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Uno. Due. Tre. Presi un respiro profondo, l'ultimo giorno d'inverno era finito. Immaginavo già i fiori sbocciare sugli alberi di ciliegio. Poco a poco riempivano il parco della mia infanzia, di quel colore meraviglioso. Volevo rimanere su quell'altalena ancora un pò. Solo il tempo di finire quel sogno ad occhi aperti...
Era tardi, ma non per me, amavo la notte più del giorno, era il momento in cui tutti i pensieri riaffioravano nella mia mente, ogni minimo dettaglio, ogni sensazione, ogni singolo ricordo della giornata.
Le luci dei lampioni illuminavano la strada umida, c'era ancora odore di pioggia nell'aria, amavo la pioggia, ho passato ore sotto di essa una volta, senza accorgermi del tempo che passava, era come se potesse lavare via tutti i brutti ricordi.
Il parco era praticamente deserto, infondo era mezzanotte passata, era normale che non ci fosse nessuno, o quasi.
Mi accorsi che qualcuno mi stava osservando, dietro un piccolo salice, vicino al fiume, era seduto su una panchina mentre leggeva un libro.
"Forse si starà chiedendo perchè sono seduto qui da tutto questo tempo, o magari penserà di aver trovato una persona simile a lui"
Non lo conoscevo, non avevo ancora visto il suo volto, non sapevo minimamente chi fosse, ma nonostante questo, mi ritrovavo in lui. Solo, a mezzanotte, a leggere un libro, un libro che probabilmente aveva già letto diverse volte. Forse era il suo preferito. Era un pò come me.
Ho sempre preferito stare in disparte alle altre persone, non perchè abbia un carattere chiuso, anzi, amo ridere, divertirmi, fare cose stupide, ma non riesco mai a trovare le persone giuste con cui farlo, gente che mi faccia sentire a mio agio. Sono tutti troppo diversi da me, o forse sono io strano.
Quel ragazzo, in ogni modo mi incuriosiva. Avevo come un impulso di andare a conoscerlo, e parlarci, chissà, forse se l'avessi fatto saremmo diventati subito amici.
Stavo talmente fantasticando che non mi accorsi che il ragazzo si alzò, chiuse il libro che teneva in mano, e passò a pochi metri da me.
Stava andando verso il centro della città, probabilmente tornava a casa.
La luce riflesse sui suoi capelli, erano di un rosso scuro, un pò mossi, che gli coprivano la fronte. Aveva lo sguardo rivolto verso il basso, guardando dove metteva i piedi. Portava dei jeans scuri, un maglione largo verde militare, e un paio di anfibi. Si sapeva vestire, o almeno secondo i miei gusti.
Prima che la sua figura sparisse completamente, si girò per guardarmi.
I miei occhi incrociarono i suoi, erano vivaci, come quelli di un bambino, il volto era pallido,le labbra piccole e sottili si incurvarono, evidenziando una fossetta sulla guancia.
Non feci in tempo a reagire a quel sorriso inaspettato, che subito non lo vidi più, ormai il caos della città lo aveva inghiottito.
Chissà se l'avrei rivisto ancora, se lo avrei conosciuto.
Restai a dondolarmi ancora un pò su quell'altalena ormai mezza distrutta, priva di significato per molti, ma non per me.
Da piccolo mio padre mi portava sempre lì, mi dondolava, portandomi sempre più in alto, fino a poter quasi toccare il cielo, come una farfalla.
Guardando con gli occhi di un bambino tutto quello che mi circondava, sembrava tutto così facile e così bello allora.
Era l'una di notte ormai, forse era meglio lasciare stare i ricordi e tornare a casa, in quel noioso e monotono appartamento che ancora mi ostinavo a chiamare casa.
Vivevo lì da qualche mese ormai, da quando avevo iniziato l' Università di Seoul, tutto era cambiato. Mi ero trasferito in centro, ora facevo un lavoro part-time come cameriere in un piccolo ristorante vicino al mio appartamento, era un lavoro che mi faceva stare sveglio fino a tardi, ma mi serviva per permettermi di pagare l'affitto. I miei genitori erano contrari a tutto ciò, ma alla fine si sono lasciati andare e mi hanno anche offerto di aiutarmi con le spese.
Questo mi rassicurava molto.
Ma da quel giorno la mia vita era diventata sempre più noiosa, anche  all' Università non riuscivo a stare bene.
Tutti mi guardavano, con gli occhi puntati su di me, pronti a giudicare, infondo io non ero nessuno.
Mi diressi verso casa, pensando ancora a quello strano ragazzo, pensando a quell'incontro, a quella che sembrava una coincidenza. Ma non sono uno a cui crede molto alle coincidenze.

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