Alice Kingsley non si sarebbe arresa.
Cominciai a provare ogni porta. In alcune la chiave era troppo piccola. In altre la chiave si infilava ma non girava. Altre ancora avevano la serratura troppo piccola che non poteva far passare neanche la chiave più piccola del mondo.
Arrivai davanti ad una tenda.
Era verdognola, strappata e sbiadita come se un tempo fosse stata verde speranza.
La scostai. Appena lo feci, vidi davanti a me solo un muro sporco.
Poi, abbassando lo sguardo, vidi una porticina piccola piccola in legno scuro ma di manodopera fine.
Mi accucciai. Possibile che fosse quella la porta giusta per la chiave nera.
La infilai nella serratura d'oro e questa ci passò perfettamente. Un po' a fatica (perché probabilmente vi era un po' di ruggine) girò e fece scattare la porta.
Sorrisi e spinsi il pomello anch'esso d'oro.
Quella porticina era davvero più piccola del previsto. Nemmeno la testa ci passava ma potevo vedere quello che c'era dall'altra parte. Un giardino stupendo con fiori, alberi e animaletti.
Mi risedetti appoggiata al muro.
La porticina si chiuse cigolando. Come potevo fare?
Rivolsi lo sguardo al tavolino di vetro. C'era una cosa che prima non avevo notato (perché ero sicura che prima non ci fosse!).
Una bottiglietta di vetro.
Mi avvicinai e la presi tra le mani. Era fredda e lucida e aveva anche un bigliettino attaccato al tappo di sughero.
Bevimi
Stiamo scherzando?
Bevimi
Lo sguardo mi ricadde sulla porticina. No, impossibile.
Bevimi
Poteva essere pericoloso. Potevo morire. Potevo tutto lo sapevo. Ma dovevo provare.
Bevimi
Troppe scelte e troppe domande. Non ne avevo mai avute così tante in testa.
Bevimi
Tolsi il tappo con un sonoro /pop/. Lo annusai e mille aromi diversi si fecero strada in me.
Alice bevi!
Alice. Se mi fossi chiamata con un altro nome non lo avrei fatto.
I nomi sono importanti. Servono. Sono come etichette. Un po' come quella sulla boccetta.
Bevimi
Bevvi.
Tossii un po'. Bruciava quella roba.
Poi sentii una strana sensazione e quando guardai in sù, tutto il mondo si ingrandì.
La boccetta mezza vuota (o mezza piena?) stava diventando sempre più pesante. Feci in tempo a poggiarla sul tavolino che si ingrandiva sempre più. Ma una volta appoggiata, il tavolo mi superò d'altezza.
Mi sentivo strana, frastornata.
Finché non mi porsi la fatidica domanda: -Sta tutto diventando più grande? O io sto diventando più piccola!?
Trovai la risposta a questa domanda quando una massa di tessuto azzurro mi inghiottì.
Intorno ai piedi c'era la catenina con la perla nera di mia madre. E sotto i miei piedi il mio gigante vestito azzurro.
Ero rimpicciolita!
Nuotai fuori da quella marea di tessuto e quando mi trovai fuori respirai affannosamente alla ricerca di aria.
Davanti a me la porticina.
Ma certo! Ora ero della misura giusta per passare attraverso la porta.
Corsi fino alla porta.
Avevo addosso un vestitino azzurro ricavato da qualche parte del vestito probabilmente. Per fortuna avevo qualcosa addosso!
Arrivai alla porta e pregustavo già le bellezze che avrei trovato nel giardino. Probabilmente i fiori sarebbero stati più grandi di me. Magari ero grossa quanto un insetto o più grande? O più piccola!?
Tirai verso di me la porta ma questa non si aprì.
No! Dannazione!
Avevo lasciato la chiave sul tavolino insieme alla pozione.
Arrivai sotto il tavolino. Potevo vedere attraverso il vetro la chiave e la bottiglietta.
Provai a saltare ma niente. Arrivavo a malapena a toccare il tavolo. Figuriamoci a prendere la chiave!
Avanzai un po' e feci per appoggiarmi alla gamba del tavolo. Ma il mio piede urtò qualcosa. Uno scrigno.
Mi accovacciai e lo aprii.
Al suo interno c'erano tantissimi dolcetti di forme diverse.
Uno, il più grande, era ricoperto di zucchero a velo. Un'altro piccolino era quasi trasparente e potevo vedere al suo interno la marmellata. Uno era ricoperto di glassa verde. Un'altro ancora era azzurro.
Insomma tutti invitanti.
E tutti con una scritta in tantissimi colori diversi:
Mangiami