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Il sole aveva già iniziato a illuminare Aracieli da un po' ed io mi ero svegliata di buon ora, con le prime luci dell'alba. Tuttavia, non avevo la forza né la voglia di alzarmi dal letto, non se la visione paradisiaca del Dio della manipolazione addormentato nel mio letto mi ossessionava.

Era la terza mattina consecutiva che Vel rimaneva a dormire in camera mia e, sicuramente, non lo faceva per passare il tempo che, in ogni modo, lo trascorravamo facendo cose non propriamente caste e pure.

Sorrisi e sentii le mie guance diventare roventi al solo pensiero della notte di fuoco che avevamo trascorso insieme.

Era stato tutto meraviglioso, anzi, per correggermi, lui lo era ed io non potevo fare a meno di ammirarlo e idolatrarlo.

In quel preciso momento, io ero tra le sue braccia, accoccolata a lui e con la guancia destra del viso premuto sul suo petto sodo e che sembrava essere stato scolpito nel marmo.

Il suo braccio sinistro mi circondava la vita sottile, mentre la sua mano era parcheggiata sulla mia natica sinistra.

I nostri corpi nudi erano coperti solo da un lenzuolo nero.

Lo guardai attentamente, sollevando ancora di più il capo nella sua direzione. I capelli neri e ondulati erano scompigliati e decisamente molto disordinati. Alcuni ciuffi gli accarezzavano la fronte e quasi arrivavano a toccargli le ciglia folte e nere che sfioravano le sue guance.

Se non stesse dormendo e temessi di svegliarlo, gli avrei senza ombra di dubbio spostato delicatamente quella ciocca, così come mi sarei fiondata sulle sue labbra leggermente dischiuse, pronta come non mai ad annegare in quel mare di sensazioni mozzafiato che lui era in grado di farmi provare solo con quel semplice contatto.

Lo amavo.

Per tutti gli Dei, eccome se lo amavo.

In tutta la mia breve vita, ero quasi completamente sicura di non aver mai amato una persona come stavo iniziando ad amare lui.

Era un sentimento puro, innocente, dirompente. Un'emozione che, a parole, non saprei bene come descriverla ma posso affermare con assoluta certezza che è un sentimento riesce ogni giorno a riempirmi il cuore di gioia. Ogni volta che sono in sua compagnia, tutto ciò riesce a farmi sentire leggera, come se il mio corpo fosse sospeso tra le nuvole.

Abbassai lo sguardo sui suoi bicipiti in bella mostra e mossi leggermente le dita sul suo petto, disegnando strani simboli indefiniti. Ad un tratto, di scatto, la sua mano afferrò la mia saldamente, bloccandola. Quel semplice gesto bastò a farmi quasi sfuggire un leggero lamento a causa dello spavento e della piccola fitta di dolore ai palmi delle mani, ancora decisamente troppo sensibili al contatto con qualunque cosa.

«Continua a fissarmi come stavi facendo fino a poco fa» esordì Vel, con la voce ancora impastata dal sonno.

Il mio cuore ebbe un sussulto e le farfalle ripresero a svolazzare nel mio stomaco.

Alzai nuovamente lo sguardo su di lui e non potei evitare di sorridere nel vedere il modo pigro in cui le sue palpebre si sollevavano, mostrandomi due iridi incandescenti. Sbagliavo, o all'interno di esse vi si poteva leggere un desiderio logorante? «Buongiorno, amore» dissi.

Le sue labbra si distesero, allargando ulteriormente il suo sorriso mozzafiato. «Ti prego, dimmelo ancora.»

Sollevai ironicamente un sopracciglio. «Dirti cosa? "Buongiorno"?»

Vel scosse il capo. «No, ciò che hai detto subito dopo.»

Mi finsi perplessa, incapace di comprendere a cosa in realtà si stesse riferendo. «In tutta onestà, credo di non ricordare bene ciò che ti ho detto, potresti rammentarmelo tu?»

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora