Fate or chance?

By SaraFeliceauthor

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(COMPLETA E IN REVISIONE) La White Enterprise è una delle più grandi aziende di cosmetici presenti sul territ... More

Cap.1 Sconosciuti
Cap.2 Grace
Cap.3 Difese
Cap.4 Seconda opportunità...forse.
Cap.5 Riflessioni
Cap.7 Un nuovo inizio
Cap.8 Cin
Cap.9 Sogni e distanze
Cap.10 Caffè amaro
Cap. 11 Confidenze
Cap.12 Buon viso a cattivo gioco
Cap.13 Rivelazioni
Cap.14 Passi
Cap.15 Rose rosse
Cap.16 Aria
Cap.17 Influenza positiva
Cap.18 Collisione
Cap.19 Cedimento
Cap.20 Paura
Cap.21 Gelosia
Cap.22 Nel mio domani
Cap.23 Catastrofe
Cap.24 Colazione con Grace
Cap.25 Cherie
Cap.26 Indigestione
Cap.27 Uragano
Cap.28 Nuove conoscenze
Cap.29 La fuggitiva
Cap.30 Cena per due
Cap.31 Confessioni
Cap.32 Creatura angelica
Cap.33 Effetti collaterali
Cap.34 Dolce e amaro
Cap.35 Extra
Cap.36 Bisogno
Cap.37 Seduzione
Cap.38 Scottature e caffè
Cap.39 La bella e la bestia
Cap.40 L'esca
Cap.41 La prima volta
Cap.42 Il dolce, grazie.
Cap.43 Venere in Paradiso
Cap.44 Un completo disastro
Cap.45 Le hai già spezzato il cuore?
Cap.46 Punizione divina
Cap.47 Good girl
Cap.48 Guai
Cap.49 Appuntamento con il passato
Cap.50 Sogno o realtà?
Cap.51 Mai accettare caramelle da uno sconosciuto
EPILOGO
Nota dell'autrice

Cap.6 Panorama

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By SaraFeliceauthor

JASON

«Sono venuta a ritirare il mio maglioncino, signor White», risponde distrattamente.

Seguo il suo sguardo; è attratta dalle luci della città che lentamente si accendono. La vista da qui è mozzafiato e il sole ormai quasi tramontato rende tutto magico.

«Avvicinati pure, se vuoi», sussurro con voce calda.

Mi alzo lentamente, avvicinandomi così al finestrone dell'ufficio. Mi volto verso di lei e le tendo una mano, invitandola quindi a venire al mio fianco. Non so perché io mi stia comportando così ma è come se una forza misteriosa mi spingesse ad agire in modo irregolare in sua presenza.

Grace sembra essere spaesata, oserei dire sorpresa. Io invece mi sento... perso. La vicinanza di questa ragazza mi provoca un turbinio di emozioni inspiegabili e soprattutto mai provate. È come se fosse una sorta di calamita. Da quando ci siamo incontrati, non fa altro che piombare nelle mie giornate in modo anomalo e inaspettato. Le avevo lasciato il biglietto da visita proprio per evitare l'effetto sorpresa ma, a quanto pare, non le piace ricevere 'ordini'. A me non piace perdere il controllo: controllo delle emozioni, controllo delle azioni, controllo della mia personalità. Ho sempre programmato tutto sin da quando ero un adolescente. Il mondo degli affari, per me, non è poi così differente dalla vita reale. Anche nel privato tendo a controllare tutto ciò che mi riguarda. Con Grace invece... è tutto stravolto. Non riesco a tenere a bada le emozioni. È come se uscisse fuori un altro Jason, un Jason diverso. Un Jason che non conosco poi così bene, un Jason che temo.

Grace si alza lentamente, con gli occhi lucidi e pieni di stupore. Si avvicina a me e inizia a fissare il panorama. Un sorriso nasce spontaneo sul suo viso e mentre lei si perde a osservare le luci della città, io mi perdo a osservare i suoi lineamenti. Cerco di passare inosservato ma con scarsi risultati.

«Non crede che sia bellissimo?», chiede voltandosi verso di me con occhi sognanti.

Annuisco. Anche se non sono convinto che stiamo alludendo alla stessa cosa.

Mi avvicino maggiormente a lei; dal momento che ha deciso di irrompere nel mio ufficio senza avvisarmi, io ho deciso di stuzzicarla un po'. Le sue pupille si dilatano ed è chiaro che in questo momento è in uno stato di forte agitazione; sorrido in modo malizioso. Non pensavo di riuscire a esercitare un tale controllo sulle sue emozioni. Buono a sapersi, posso sfruttare tutto questo a mio vantaggio.

Vantaggio per cosa, Jason? È una sconosciuta.

Mimo un'espressione infastidita. Non sopporto che la mia voce interiore si faccia viva proprio nei momenti meno opportuni. Grace se ne accorge, così distolgo l'attenzione dalla mia persona.

«Cocco?», dico alludendo all'odore proveniente dalla sua pelle.

«Ehm... sì», risponde riluttante.

È imbarazzata, le sue guance rosse mi ricordano tanto le fragole mature.

«Ottima scelta, signorina Johnson», ammetto sinceramente.

Ammiriamo il panorama per qualche secondo e solo nel preciso istante in cui lei si avvicina a me maggiormente realizzo cosa sta succedendo: io e Grace più vicini del solito, nel mio ufficio.

No, non può accadere, non qui. Riacquisto lucidità e velocemente interrompo il contatto fisico, tornando a sedermi sulla mia poltrona; aspetto che Grace faccia lo stesso. A differenza mia, si trattiene qualche minuto in più a guardare il panorama. È davvero un'anima pura, mi chiedo come abbia potuto trattarla in malo modo il giorno del suo primo colloquio.

Tossisco leggermente, attirando così la sua attenzione.

«Mi scusi, signor White», si affretta a dire.

In modo composto torna a sedersi sulla poltrona. Scioglie i capelli, lasciandoli ondulare. È così tremendamente... sexy. Sbatto velocemente le palpebre per togliere dalla mente quel gesto così semplice ma seducente.

Sei forse diventato stupido, Jason?

«Puoi darmi del tu, Grace», dico, «scusami per quanto successo l'altro giorno», continuo, scusandomi sinceramente.

Il mio tono poco amichevole la fa irrigidire ulteriormente; la sua espressione muta velocemente nell'udire le mie parole.

«Preferisco darle del lei, signor White. Non si preoccupi per quanto successo, ero preparata. Sa, la sua fama la precede», afferma con una certa sicurezza.

L'osservo in silenzio. È una ragazza dai lineamenti dolci tuttavia ha un carattere che, se scoperto e messo alla prova, la rende addirittura più forte di tanti altri che ho avuto modo di conoscere nel corso della mia vita. Le sue parole mi hanno colpito nell'orgoglio. Di solito non faccio caso a ciò che la gente ha da dire sul mio comportamento, questa volta però è diverso. Mi dispiace averla delusa o peggio ancora, mi dispiace averla ferita.  Non posso continuare a essere succube di una donna che conosco a stento, devo reagire.

«Non capisco perché tu continui a giocare con me. Cosa anima la tua mente?», chiedo, incrociando le mani sulla scrivania, «e soprattutto, perché continui ad avere un'idea sbagliata di me?»

Mi osserva con espressione indecifrabile; inspiegabilmente, preferisce il silenzio a una probabile risposta.

Il suo cellulare vibra di colpo.

Grace dà un'occhiata veloce e poi decide di rispondere. Prima che io possa dirle di uscire per parlare senza interruzioni, mi zittisce con un dito in modo dolce. Più che zittirmi, sembra mi stia dicendo di aspettarla. E lo faccio, immobile. La vedo alzarsi e raggiungere un lato dell'ufficio. Porta una mano alla sua fronte e inizia a passeggiare nervosamente avanti ed indietro. Dal tono assunto capisco che è una conversazione che la turba.

Continuo a fissarla e quando i nostri sguardi si incrociano, un brivido percorre la mia schiena salendo fino al collo. D'istinto, chiudo gli occhi e respiro a fondo.

Passano pochi secondi e poi la vedo sedersi nuovamente davanti a me.

«Tutto bene?», chiedo con tono leggermente preoccupato.

«Tutto bene», si affretta a rispondere come se non volesse assolutamente proseguire il discorso.

«Mi dispiace per la tua auto. Ho ascoltato involontariamente», ammetto, mantenendo un tono neutro e amichevole il più possibile.

Grace abbassa lo sguardo imbarazzata. Non voglio turbarla ulteriormente, voglio solo aiutarla in qualche modo.

«Se vuoi, posso accompagnarti io al deposito», continuo serio.

Grace s'irrigidisce improvvisamente. La sua espressione è un misto tra gioia e disperazione. Gioia per la proposta ricevuta, disperazione per...? Non lo so. Non riesco a decifrarla.

«Signor White, è molto gentile ma, non posso accettare», risponde affranta.

Resto in silenzio mentre continuo a fissarla.

«Grace, io non sono la persona più adatta forse ma credo che tu possa parlarne con me», insisto.

Alza la testa lentamente e il suo sguardo triste disturba la mia tranquillità; vorrei tanto esserle utile.

«Signor White, la mia auto sarà trasferita in un deposito a Los Angeles. Questo perché non posso permettermi le spese di riparazione», dice con tono afflitto.

La sua risposta mi lascia basito. Se il suo problema sono i soldi, perché non lo ha detto prima?

Ci ha provato ma tu non l'hai ascoltata.

«Vede, il mio mondo non è poi così tutto rose e fiori come il suo», continua, «mi dispiace averle rubato del tempo, mi dia il maglioncino, per favore. Voglio andare via», aggiunge.

Le sue gambe tremano tanto quanto la sua voce.

La guardo negli occhi e restiamo sospesi per qualche secondo su quel ponte immaginario che si è creato tra di noi. Non so come farò ma la convincerò ad accettare il mio aiuto... costi quel che costi.

«Va bene signorina Johnson, non insisto. Se ci ripensa, sa dove trovarmi», affermo con tono amichevole.

Afferra il suo maglioncino e in pochi minuti è già fuori dal mio ufficio.

Sbottono ulteriormente la camicia e mi fermo a riflettere sul da farsi.

Come posso aiutarla?

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