Capitolo 1.

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Il volto di Hermione era su tutti i giornali, la sua voce risuonava in tutte le radio, le sue parole erano sulla bocca di tutti. 

Il Paese è in pericolo. Un Letalmanto è sfuggito ai controlli del Ministero. Il protocollo di sicurezza deve essere attivato immediatamente in tutte le abitazioni. Se qualcuno dovesse avvistarlo siete pregati di informare subito chi di dovere. 

Le ricerche andavano avanti disperate. Hermione come ex Capo Auror si era presa la briga di aiutare ad addestrare una nuova classe di auror, avevamo bisogno di tutti gli uomini possibili. Io e Potter ci davamo il cambio per i turni ogni 12 ore. Ero sempre più stanco, ma nessuno poteva dormire. Dormire, con un Letalmanto in circolazione, significava morire. 

Le famiglie erano distrutte, come del resto ogni singola persona del Regno Unito. 

Hermione controllava costantemente gli elenchi anagrafici, per assicurarsi che non ci fossero dei dispersi.

"Ho bisogno di parlare con Luna Lovegood, Dean. Chiedile se può venire qui." sentii Hermione nel corridoio.

Decisi allora di bloccarla.

"Hermione, tesoro, aspetta! Posso parlarti un secondo?" dissi afferrandole il polso.

Lei mi guardò un secondo, si sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e annuì. 

"Pensavo a una cosa. Forse dovremmo far spostare Harry e Ginny a casa nostra, almeno fin quando l'allarme non sarà rientrato. Basta una sola persona sveglia, e se ci riunissimo almeno dormirà una persona in più. La rossa è da sola con due bambini quando Potter è di turno. Almeno a casa ci sarebbe uno di noi e le nostre domestiche." 

Lei era leggermente perplessa inizialmente, ma dopo qualche secondo accennò un sorriso.

"Grazie Draco, è un pensiero davvero gentile. Mando subito un gufo a Ginny." disse. Poi fece per andarsene, ma tornò in dietro, mi appoggiò una mano sul viso e mi rubò un bacio veloce.

Un bacio gentile. Quotidiano. Come se potessimo farlo ogni giorno. Come se fossimo sposati da anni.

Sorrisi debolmente, mi passai una mano tra i capelli e la guardai scomparire tra i corridoi del Ministero.

"Buongiorno Malfoy. Io ho finito, vado a casa." disse Potter alle mie spalle. 

Mi girai di scatto, quasi sobbalzando.

"Ah si, certo Harry. Và pure." dissi distrattamente. Poi dopo qualche istante di secondo lo richiamai.

"Potter, aspetta un secondo."

Lui si girò, guardandomi con occhi stanchi, leggermente arrossati, e un'espressione esageratamente buffa in volto.

"Stavo pensando, con Hermione, se voleste venire da noi per un po'. Intendo te, Ginny e i bambini. Tua moglie potrebbe finalmente riposarsi per qualche ora, le nostre domestiche sarebbero felici di dare una mano."

Lui sembrava non crederci.

"Ma sei sicuro? Quelle due pesti potrebbero metterti la casa sottosopra! Non voglio crearti un disturbo, Draco." 

Dal suo tono sembrava leggermente imbarazzato.

"Ma non preoccuparti affatto. Casa mia è abbastanza grande. E poi è solo finché non riprenderemo quella bestia." dissi cordialmente.

Non mi andava di dirgli che adoravo quei due bambini e che speravo portassero un pò di brio in quella casa così fredda.

"Non pensavo che Draco Malfoy potesse adorare i figli di Harry Potter!" disse lui scherzando.

Brutto impiccione.

"Non si spia nei pensieri altrui, Potter." risposi alzando un sopracciglio. 

Lui rise e si allontanò. Mentre procedeva verso l'atrium lo sentii urlare: "Ne parlerò con Ginny, nel caso ci vediamo tra 12 ore!"

Risposi con un gesto della mano. Andai nel mio ufficio, presi la giacca e andai da Hermione.

"Il mio turno sta iniziando. Tu vai a casa, qui ci sto io. Dovresti riposarti un po'." le dissi sulla soglia.

Lei sbadigliò. 

"No, non preoccuparti. Sto bene. Non voglio lasciarti da solo. "

"Hermione, sei sfinita. Se proprio non vuoi andare a casa trasfigura la sedia in un letto e cerca di dormire qualche ora." dissi apprensivo.

Lei sorrise debolmente, ma era un sorriso cupo, triste.

"E' colpa mia se siamo in questa situazione. Se non fossi stata così stupida da accettare il trasferimento non ci sarebbe questo problema. Nessuno sarebbe in pericolo."

Istintivamente mi avvicinai a lei. Con un colpo di bacchetta trasfigurai il suo elegante tailleur in un morbido pigiama rosa e la sedia su cui era seduta in un comodo letto. 

"Non potevi prevedere tutto questo. Non hai fatto portare qui quella creatura per giocarci, ma volevi che venisse studiata. E non è un motivo stupido, anzi! Quello che è successo è colpa di Dolohov, non tua. Non hai nulla di cui incolparti."

Mentre pronunciavo quelle parole mi avvicinai a lei e l'abbracciai. Non la strinsi troppo, le mie braccia intorno al suo esile corpo volevano solo trasmetterle fiducia e comprensione. In quel momento necessitava solo di quello.

"Draco, ti amo." 

Fu un sussurro. Un leggero vento primaverile che scompigliò i miei pensieri. Il classico battito d'ali della farfalla che scatena un uragano dall'altra parte del mondo.

La strinsi più forte.

"Ti amo anche io, Granger."  E, con un sorriso, appoggiai le mie labbra sulle sue.

Lei si staccò dolcemente da me e andò a stendersi. Le diedi un leggero bacio sul naso e mi allontanai dal suo ufficio.

Le ore trascorrevano lente. Sembravano giorni. Sembravano mesi.

D'un tratto vidi un camino accendersi e da lì spuntò la rossa con i due piccoli potter.

La piccola corse verso di me, saltandomi in braccio. La presi al volo con un sorriso.

"Principessa!" poi mi rivolsi a Ginny e al bambino. "Piccola peste! Ginny! Cosa ci fate qui?"

"Ho portato i bambini a prendere un gelato prima che facesse buio, poi sono passata per ringraziarti, Draco. E' molto gentile la tua offerta." mi disse Ginevra sorridendo.

"Ma scherzi, Ginny? Per me è un piacere! Così posso passare più tempo con la mia principessa e con questo valoroso cavaliere!" risposi prendendo in braccio anche il bambino. 

Lily si era accucciata sulla mia spalla, mentre James mi scompigliava i capelli. 

Persi non so quanto tempo ad osservare i due pargoli che stavo stringendo così affettuosamente, che sobbalzai quando sentii Ginny parlare.

"Hermione è qui?"

"Si, nel suo ufficio. Sta dormendo, però. Ti prego di non svegliarla. Era molto stanca." 

"Va bene tranquillo." sorrise.

Le dissi che, se avessero voluto, avrebbero potuto iniziare ad andare a casa mia. Avevo già avvisato le domestiche e fatto preparare le stanze.

Ginny accettò sorridendo e mi disse che ci saremmo rivisti lì. Prese con sé i bambini e scomparve in uno dei camini.

Io tornai al mio lavoro, controllando i vari corridoi del Ministero, ma fortunatamente tutto sembrava tranquillo.

Tutto finché non arrivò Luna Lovegood.

Petrichor        || Dramione ||Where stories live. Discover now