LA MORTE DI EREN

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<Oi, Eren> lo chiamai, facendolo sobbalzare.
<Dimmi> rispose.
<Mi racconti... come sei morto?> ero un po' titubante nel fargli quella domanda poco discreta, ma a lui non sembrava dargli fastidio.
Però, il suo volto divenne cupo.

<Ah... beh... è successo qualche anno fa... nell'851, quando avevo 16 anni...>

Eren's pov
Flashback: Ero finalmente tornato dalla guerra e i miei amati cittadini salutavano i valorosi guerrieri che avevano riportato la pace nel mondo.
Fu la vittoria più soddisfacente per me e per la mia famiglia.

Quando bussai alla porta di casa mia, ad aprirmi fu il mio maggiordomo che, contento per il mio ritorno, quasi mi abbracciò.
Decise comunque di non completare l'azione, dato che i miei genitori si fiondarono addosso a me: <Figlio mio! Sei qui! Sei vivo!> gridò mia madre, stringendomi a sé, mentre mio padre, privato come al solito, mi porse la mano, che strinsi, fiero.

A cena, ci riunimmo per mangiare il mio cibo preferito; carne e formaggio. Lo amavo.
<Tutto per il nostro amato figlio> ripeteva Carla, ogni volta che facevo un complimento alla prelibatezza che stavo mangiando.
Grisha, invece, stava zitto zitto a pensare qualcosa che né io, né mia madre conoscevamo. Un segreto che si portò alla tomba.

Finito il pasto, mi diressi in camera mia.
Amavo la mia stanza, perché era piena di ciò che più mi piaceva; coltelli, spade, medaglie... tutto.

Mi buttai sul letto. Finalmente, qualcosa di comodo.
Mi addormentai subito, senza esitazioni.

A svegliarmi, la mattina dopo, non era mia mamma, ma l'uomo della mia vita, colui che ho sempre amato, colui che non ha mai smesso di credere in me e che accettava ciò che facevo: Rivallie Ackerman.

Il ragazzo si avvicinò al mio orecchio e sussurrò: <Buongiorno, vita mia>
Io aprii gli occhi, riconoscendo la sua voce e fiondandomi su di lui: <Rivallie, caro! Mi sei mancato!> urlai, abbracciandolo.

Lui rise, facendo incontrare i nostri sguardi.
Aveva gli occhi grigi come le nuvole prima di una tempesta, i capelli corvini raccolti in una coda, visto che da sciolti gli arrivavano alle spalle e un corpo muscoloso.
Era povero, ma me ne fregavo. Io lo amavo, tanto.

<Amore, tu non sai quanto mi sei mancato in questi 8 mesi. Ho pregato ogni notte che tu tornassi da me e a quanto pare esse sono state ascoltate. Non potevo perderti> disse il ragazzo, tenendomi il viso e facendo uscire qualche lacrima di gioia.
<Mio caro, Rivallie. Ogni notte, il mio unico pensiero eri tu. Solo tu. Avevo paura di morire, perché sennò non ti avrei più rivisto. Mi addormentavo con te che mi sorridevi e mi risvegliavo con te che ridevi, ed è stato ciò che mi ha dato la carica> anch'io piansi lacrime di gioia.

La poca distanza che avevano i nostri volti si azzerò quando il corvino mi baciò.
Finalmente potevo assaporare ancora quelle sue labbra, che feci schiudere per far passare la lingua, scontrandola contro la sua, facendole ballare insieme e creando nuovi sapori.
Ci staccammo per mancanza di fiato, ma subito dopo ricreammo quell'opera d'arte.

La passione prese il sopravvento, finendo, così, col farci fare l'amore.
Era ciò a cui stavamo puntando fin dal momento in cui ci siamo visti.

Rivallie aumentò la velocità mentre era dentro di me ed io gemevo ad ogni suo movimento. Un piacere che mai ho provato con così tanto animo.
Ero di nuovo con lui, con l'amore della mia vita.
Lui venne dentro di me e si accasciò al mio fianco, esausto ma soddisfatto.

<Eren, promettimi che non mi abbandonerai mai> disse, stringendomi in un abbraccio.
<Lo prometto>

Ci rivestemmo dopo aver parlato per ore e ore e scendemmo in cucina per mangiare qualcosa.
I miei erano impegnati, così restammo da soli.

The Ghost (in revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora