare tutto quello in un solo ragazzo, che fra l'altro amavo, potevo solo ritenermi molto fortuna.

"Ok", sospirai, poggiando una mano sulla sua gamba, così, senza alcuna malizia. Avevamo bisogno di sfiorarci, di sentirci e non sapevo quanto entrambi fossimo disposti ad aspettare affinché, tutto ciò accadesse davvero.

"Ciao", entrai nello spogliatoio, chiudendomi la porta alle spalle, Damon era già, ad aspettarmi a bordo piscina. Tutto questo era surreale. Io e lui, sempre insieme, come se il contrario fosse impossibile. Erano giorni strani, in cui mi aspettavo di essere triste per il fatto che Tate fosse andata via, la verità, era che Damon, era stato fin troppo bravo, a rendere invece quei giorni, i più belli della mia vita.
"Ciao", rispose una delle tante ragazze che con me, condividevano quel corso, le altre risero, ma non me ne curai. Prima di entrare qui dentro, Damon, aveva detto una cosa che mi aveva letteralmente sconvolta.
Sono invidiose, non di me, ma di te. Sei bellissima.
Mi batteva ancora forte il cuore, non ero abituata a tutte queste attenzioni e nemmeno lui. Sembrava quasi che quel ragazzo così sfacciato e che ci sapeva fare con le ragazze, fosse sostituito da una versione insicura di Damon. Era adorabile, almeno per me.
Raggiunsi il mio posto, afferrando dal mio borsone, costume  e accappatoio.
Presi un lungo respiro, prima di iniziare a sfilare la divisa, cercando di ignorare i loro sguardi. Non erano niente, loro non erano niente, mentre io non vedevo l'ora di stare ancora con Damon ed era questa l'unica cosa che contava.
Se ne andarono, dopo cinque minuti, parlottando ancora fra di loro, forse di altro, forse di me. Non faceva alcuna differenza. Infilai l'accappatoio, uscendo dallo spogliatoio.
Mi guardai intorno e nessuno stava  guardando me, dovevo smettere di essere paranoica. Prima o poi, tutti avrebbero dimenticato, tranne noi. Sapevo che Damon, stesse già lavorando per capire chi ci fosse dietro questa storia. Avevo paura delle conseguenze, avevo paura che scegliesse la vendetta e non me.
Mi avvicinai alla vasca, dove avrei dovuto fare il mio allenamento. Le sue spalle, le sue gambe si muovevano agili in acqua ed avrei voluto che fossimo solo noi, ma non era possibile. Mi inginocchiai, lasciando l'accappatoio sul trampolino, dovevo concentrarmi su una sola cosa, ed infondo non era poi così difficile.
"Ah però", disse, non appena riemerse, reggendosi al bordo. "Non pensavo che gli allenamenti fossero così piacevoli".
"Sei troppo gentile con me oggi, che vuoi?". Assottigliai lo sguardo.
"Non farmi essere scontato", ammiccò, poggiando una mano attorno alla mia caviglia. "Non entri?".
"È fredda e non dire ti riscaldo io", gli puntai un dito contro, ridacchiando.
"Le mie intenzioni erano altre, ma se vuoi...".
"Mh, certo come no", mi diedi una spinta, scendendo in acqua. Come previsto, era gelata.
"Poi ti abitui", sussurrò, circondando la mia schiena con un braccio e dal suo sguardo, avevo la netta sensazione che non stesso parlando della temperatura dell'acqua, o forse la sua mente perversa, aveva contagiato anche me.
"Sto già meglio, grazie", distolsi lo sguardo. La tensione fra di noi, si poteva tagliare con un coltello. "Ehm...dovrei allentarmi".
"Prego", allargò le braccia, poggiandosi con la schiena contro la scaletta.
"D-devi restare lì?".
"Mi sto riposando", scrollò le spalle.
"Dietro di me?". Inarcai un sopracciglio.
"No", sorrise a trentadue denti. "Dietro di te, non potrei mai riposarmi". Per poco non mi strozzai con la saliva.
Non risposi, ma i miei occhi spalancati, erano già una risposta. Presi un lungo respiro, prima di tuffarmi e iniziare la mia serie, con i suoi occhi che bruciavano su di me.
Venti minuti dopo, avevo quasi finito e per mia fortuna, aveva ripreso ad allentarsi anche lui.
Mi poggiai al bordo, riprendendo fiato, avevo appena terminato la terza serie di fila ed ero completamente esausta.
Man mano, la sala si stava svuotando, l'ora a nostra disposizione era quasi finita. Se ne stavano andando tutti.
Sentì due braccia, circondarmi da dietro, il suo respiro a pochi millimetri dal mio collo.
"Il tuo amichetto ti guardava". Sussurrò.
"Chi?".
"Nick".
"Rick? Era qui?".
"Già". Sospirò.
"Non l'ho visto", strinsi le mani al bordo, facendo quasi sbiancare le mie bocche.
"Beh, io visto lui che guardava te", spinse il suo corpo contro il mio.
"E?".
"Sta guardando anche ora".
"Dam".
"Shhh", soffiò. "Ha capito che deve andare via". Aggiunse, baciandomi il collo.
"Stai per caso marcando il territorio Cooper?". Sorrisi, le sue mani scesero sotto il livello dell'acqua, fermandosi dapprima sulla mia pancia.
"Vedo che ci intendiamo". Poi salirono, fermandosi sul mio seno.
"Dam", sussultai. "Qualcuno potrebbe vederci".
"Se ne sono andati tutti". Ed era vero, non c'era più nessuno, proprio come volevo io.
Accarezzò i miei seni, chiusi gli occhi, schiudendo le labbra.
"Desidero questo da stamattina". Il suo naso percorse tutto il mio profilo, fino alla base del collo.
Ansimai, quando abbassò il tessuto del mio costume, facendolo scendere fin sotto al seno. "E anche tu".
"Non puoi saperlo questo", sussurrai, tentando di aprire gli occhi, ma era tutto così forte, intenso, erotico. Era sempre meglio.
"Oh certo che lo so", leccò il mio orecchio. "Scommetto quello che vuoi che a pranzo eri fradicia", spalancai gli occhi, era impossibile non farlo, quando una sua mano, raggiunse gli slip, infilandosi al loro interno.
"Dam".
"Mi piace il mio nome detto da te", bisbigliò.
"Che vuoi fare?". Il respiro pensate, mentre quelle dita presero a muoversi in modo circolare su di me.
"Voglio farti dimenticare tutto krys", spinse il suo bacino contro di me. "Tranne questo, questo non dimenticarlo mai". Cacciai un urlo, quando infilò un dito dentro di me. Faceva male, ma era bello allo stesso tempo. Non volevo che si fermasse.
Rovesciai la testa all'indietro, poggiandola sulla sua spalla. Le sue mani mi accarezzavano, mi facevano sentire in paradiso.
Continuò a muovere quel dito dentro di me, dapprima lentamente, poi sempre più veloce. Il suo corpo, premuto contro il mio, era una chiara dimostrazione di quanto tutto questo, stesse piacendo tanto anche a lui. Strinse la mia vita, baciando la mia spalla, quando venni, reggendomi a lui.
Era il mio unico appiglio.
Girai la testa di lato, ancora poggiata al suo petto.
Mi guardava dall'alto, i suoi occhi avevano una luce diversa, sembrava quasi che brillassero. Ero sicura di essere nelle stesse condizioni, se non peggio.
"Baciami", ordinò, facendo risalire entrambe le mani sul mio seno.
"Non prendo ordini da te, Damon".
"Baciami", mi girò di scatto fra le sue braccia, facendo così scontare i nostri petti.
"Altrimenti?". Poggiai una mano sul suo collo, alzandomi sulle punte.
"Non vuoi saperlo davvero", afferrò il mio viso con una mano. "Quindi baciami".
"Voglio quello che vuoi tu", sussurrai, leccando il suo labbro inferiore.
"Non credo". Lasciò scorrere le sue mani lungo tutto il mio corpo, poggiandole poi sui miei glutei.
"Vedremo", morsi il suo labbro, per poi baciarlo l'attimo dopo con cura, come se, lo stessi venerando ed infondo era proprio così.
Sbuffò una risata. "Che devo sopportare". Scosse il capo, quando mi allontanai dalle sue labbra.
"Voglio sapere tutto Damon", lo baciai ancora. "Non tenermi allo scuro", infilai le mani fra i suoi capelli.
"Questo è giocare sporco, nanetta", sospirò.
"Me lo prometti?".
"No", mi attirò ancora di più a se.
"Non è giusto". Smisi di baciarlo.
"Neppure questo lo è", mi guardò. "Eppure lo sto facendo lo stesso".
"Non sono giusta?". Sussurrai, non smettendo mai di guardalo. Gli avrei fatto cambiare idea.
"No", sbuffò una risata. "Tu lo sei", mi guardava, come ogni donna dovrebbe essere guardata dal proprio uomo.
"Anche tu lo sei". Baciai l'angolo delle sue labbra, poi il suo collo, il suo petto.
"Ti odio Krystal", sospirò, stringendo il mio sedere fra le sue mani. Alzai lo sguardo, legando le mie braccia attorno al suo busto.
"Tanto?".
"Tantissimo". Posò le mani sui miei fianchi, alzandomi. Mi ressi alle sue spalle.
"Che vuoi fare ora?". Ridacchiai.
"Limito i danni".
"Cioè?".
"Una piscina non mi sembra adatta".
"Per cosa? Oddio...", urlai quando mi lanciò in acqua, senza alcun preavviso.
Riemersi, scurendo il capo. "Idiota", borbottai, guardandolo male.
Mi afferrò di nuovo, poggiando la sua fronte contro la mia.
"Vuoi davvero che la tua prima volta avvenga in una piscina?". Sussurrò.
"C-cosa?". Balbettai.
"Stai attenta krys, non so ancora per quanto riuscirò a rimandare".
Lo guardai, non mi vergognavo di quello che stavo provando.
"Stai attento anche tu Damon, non sei sempre tu quello ad avere tutto sotto controllo", soffiai sulle sue labbra.
Sorrise appena. "Tranquilla krystal, hai già vinto tu", sussurrò, spostando una ciocca di capelli dietro il mio orecchio.
Non ricordavo quante ore passammo in quella piscina a baciarci, a ridere, a stare bene. Ad ogni modo, erano poche, ne volevo altre.

Damon's pov
"Chi credi abbia fatto una cosa del genere?".
"Chiunque, non escludo nessuno", serrai la mascella, passandomi le mani in faccia. Erano ore, che cercavamo di decifrare quei maledetti dati che Thomas, era riuscito ad hackerare dal pc del biondo. Marcus. E pensare che credevo di non poter odiare qualcuno, più di quanto odiassi Green.
"Qui non c'è nulla, solo i loro affari".
"Possono sempre tornarci inutile", dissi. "Ma non ora".
"E se non fossero stati i Falcones a scattare quelle foto?". Intervenne Jared.
"C'era Marcus alla festa, chi se non loro?".
"Potrebbe aver ragione", lo guardai. "C'è qualcun altro dietro".
"Il loro capo?".
"Non permetterebbe mai una cosa simile", asserì deciso. "Fra di loro si rispettano, siamo noi, a confonderci con i suoi scagnozzi".
"Green non rispetta nessuno", sbottò Thomas. "Perché il capo dei Falcones non dovrebbe odiarlo?".
"Lo odia, questo è certo, ma non è tanto stupido da mettersi contro di lui".
"Damon ha ragione, questo va ben oltre i nostri capi".
"Non mi viene in mente nessuno". Scrollò le spalle Jared.
"A me si, invece", non avevo prove, era solo una sensazione. "Piper".
"Ma dai, quella non è buona a far niente".
"Beh, qualcosa la sa fare", ridacchiò Jared. "Cioè...prima...nel senso, tu dicevi che era brava a fare...".
"Sta zitto", sbottai. "Sono serio".
"Perché dovrebbe farlo?". Domandò Thomas. "Andrebbe anche contro suo padre, se si mettesse in affari con i Falcones".
"Sua padre non la ucciderebbe".
"Già", annuì.
"Ma perché?".
"Credo sia gelosa di Krystal". Replicò Jared. "Infondo da quando c'è lei, Damon non la considera più".
"Non è così stupida", dissi. "Non sottovalutatela".
"E se avesse scoperto il tuo piano?".
"E' quello su cui stavo riflettendo", serrai le mani in due pugni. "Ma come? È impossibile".
"Dipende Dam, quello che hai trovato, lo hai nascosto bene?".
"Certo, che domande fai?". Zero errori, ne ero sicuro.
"A meno che non ci siano delle cimici in questa casa, non capisco come lei possa sapere dei tuoi piani".
"Controlleremo", mi guardai intorno.
"Non lo so Dam, mi sembra impossibile. Un tempo eravamo amici".
"Amici", sbuffai una risata. "È una traditrice".
"Lo so", sussurrò Jared. "Ma voleva molto bene a tua sorella, lei...".
"Certo, per questo si scopava il suo ragazzo", sbottai. "Non parlatemi di amicizia, erano tutti falsi".
"Riusciremo a scoprire tutto". Disse Thomas.
"Se quelle foto finiscono sul tavolo di suo padre, è la fine".
"Green non ti farà nulla, Damon. Non glielo permetteremo". Thomas, posò una mano sulla mia spalla.
"Non è per me che ho paura". Abbassai il capo, per me era difficile mostrare le mie insicurezze. L'avevo fatto solo una volta, un anno fa, davanti alle stesse persone che ora avevo al mio fianco.
"Proteggeremo anche Krystal", disse Jared. "Te lo devo Damon".
"Non dovevo arrivare a questo". Li guardai, mi odiavo.
"Non è una cosa che puoi decidere tu quando far finire".
"Non iniziate", li guardai male.
"No, ma noi...parlavamo d'altro", su guardarono, scoppiando a ridere.
"Pezzi di merda".
"Dai, si fa per scherzare".
"Io non mi sto divertendo affatto", sbuffai, continuando a bere la mia birra.
"Sul serio Damon", continuò Thomas.
"Cosa?".
"Quando le chiedi di diventare la tua ragazza?".
"Pensi davvero che con tutto questo casino, io possa pensare di...".
"Che palle", sbuffarono in coro.
"Voi non capite", scossi il capo.
"Ti piace Damon".
"Non posso avere una ragazza, cazzo", sbottai. Il tempo dei giochi era finito. Io baciavo Krystal, la toccavo, dormivo con lei, perché non riuscivo a fare altrimenti, ma sapevo che prima o poi, avrei dovuto prendere una maledetta scelta, che inevitabilmente mi avrebbe fatto perdere qualcosa.
"Dam", sussurrò Jared. "Non sei obbligato", lo guardai incredulo.
"Non avrei mai pensato che proprio tu mi dicessi questo, Charlotte è o non è la tua ragazza?".
"Nella tua vendetta, nessuno ne uscirà vincitore. Perderemo tutti qualcuno, se tu vai via o peggio ancora ti arrestano, come pensi che la prenderà tua sorella?".
"Lo faccio per lei, per farle giustizia". Digrignai fra i denti.
"La farai solo soffrire così, non vuole questo e non l'hai mai voluto".
"Dovresti rifletterci Damon".
"Vi state tirando indietro?". Sbottai.
"No, qualunque sia la tua decisone, noi saremo sempre al tuo fianco. Stiamo solo cercando di non farti rovinare la vita".
"Questo non è importate". Ero teso, la testa mi scoppiava.
"Meriti di essere felice, scappando non lo sarai mai".
"Devono pagare". Li guardai, avevo la sensazione che nessuno più mi capisse. "Ho visto mia sorella spegnersi giorno dopo giorno, mia madre piangere perché non avevamo i soldi per curarla e il mio capo, ridermi in faccia quando gli chiedevo un aumento".
"Tutto questo lo sappiamo Dam, ma ora lei sta bene, sei riuscito a farla curare. Hai già avuto la tua rivincita".
"Non mi basta", mi alzai. "Non la passeranno liscia". Me ne andai in camera, avevo bisogno di stare da solo e pensare a tutto o forse a niente.
Ero stanco, maledettamente stanco di come le cose stavano andando, eppure non riuscivo a rimpiangere nemmeno un giorno degli ultimi cinque mesi.
Mi gettai sul letto, chiudendo gli occhi, pessimo errore.
Le immagini di tutto quello che era successo in quella stanza tre giorni prima, mi piombarono addosso come un fulmine a cel sereno.
Avevo così tanta voglia di lei, da star male.
Sospirai, poggiando un braccio sotto la mia testa.
Quelle labbra, così morbide e piene, erano una fissazione per me. Le avrei baciate per ore ed ore senza mai stancarmi e quegli occhi, troppo belli. Mi fregavano sempre.
L'idea che tutti l'avessero vista in quelle condizioni, aveva fatto scattare in me qualcosa di strano, che quasi mi faceva paura immaginare.
Mi sentivo in dovere di proteggerla da tutto, da qualsiasi cosa e l'avrei fatto, sempre, fin quando ne avrei avuto la possibilità.
Avrei scoperto il bastardo che ci aveva scattato quelle foto e non mi sarei fermato, per nulla al mondo, forse sbagliando, forse rovinando tutto, ma dovevo farlo. Non dovevano toccarla, in nessun modo. Ero geloso, maledettamente geloso di lei, e anche questo mi faceva paura. Non avevo mai provato nulla del genere, non avevo mai sentito la necessità di stare con una determinata persona più e più volte, ma sopratutto per così tanto tempo.
Non mi bastava mai ed ogni volta, era sempre più difficile andarmene, sempre più difficile trattenermi. La desideravo, desideravo tutto di lei.
Non volevo ammetterlo a me stesso, ma era così.
Nessuna, avrebbe mai potuto anche lontanamente, competere con lei, nessuna avrebbe mai potuto far nascere in me, quello che sentivo con lei. Non sapevo cos'era, non ci capivo un cazzo di queste cose, l'unica cosa di cui era certo, era che, semmai avessi scelto altro e non lei, mi sarebbe mancata, da morire e sarebbe stata il più gran rimpianto della mia vita.
Deglutì, passandomi le mani fra i capelli.
Non volevo scegliere, volevo sentirla, ma poi mi ricordai che il suo telefono, lo avevo ancora io.
Aprì il cassetto nel quale lo avevo lasciato, non aveva neppure un pin segreto e probabilmente non sapeva neppure che questo si potesse fare. In realtà, non si poteva fare neppure quello che stavo facendo, ma ero pur sempre io, quindi non ci pensai due volte a ficcare il naso fra le sue cose.
Sorrisi, quando vidi una sua foto con Tate, stava sorridendo anche lei, e mi sentì strano, di nuovo.
Andai nei messaggi, non aprì quelli con le sue amiche, sarebbe stato troppo meschino da parte mia, tuttavia, decisi di farmi del male, andando a leggere quelli con quel coglione di Nick, Rick.
Il bastardo, per intenderci.
L'ultimo messaggio, risaliva a più di un mese fa, al quale lei non aveva neppure risposto. Era un viscido, che ci aveva provato ogni volta e in ogni modo possibile.
Il pensiero che l'avesse baciata, mi faceva attorcigliare le viscere.
Scorsi tutti i messaggi, che si erano scambiati. Alle volte, lei rispondeva, ma solo per educazione, altre invece, lo snobbava alla grande. Avrei dovuto farla venire ancora, solo per questo.
Chiusi la chat, per poi cancellarla. Certe cose, non dovevano occupare la memoria del suo telefono e giusto per essere più sicuri, cancellai anche il suo numero. Poteva anche incazzarsi, ed ero sicuro che sarebbe successo, ma al momento, mi bastava sapere di essere riuscito ad eliminare uno dei tanti, che avrebbe voluto portarmela via. Non l'avrei mai permesso, era mia, a prescindere da tutto.

Angolo autrice.
Buonasera ragazze, volevo farvi una sorpresa con questo capitolo, dato che ho lasciato molte di voi con l'ansia per quelle foto. 😂😂 Quindi, approfittando del giorno di riposo, sono riuscita a pubblicare oggi. Commentate in tante, buonanotte XX.

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