.𝟜𝟘. (𝕡𝕒𝕣𝕥𝕖 𝟚/𝟚)

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(...continua.)

Aprii gli occhi di scatto e mi misi seduto sull'erba mentre i miei occhi fiammeggianti incontrarono quelli di ghiaccio di mia sorella.

Devana stava correndo a perdifiato nella mia direzione.

La determinazione si leggeva nelle sue iridi dal colore del cielo sereno.

«Cosa ci fai qui, Devana?» le chiesi.

Quando lei arrivò al mio fianco, spostò rapidamente Brisey e disse: «Non devi farlo.»

Era forse impazzita?

Corrucciai la fronte. «Ti devo ricordare che l'età per prendere delle decisioni liberamente io l'abbia superata da un bel pezzo?»

Lei scosse vigorosamente il capo, muovendo le lunghe ciocche rosso fuoco scompigliate dal vento. «Non devi farlo» ripeté la frase, categorica, prendendosi la mia mano tra la sua.

Il mio sguardo si indurì. «Devana è una mia scelta e sai perfettamente che non posso vivere senza Astraea. Ci sei passata anche tu e sai quanto dolore si prova nel perdere la persona alla quale si è destinati. Preferisco morire con la consapevolezza che lei sia viva piuttosto che vivere mille anni sapendo di non aver più la possibilità di rivederla.»

«Non puoi farlo!» urlò lei, disperata, cercando di convincermi che quella non fosse la scelta più giusta da prendere.

«La mia decisione non cambierà solo perché tu ti proponi, sorella.»

«Veles, tu non puoi vivere senza di lei, giusto?» mi domandò.

Aggrottai ulteriormente la fronte. «Mi sembrava di essere stato chiaro quando avevo detto una cosa del genere. Ma, facendomi questa domanda in questo preciso momento, dove vuoi arrivare?»

Le sue labbra si distesero in un sorriso carico di tristezza e i suoi occhi si spostarono dal mio viso a quello cadaverico della ragazza distesa sull'erba al mio fianco. «Se per te è talmente forte il dolore per la sua perdita, hai pensato a come si sentirà lei sapendo che l'uomo che ama ha dato tutto per lei? Il senso di colpa sarà inevitabile, proprio come il dolore che ne seguirà nel sapere cosa hai scelto al suo posto.»

Il suo ragionamento non faceva una piega ma non avevo alcuna intenzione di cambiare idea.

«Prima o poi, potrebbe riuscire a superarlo e ad essere felice proprio come quando ancora non ero presente nella sua vita» dissi. «Hipnôse potrebbe perfino assorbire il mio potere qualche istante prima della mia morte e usarlo su Astraea per cancellarle il ricordo che ha di me. Sarà come se io non fossi mai esistito.»

Devana mi guardò con sguardo truce. Con i capelli arruffati, in quel momento, sembrava davvero uscita fuori di testa. «Ti rendi conto delle sciocchezze che stanno uscendo fuori dalla tua bocca? Proprio non riesci a comprendere che, se anche accadesse una cosa del genere, Astraea comprenderà ugualmente che c'è qualcosa che manca nella sua vita e la cercherà disperatamente fin quando non si arrenderà al fatto che dovrà trascorrere il resto della sua esistenza vivendo a metà.»

«Non capisco cosa vuoi che io faccia, Devana» dissi, schietto.

Quella era la pura e semplice verità.

Fu allora che Devana abbassò lo sguardo dal mio e si rigirò tra le mani un ciondolo che non vedevo da ben quattromila anni: una catenina in oro con un pendente di cristalli rossi che formavano una rosa.

Quello era l'ultimo regalo che le aveva fatto Sekhmet.

Delle lacrime scesero dal suo viso e, dopo qualche istante, lei si affrettò ad asciugarle, alzando lo sguardo triste e malinconico su di me.

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora