1.

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*narratore in terza persona*

Buio.
Freddo e buio.
Un rumore assordante.
Trattenere conati di vomito.
Questo era tutto quello a cui pensavano due ragazze dentro a... non sapevano esattamente cosa, ma sapevano per certo che si stava muovendo molto, molto velocemente verso l'alto. Arrivò il primo scossone e le due caddero per terra, entrambe con un leggero gridolino.
"Chi c'è!?" gridò una scattando in piedi con le mani poste in avanti, come a difendersi. L'altra ragazza strisciò sul pavimento fino ad arrivare con la schiena contro il muro.
"Che sta succedendo?!" gridò alla fine terrorizzata e con la voce rotta. La sottospecie di ascensore andava sempre più veloce ed emetteva un rumore sempre più assordante, tanto che le ragazze dovettero coprirsi le orecchie. Cedettero anche le ginocchia della ragazza ancora in piedi, che si rannicchiò in un angolino stringendosi le ginocchia al petto. Le lacrime iniziarono a scendere sul volto di entrambe le ragazze, i singhiozzi sovrastati dal frastuono di quella specie di gabbia. Proprio quando le due avevano perso la speranza quella orribile corsa verso l'altro si arrestò, provocando un urto allo stomaco difficile da trattenere. Per un attimo ci fu un silenzio tombale, quasi assurdo dopo lo stridio dell'ascensore che sembrava essere durato ore. La quiete venne rotta dal rumore degli ingranaggi che giravano, mentre il soffitto di quella gabbia si divideva lentamente in due, lasciando passare spiragli di luce che però non permisero alle ragazze di distinguersi. Solo quando tutto il soffitto era sparito la stanza era completamente illuminata, anche se le due ragazze dovettero coprirsi gli occhi per evitare di accecarsi. Si levò subito un mormorio indistinto da qualche parte sopra di loro, cosa che fece scattare la testa delle due ragazze verso l'alto. All'inizio non ditinguevano precisamente le ombre proiettate mezzo metro sopra di loro, poi riuscirono a metterle a fuoco: ragazzi, fra i 13 e i 18 anni più o meno, accerchiati e con facce abbastanza sconvolte fissavano le due ragazze. Solo in quel momento lo sguardo delle due si incrociò e fu come se un pezzo di tutto quel casino e quella confusione si fosse sistemato, erano sensazioni familiare, volti familiari per entrambe. Ne erano certe: si conoscevano già. Un flash sfocato passò per la mente di entrambe, che però riconobbero come un ricordo.
"Ashley?"
"Rebeka?"
Dissero le ragazze all'unisono. Quella che doveva chiamarsi Ashley aveva dei lunghi capelli biondi e boccolosi che le ricadevano sulla schiena, la carnagione pallida e gli occhi verdi pieni di lacrime. Rebeka invece era l'opposto: carnagione chiara con i capelli lunghi e castani, occhi grandi e marroni colmi  di paura.
"Forza Gally che aspetti? Vai a prenderle!" esclamò un ragazzo interrompendo il flusso di pensieri delle due che scattarono in piedi con lo sguardo rivolto verso l'alto
"Non ci penso neanche! Insomma sono due ragazze?!" rispose quello che doveva chiamarsi Gally. Il modo in cui aveva detto l'ultima parola era strano, quasi come se fossero creature mistiche che non avevano mai visto.
"Per l'amor di dio Gally, vado io faccia da caspio!" esclamò un altro ragazzo prima di saltare letteralmente dentro alla gabbia. Una volta atterrato le squadrò da testa a piedi per poi passarsi una mano tra i capelli biondi che poi ricaddero sulla sua fronte. Sembrava alquanto indeciso.
"Chi cavolo siete? Dove siamo?" esclamò Ashley che sembrava essersi già ripresa dallo shock. Il ragazzo, colto di sorpresa, decise di avvicinarsi all'altra ragazza, Rebeka, ancora stretta nelle spalle con la schiena contro il muro.
"Sono Newt" disse calmo "E se usciamo da qui vi faccio vedere dove siamo, va bene?" continuò più che altro rivolto a Rebeka, che lo fissò per alcuni secondi per poi annuire quasi impercettibilmente, senza dire nulla. Newt le porse la mano, che la mora accettò senza pensarci troppo. Una volta che fù fuori, salendo una specie di pila di scatoloni, Rebeka tirò un respirò di aria pulita e fesca, per poi guardarsi intorno: tantissimo verde e altrettanti ragazzi che continuavano a fissarla senza dire una parola, cosa che la fece arrossire non poco.
Il ragazzo biondo si rivolse verso Ashley, porgendo la mano anche a lei. L'unica cosa che lei vide però fu un lampo di luce provocato dal coltello che il biondino teneva legato in vita con la cintura, così prese la mano del ragazzo, cosa che le permise di avvicinarsi abbastanza per rubare il coltello velocemente per poi puntarlo alla gola di Newt.
"Voglio delle risposte" esordì Ashley secca mentre i ragazzi sussultavano e altri ridevano. Newt portò le mani al cielo in segno di rassegna, spalancando gli occhi.
"Ashley vieni a vedere!" esclamò Rebeka da sopra che non sembrava curarsi della situazione. L'amica si lasciò convincere e abbassò il coltello, ma se lo tenne, sotto lo sguardo arreso del ragazzo. Una volta uscita dalla gabbia, senza l'aiuto di nessun ragazzo che continuavano a guardare le due come pietrificati, raggiunse Rebeka. Erano entrambe senza parole nel vedere tutto quel verde, ma mentre lo sguardo di Rebeka si posava sul gruppo numeroso di ragazzi che aspettava in silenzio, quello di Ashley si posò sulle grosse mura che si aprivano imponenti di fianco a quello che sembrava essere un bosco. Non ci pensò due volte e scattò in avanti correndo a perdifiato. Alcuni ragazzi le gridarono dietro preoccupati, mentre altri restarono ancora fermi, quasi cercando di metabolizzare la situazione. Rebeka vide il volto preoccupato di Newt e capì che c'era qualcosa che non andava: perchè quei ragazzi erano li, sporchi e sudati, con i vestiti logori se c'era una via d'uscita? Così scattò a sua volta in direzione dell'amica, sorprendendosi quando superò di gran lunga alcuni ragazzi che si erano ripresi e correvano nella direzione della bionda. Non sapeva cosa stesse facendo, ma prima di scappare doveva saperne di più su quel posto. Ashley nel frattempo correva come se ne dipendesse la sua vita. E forse era così. Non sapeva nemmeno quello. Non ricordava niente. Nella confusione riuscì a capire di essere quasi arivata alle porte, che da vicino erano ancora più grosse e imponenti, quando sentì un fischio di fianco a lei, per poi venire travolta da qualcuno e buttata per terra abbastanza violentemente. Appena si alzò sui gomiti riconobbe che il ragazzo era ancora a terra, così senza pensarci troppo Ashley si rialzò e corse di nuovo verso le porte che erano a pochi metri dai suoi piedi ormai, ma lo stesso ragazzo che prima l'aveva braccata la raggiunse, l'afferrò per un braccio e la spinse contro la parete di una delle due porte enormi in pietra. Solo in quel momento Ashley guardò il ragazzo in faccia e ne riconobbe i lineamenti: era asiatico, con gli occhi a mandorla e i capelli scuri e curati, alto e con un fisico visibilmente allenato. Avrebbe anche potuto pensare a quanto fosse bello, se non fosse che l'aveva appena rincorsa e buttata per terra, per poi strattonarla contro un muro. Aveva ancora le mani sulle spalle della ragazza, che lo guardava scioccata.
"Ora calmati bellezza" disse lui senza traccia di affaticamento, nonostante la corsa. In quel momento Rebeka era a pochi metri dai due, correndo a perdifiato, e prevedeva che la situazione sarebbe ancora peggiorata se lui non avesse lasciato immediatamente la bionda.
"Lasciami" sibilò Ashley, ma lui strinse la presa. Lei appoggiò le mani sul suo petto per poi spintonarlo con tutta la forza che aveva nelle braccia, ma quando quest'ultimo sorrise non ci vide più: era stremata dal viaggio in quell'ascensore, dalla corsa e dai mille pensieri che le correvano per la testa. Senza rendersene conto sferrò un pugno dritto nella mandibola del ragazzo, che indietreggiò leggermente cercando di restare in equilibrio. In quel momento Rebeka li raggiunse e mise una mano sulla spalla dell'amica come a fermarla, mentre gli altri ragazzi li avevano raggiunti, la maggior parte con un sorriso di scherno verso il ragazzo a cui presto sarebbe venuto un bel livido, che si stava ancora massaggiando il punto colpito.
"Vi porto via da qui" disse Newt avvicinandosi alle due, mentre Rebeka annuì e strinse la spalla di Ashley, che guardò ancora una volta il ragazzo asiatico che aveva appena picchiato, abbastanza soddisfatta. Sapeva che con tutte quelle persone non sarebbe riuscita a scappare, così decise di posticipare il suo piano di fuga e seguire l'amica e il biondino, sperando di capirci qualcosa. Rebeka invece non aveva idea di cosa pensare di quel posto, o di Ashley, ma sapeva di potersi fidare di Newt, e sperava che questo sarebbe bastato.

Maze Runner || TWO GIRLS IN THE GLADEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora