1. L'occasione di sognare

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Avete mai avuto un sogno?
Di quelli intensi, che scorrono nelle vene come fossero sangue. Che diventano parte di te e sai che non spariranno, non importa quanti anni possano passare prima di realizzarli. Quelli che passi la notte a immaginare, con cui ti addormenti e che fanno nascere il sorriso ogni volta che ti tornano alla mente. Diventano parte di te, pulsano insieme al tuo cuore, riempiono i polmoni ad ogni respiro e fanno brillare gli occhi.
Quel tipo di sogni diventano la nostra anima.
Io ho un sogno così: voglio navigare.
Voglio svegliarmi con lo strillo dei gabbiani, respirare l'aria salata mentre mi scompiglia i capelli, fare il bagno nelle acque tanto profonde da impedirti di vederne il fondale. Voglio portare una barca, osservare il vento gonfiare le sue vele, domarlo e renderlo mio alleato. Voglio guardare le stelle ed il riflesso della luna sulle onde increspate dalla brezza.
Sogno l'oceano e la libertà che solo qualcosa di così smisuratamente grande può darti.
Si potrebbe pensare che io sia avvantaggiato, nato e cresciuto in una affollata città portuale. Mi basta aprire la finestra per perdermi nell'infinito orizzonte d'acqua; una breve camminata per raggiungere spiagge e scogliere sterminate. Il mare è tutto mio, quando non ci sono i turisti ad affollare quei magici luoghi di pace. Ho trascorso la mia intera infanzia e adolescenza a scappare di casa solo per potermi sedere sulle banchine e guardare le navi prendere il largo.
Ho pregato così tante volte di potermi imbarcare su una di esse, una qualsiasi, salire e non scendere mai più, lasciandomi alle spalle ogni problema, pensiero, ricordo.
Sono sempre stato solo, in quel sogno.
Ma a volte il destino progetta sorprese inaspettate.

* * * * *

Un passo avanti all'altro, corriamo senza una meta precisa. Il suono delle onde che si infrangono contro la banchina è il tenue sottofondo dei nostri confusi canti stonati, delle nostre grida e risate incontrollabili.
La testa mi gira terribilmente, ma sono assolutamente convinto che bere un altro sorso dalla bottiglia che tengo in mano mi aiuterà a stare meglio. È strano, non ricordo quante me ne sono già scolate, parecchie sicuramente, eppure la testa non fa che peggiorare.
Forse non è ancora abbastanza?

«Eren, torna qua, non sai ancora camminare sull'acqua!»

Il mio migliore amico mi afferra per il polso, allontanandomi dal bordo della banchina. Non mi ero reso conto di star camminando in diagonale. Lo guardo, faccio fatica a mettere a fuoco quei suoi due grandi occhioni azzurri ed i capelli chiari, così chiari che quando è giorno, sotto la luce del sole, sono impossibili da guardare.
Armin questa sera, nella nostra allegra banda, è uno dei guidatori designati. Il che significa che è uno delle sfortunate anime costrette a rimanere sobrie e, nel suo caso, significa essere di turno come baby sitter. Sì perché quella calda sera di baldoria di fine luglio è il nostro premio per essere riusciti a sopravvivere alla lunga sessione di esami universitari e niente e nessuno può impedirci di ridere e bere e cantare fino a perdere i sensi sulla sabbia.
Il compito di Armin è solo assicurarsi che nessuno di noi ci lasci la pelle.
Jean si aggrappa alle mie spalle ed entrambi crolliamo a terra, ridendo come degli idioti. Prende un sorso dalla mia bottiglia di birra, ma io gliela strappo dalle labbra con malagrazia.

«Ehi, beviti la tua, faccia da cavallo!»

«Ma è quasi finita!» si lamenta, dondolando al ritmo di qualcosa che sente solo lui.

Il suo respiro alcolico aumenta il mio giramento di testa.

«Questo non vuol dire che puoi avere la mia!»

Me lo tolgo di dosso e restiamo seduti a terra, indecisi su come alzarci in piedi senza rischiare di cadere di nuovo. In lontananza, vedo Marco tentare di convincere Connie e Sasha a non arrampicarsi su un albero che, almeno da quel che la ragazza urla, è carico di torte di frutta e ali di pollo fritte che non può assolutamente permettere vadano sprecate.
Ecco, loro sono il classico esempio di persone che non sanno reggere un po' d'alcol.
Un grido entusiasta attira la mia attenzione. Ymir, una nuova che si è unita alla mia compagnia solo da poco, sta sbracciandosi e saltando, tentando di attirare la nostra attenzione. Quando riesco a mettere a fuoco quel che ci indica, trattengo il respiro: qualcuno ha dimenticato di ritirare la passerella che collega una delle imbarcazioni al molo. Qualche deficiente, di sicuro.
Mi avvicino barcollando, lasciando a Jean la mia bottiglia di birra: quella è una barca a vela degna di tale nome. Grande, imponente, con alti alberi che possono resistere ad ogni tipo di vento. Le vele sono ammainate, ma non fatico ad immaginare la loro dimensione, l'aspetto che quel robusto triangolo di stoffa deve avere, quando il vento lo gonfia, rendendolo il più naturale dei motori che la natura può concepire.
Beh, questa è solo una mia personale opinione.
Tutti insieme ci raduniamo davanti alla passerella: per me quello è un ponte che conduce al paradiso. Faccio un passo avanti ed immediatamente sento Armin stringermi la maglietta.

[Ita] Dreaming the SeaHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora