.𝟙𝟙.

777 67 12
                                    

Entrai nell'ingresso principale del Palazzo Reale e, una volta che le doppie porte furono chiuse alle mie spalle, sentii il freddo pungente dell'aria della Stella Invernale lasciare posto ad un piacevole calduccio

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Entrai nell'ingresso principale del Palazzo Reale e, una volta che le doppie porte furono chiuse alle mie spalle, sentii il freddo pungente dell'aria della Stella Invernale lasciare posto ad un piacevole calduccio.

Smisi di stringere con insistenza la stoffa blu notte del mio abito e cercai di scrollarmi di dosso il malumore che mi aveva lasciato quella conversazione con Veles.

Non sapevo ancora quale fosse il reale motivo, tuttavia, sentivo che il mio cuore si era inclinato, rotto, spezzato.

Era la sensazione più brutta che avessi mai provato, una sensazione che tentava di soffocarmi sempre di più, sempre di più.

Avrei tanto voluto che quel dolore cessasse di esistere e che il mio cuore tornasse intero, in modo tale che cessasse di farmi del male con i suoi frammenti sparsi in ogni singolo centimetro della mia anima.

Continuai a camminare, diretta nelle mie stanze, con il capo chino e con la testa affollata da una serie di pensieri interamente rivolti verso il bellissimo Dio della manipolazione.

Perché stavo così?

Come era riuscito a ridurmi in quello stato semplicemente affermando che lui non avrebbe mai ricambiato un eventuale sentimento che sarebbe nato da parte mia, nei suoi confronti?

Perché doveva farmi così tanto male se, in fin dei conti, io non provavo assolutamente nulla per lui?

Socchiusi le palpebre dei miei occhi.

Ero davvero sicura che non stesse nascendo alcun sentimento nei suoi riguardi? Che non mi stessi infatuando di una Divinità?

Perché se così fosse, cosa avrei potuto fare per evitare che questa cosa andasse avanti e diventasse ancora più forte e dirompente?

"Proprio perché so che cosa si prova nel non essere ricambiati e nell'essere rifiutati, vorrei evitare che tu provi un dolore come quello."

Sentii dire nuovamente quelle parole, pronunciate dalla voce del Dio, nella mia testa.

La mia mente aveva deciso di torturarmi presentando nuovamente quella scena davanti ai miei occhi, ancora una volta.

"Vorrei non dover essere io la persona che ti farà soffrire, Astraea. Ho percepito, anzi, ho sentito su di me quale piega stanno prendendo i tuoi pensieri e le tue emozioni nei miei riguardi, tuttavia voglio che tu sappia che, da parte mia, non ci potrà mai essere niente per te. Sei la figlia di Hipnôse e, per questo motivo, ti sarò sempre accanto. Cercherò di proteggerti in qualunque situazione, ma non voglio che tu ti faccia strane illusioni e ti crei castelli di sabbia intorno che, prima o poi, ti crolleranno addosso e rischieranno di schiacciarti e di farti soffocare. Io non mi innamorerò mai di te e voglio che tu metta un freno a ciò che stai iniziando a provare per me."

Scossi il capo e sentii le lacrime sul punto di sgorgare fuori dai miei occhi violacei per innondarmi il volto con le loro gocce calde che mi avrebbero sicuramente ustionato la pelle ancora fredda per le basse temperature.

ASTRAEA "Il sangue degli Eterni"Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora