«Ti prego... questa è l'ultima volta. Giuro, solennemente, sulla mia collezione di borse vintage.»
Alzo lo sguardo lentamente, non perché la sua voce mi sia sfuggita, ma perché quel copione lo conosco a memoria.
Sejin è seduta sul bordo del mio letto, le mani giunte in una preghiera che farebbe invidia a un santo e quegli occhi da cerbiatto spalancati in una disperazione teatrale da Oscar.
Io, per tutta risposta, incrocio le braccia. «No.»
Il silenzio che segue è interrotto solo dal suo sbattere di ciglia, confuso.
«Non hai nemmeno aspettato che finissi di implorare!»
«Risparmia il fiato, Sejin. La risposta è nel trailer: niente da fare.»
Lei emette un verso drammatico e si lascia cadere all'indietro sul mio copriletto, fissando il soffitto con le braccia spalancate.
«Non voglio sposare uno sconosciuto,» mormora.
La nota di gioco è sparita. Resta solo una vulnerabilità sottile, di quelle che sanno come infilarsi sotto la mia corazza.
Mi avvicino con un sospiro e mi siedo accanto a lei. «Non devi sposarlo,» cerco di rassicurarla. «È solo un appuntamento. Un caffè, due chiacchiere sulla borsa valori e ognuno a casa sua.»
«È l'inizio della fine» ribatte lei, rotolando su un fianco per guardarmi. «Per lui, per mio padre, per l'intero albero genealogico. Se dico di sì oggi, domani mi ritrovo a scegliere i fiori per il centrotavola.»
Sospiro di nuovo.
Il problema ha un nome e un cognome: il padre di Sejin. Un uomo che non sposta pedine, ma intere scacchiere finanziarie. Ricco, influente e con il vizio di decidere il destino di tutti. Ultimamente ha deciso che sua figlia ha bisogno di un marito "adeguato".
Risultato? Una parata di uomini selezionati da algoritmi di convenienza e appuntamenti al buio programmati con la precisione di un lancio spaziale.
«Tu non capisci» continua lei, tirandosi su a sedere. «Non voglio che la mia vita sia... un file Excel. Scelto, pianificato, calcolato.» Fa una pausa e, per una volta, non c'è traccia di drama. È solo sincera. «Io voglio innamorarmi, Irene. Davvero. Come nei drama che guardiamo mangiando gelato, come nelle storie che finiscono bene. Voglio che la prima volta che guardo qualcuno... io senta quel click. Qualcosa di reale. Non un accordo commerciale.»
Abbasso lo sguardo. «Vecchio stile,» commento con un sorriso amaro.
«Antiquato,» corregge lei con una punta di dolcezza. «Ma è l'unica cosa che vorrei fosse mia.»
Poi, il suo sguardo cambia. Diventa affilato, quasi indagatore. «Tu invece no.»
Alzo un sopracciglio. «Io cosa?»
«A te non importa.» È diretta. Una frecciata che colpisce dove fa male.
Resto in silenzio. Perché, come al solito, ha ragione lei. «Non è che non mi importi,» dico alla fine, pesando le parole. «È che non mi aspetto più niente.»
«Pensi davvero che sia diverso?»
«La differenza è che io non rischio di restare delusa se il "click" non arriva.»
Sejin mi osserva troppo attentamente. La sua voce scende di un tono. «È per lui, vero?»
Mi irrigidisco. Sento i muscoli del collo tendersi come corde di violino. «Non iniziare.»
«Ti ha tradita, Irene. È normale che tu ti senta—»
«Sejin.» La interrompo. Non urlo, ma il mio tono è un muro di ghiaccio.
L'aria nella stanza cambia. Odio parlarne. Odio che quel ricordo abbia ancora il permesso di respirare nella mia testa.
Ma è lì, un rumore di fondo costante. L'ultima relazione, la fiducia regalata e poi... il vuoto.
Rivedo tutto come fosse un film dell'orrore: io che entro in casa sua senza bussare, il mazzo di fiori che mi scivola dalle dita, e loro due.
Doyun e quella che consideravo amica, intrecciati in una bugia che profumava ancora del mio profumo preferito.
Non era stato solo un tradimento; era stato un terremoto che aveva inghiottito la mia identità, lasciandomi a terra, a contare i cocci di una fiducia che non avrei mai più riavuto indietro.
Per mesi, Sejin era stata il mio scudo termico. Quando Doyun provava a chiamarmi, lei rispondeva urlando cose che mi facevano sorridere nonostante il dolore; quando passavo intere giornate a fissare il muro, lei mi trascinava in cucina obbligandomi a preparare ricette assurde solo per tenermi le mani occupate. Mi aveva letteralmente ricostruita, pezzo dopo pezzo, con una pazienza infinita.
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Unexpectedly, You || Jungkook
FanfictionIrene ha una regola semplice: niente aspettative, niente sentimenti, niente complicazioni. Perché a volte, il vero problema non è quando qualcuno se ne va. È quando decide di restare.
