.𝟛𝟟. (𝕡𝕒𝕣𝕥𝕖 𝟚/𝟚)

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(...continua)

«Mokosh» pronunciò il suo nome la dea del destino dietro di me che, in men che non si dica si ritrovò al mio fianco. Mi mise un braccio sul ventre e mi costrinse ad arretrare e a finire tra le braccia di suo fratello Vel. Il sorriso ironico sulle sue labbra non l'abbandonò mai nonostante avesse dinanzi ai suoi occhi un vero e proprio mostro. «Non mi ricordavo che fossi così brutto, sai? Il tempo non è stato clemente con te, così come vedo che non lo è stato né con Velisy né con Zōira. A tal proposito, ragazze, è stata piacevole la vostra morte a differenza di quella che toccò al Dio della distruzione per mano della nostra amata Regina Hipnôse?»

Era chiaro che il suo intento fosse quello di befferasi delle tre Anime Oscure.

Velisy mostrò anch'essa un sorriso maligno che, tuttavia, non era neanche lontanamente paragonabile a quello terrificante che si dipingeva sul volto nero di Mokosh. «Devana, noto che la tua lingua tagliente è ancora al suo posto. Sono sorpresa di vedere che questa non ti sia ancora stata strappata e fatta ingoiare ma non temere: ci penserò io a farlo dato che era ciò che desideravo fare già da un bel pezzo.»

Devana sollevò un sopracciglio, incrementando il suo sorriso beffardo. «Potresti provarci, Velisy, ma non è detto che potresti riuscirci. In fin dei conti, se era questo ciò che volevi fare da molto e non ci sei riuscita a causa della tua incapacità, non vedo come tu possa riuscirci in questa circostanza. Eri una delusione come divinità all'epoca e lo sei tutt'ora. Le cose non cambiano.»

Il ghigno sul volto dell'Anima Oscura scomparve in un solo istante. «Dopo ciò che hai detto, sarò davvero onorata se, a toglierti dalla faccia di questa Stella Pianeta, sia io, con le mie mani.»

L'altra ribatté ridendo di gusto. «Tu che ti sporchi le mani? Per tutti gli Dei, Velisy, non mi ricordavo che tu lo avessi mai fatto. Sei sempre stata una codarda che lasciava fare il lavoro sporco al suo fidato compagno di malvagità. Non è forse così, Mokosh?»

Al contrario di Velisy, la defunta divinità della distruzione non fece alcun cenno di volersi togliere dal viso quell'espressione di superiorità e invincibilità. «Sono stanco di sentirti parlare, Devana. Come ad un tempo, la tua voce non fa altro che irritarmi.»

«Avresri potuto eliminarmi, se era davvero così che la pensavi» continuò a provocarlo la Dea dal manto rosso come il fuoco che vedevo crepitare nelle mani di Zōira, fino a quel momento rimasta in silenzio.

Mokosh fece un passo in avanti, muovendo il collo da destra a sinistra, producendo un suono raccapricciante che assomigliava a quello prodotto nel momento in cui le ossa che si rompevano. «Ero un Dio, proprio come te, e per questo motivo non mi era consentito farlo, ma ora che sono una creatura superiore alla tua misera condizione divina, ne ho il potere e, credimi, sarà un vero piacere aiutare Velisy a farti fuori. Tuttavia» disse, volgendo il suo sguardo nella mia direzione e sorridendomi con fare minaccioso. «Prima ho qualcun'altro da sistemare. Principessa, sei pronta a giocare?» domandò, rivolgendosi alla sottoscritta.

«Lei non t'ha fatto assolutamente nulla, Mokosh» intervenne Rodh in mia difesa, affiancando la Dea del destino.

Gli occhi rossi di mokosh, privi di vita e, si spostarono da me al Dio in grado di donare l'immortalità agli umani e alle semidivinità. «Rodh, sei sempre stato un gran impiccione ed è per questo che mi divertirò da pazzi nel strapparti le corde vocali.»

«Lasciala stare» affermò Vel, tenendomi stretto a sé con ossessione. «Astraea non ha fatto nulla per meritare la tua ora, Mokosh.»

Quelle parole bastarono per attirare l'attenzione dell'Anima Oscura che caponeggiava quel quartetto.

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora