.𝟛𝟟. (𝕡𝕒𝕣𝕥𝕖 𝟙/𝟚)

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Tutti mi guardavano con il fiato sospeso mentre l'orologio aveva smesso di segnare la mezzanotte da un minuto abbondante.

Il mio sguardo vagava sui volti di ogni essere presente in quella sala mentre sentivo l'ansia montare dentro di me come se fosse stata panna fresca.

Iniziai a sudare freddo e il silenzio che regnava sovrano in quell'immenso spazio non faceva altro che accentuare il senso di disagio che mi provocava la consapevolezza che non fosse accaduto assolutamente niente quando i miei diciassette anni erano stati finalmente compiuti.

I bisbiglii delle persone di fronte a me iniziarono a rompere quel momento fatto di silenzio e aspettativa.

Tutti si domandavano se fossi divenuta o no un'eterna.

La risposta era semplice, per me che sapevo le cose come stavano realmente.

Strinsi forte le mie mani in grembo e sentii una leggera fitta ai palmi delle mani doloranti per le ferite che già avevo.

Quel movimento brusco non fede altro che ricordarmi ciò che ero realmente.

Continuando a vagare sui volti dei presenti ecco che i miei occhi, innaspetatamente, incontrarono quelli di Xzander infondo alla stanza. Aveva le braccia conserte, una gamba piegata in modo tale che il piede potesse toccare il muro al quale era appoggiato e il suo sguardo era una maschera inespressiva.

Non trapelava alcuna emozione dal suo viso, tuttavia, notavo chiaramente che le sue labbra sottili erano rigidamente serrate e i suoi occhi neri sembravano essere colmi di rabbia.

Al contrario di ciò che vi leggevo dentro quelli di Xzander, in quelli di Hemera, Regina di Alto Cielo, non vi era assolutamente nulla e, in quel preciso istante, sembrava una statua senza vita e prova di qualsiasi sentimento tipicamente umano.

Che i millenni trascorsi ad essere un'eterna, la prima Eterna, l'avessero trasformata in un qualcosa che non era neanche lontanamente paragonabile ad una creatura umana? Probabilmente.

A malapena la vedevo battere le palpebre di quegli occhi così tanto inquietanti, anche se, in quel momento, la cosa più inquietante era vedere tutti gli Eterni di Alto Cielo intenti a fissarmi come se fossero in attesa di qualcosa che avrebbero cambiato per sempre le loro esistenze.

Al centro di quel gruppo vi era Xzander, alla sua sinistra Hemera e l'umano Nyox, mentre, alla sua destra, c'erano Brisey e la sorridente Deka.

Senza ombra di dubbio, quest'ultima era contentissima del fatto che, a breve, sarei stata ridotta ad una carcassa, che sarei divenuta un cadavere.

Credevo che, per lei, ci fosse soddisfazione in questo in quanto vedeva, in qualche modo, vendicata la morte di Helarã, morta a causa di Mokosh con l'unico intento di salvarmi la vita.

Non gli avevo chiesto io di compiere quel gesto così tanto generoso, tuttavia la sua sorella gemella mutaforma non era del mio stesso avviso e mi condannava a morte ogni qualvolta che i nostri sguardi si incrociavano quando eravamo nella stessa stanza.

Bhe, in qualche modo, quel giorno avrebbe finalmente visto realizzato il suo desiderio.

«Perché non accade nulla?» domandò mio padre, posizionato al mio fianco.

Con quell'unica domanda riuscì a distogliermi dai pensieri che mi vorticavano nella testa e a concentrare il mio sguardo su qualcos'altro che non fossero i volti degli Eterni millenari.

Voltai il capo nella sua direzione e vidi che, sul suo viso, c'era una sorta di preoccupazione per quanto accaduto, anzi, forse sarebbe stato meglio dire per quanto non fosse accaduto.

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora