.𝟚𝟡. (𝕡𝕒𝕣𝕥𝕖 𝟙/𝟚)

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Più ci provavo più sembrava che un buio senza fine tentasse di inghiottirmi, privandomi della possibilità di vedere un ultimo spiraglio di luce

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Più ci provavo più sembrava che un buio senza fine tentasse di inghiottirmi, privandomi della possibilità di vedere un ultimo spiraglio di luce.

Mi sentivo debole, stanca e facevo quasi fatica a respirare a causa di un dolore sordo e costante all'altezza del petto che non ricordavo nemmeno come me lo fossi procurato.

Cosa mi era successo?

Non lo ricordavo e, anche se mi stavo sforzando, non riuscivo a recuperare la memoria delle ultime ore in cui ero stata vigile, sveglia.

Rimembravo solo il vuoto e... Un volto, anche se non riuscivo bene a identificarne i tratti e le caratteristiche facciali.

Provai ad aprire gli occhi, sollevando la palpebre pesanti, ma i primi tentativi furono del tutto inutili.

La voglia di continuare a rimanere ignara di ciò che mi stesse accadendo, in quel preciso momento, era decisamente più forte di qualunque altra cosa, persino della mia ostinata e sconfinata curiosità e determinazione.

Tuttavia, non potevo arrendermi e fu questo pensiero a spingermi a riprovarci più di una volta finché, finalmente, non riuscii a risvegliarmi completamente dal sonno profondo nel quale ero piombata.

La prima cosa che notai, una volta che i miei occhi si adattarono perfettamente alla luce soffusa di quella casa, che poteva essere solo definita come una catapecchia in procinto di accasciarsi su sé stessa, fu il fatto che avessi mani e piedi legati da corde spesse e ben strette, mentre era adagiata su un piccolissimo letto.

Ma cosa...?

Per quale inspiegabile ragione avevo le mani e le gambe legati?

Cosa mi era successo e dove ero andata a finire?

Ci volle un po' ma alla fine riuscii a fare mente locale sulle ultime ore che avevo passato sveglia e ricordai con estrema esattezza cosa mi fosse accaduto qualche istante prima che perdessi conoscenza: mi ero persa e, stupidamente, mi ero fermata a prendere fiato in un vicolo buio e deserto.

Ed era stato proprio in quel momento che erano iniziate le mie sciagure dato che, ironia della sorte, avevo incontrato Inara, una ragazza misteriosa in grado di poter evocare gli spiriti dei defunti.

Arricciai il naso ed increspai le labbra al solo ricordo di quei fantasmi spaventosi, con il "corpo" bianco, quasi del tutto trasparente, che producevano una risata stridula, una risata che, alle mie orecchie, sembrava essere il canto della morte.

Il loro macabro e terrificante ricordo mi avrebbe accompagnato per chissà quanto altro tempo e non ci sarebbe stata volta che non mi si sarebbe accapponata la pelle o temessi di ritrovarmeli nuovamente davanti agli occhi.

Per tutti gli Dei di Araceli, mi augurai vivamente che ciò non accadesse mai più.

Quei... cosi erano in grado di incutermi una paura feroce.

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora